Entro dieci anni sei milioni di lavoratori potrebbero essere sostituiti dall’Intelligenza artificiale: a rischio contabili, bancari e statistici
Secondo uno studio Censis Confcooperative altri 9 milioni potrebbero integrare l’IA con le loro mansioni. Il grado di esposizione aumenta con il crescere del livello di istruzione: penalizzate le donne
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I punti chiave
- Le dieci professioni più esposte alla sostituzione e quelle più complementari
- Il 54% dei lavoratori con un’istruzione superiore è considerato ad alto rischio di sostituzione
- Il divario con l’Europa
- In ricerca sviluppo investiamo l’1,33% del Pil contro il 2,33% della Ue
- Previsioni occupazionali al 2030: il 27% delle ore lavorate sarà automatizzato
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Da qui al 2035 sono 15 i milioni i lavoratori italiani esposti all’impatto dell’Intelligenza artificiale, in particolare 6 milioni sono a rischio sostituzione, mentre 9 milioni potrebbero integrare l’IA con le loro mansioni. Il Focus Censis Confcooperative “Intelligenza artificiale e persone: chi servirà chi?” evidenzia che il grado di esposizione alla sostituzione o complementarità aumenta con il crescere del livello di istruzione, e che per questa ragione le donne sono più esposte degli uomini. Si attende, dunque, un acuirsi del gender gap. Ma l’IA rappresenta potenzialmente anche grandi opportunità, ad esempio di incremento della produttività e si calcola che porterà in dieci anni una crescita del Pil fino a 38 miliardi, pari al +1,8per cento.
Le dieci professioni più esposte alla sostituzione e quelle più complementari
Le professioni più esposte alla sostituzione nell’arco del decennio per effetto dell’IA, secondo questo report, sono quelle intellettuali automatizzabili: in cima matematici; contabili;, tecnici della gestione finanziaria; tecnici statistici; esperti in calligrafia; economi e tesorieri. Seguono periti, valutatori di rischio e liquidatori; tecnici del lavoro bancario; specialisti della gestione e del controllo delle imprese private e pubbliche.
Tra le professioni ad alta complementarità con l’IA figurano i direttori e dirigenti della finanza ed amministrazione; direttori e dirigenti dell’organizzazione, gestione delle risorse umane e delle relazioni industriali; notai; avvocati, esperti legali in enti pubblici; magistrati; specialisti in sistemi economici; psicologi clinici e psicoterapeuti; archeologi, specialisti in discipline religiose.
«Questi dati dimostrano come il paradigma vada subito corretto: la persona va messa al centro del modello di sviluppo con l’intelligenza artificiale al servizio dei lavoratori e non viceversa», secondo il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini
Il 54% dei lavoratori con un’istruzione superiore è considerato ad alto rischio di sostituzione
Il grado di esposizione alla sostituzione o complementarità aumenta con l’aumentare del livello di istruzione, considerando che nella classe dei lavoratori a basso rischio il 64% non raggiunge il grado superiore di istruzione e solo il 3% possiede una laurea. Per quanto riguarda le professioni ad alta esposizione di sostituzione, la maggior parte dei lavoratori (54%) hanno un’istruzione superiore e il 33% un diploma di laurea. Al contrario i lavoratori che più vedranno l’ingresso complementare delle IA nei processi produttivi posseggono una laurea (59%) mentre sono il 29% quelli con un diploma superiore


