Entro marzo il responso sul potenziamento del Trans Adriatic Pipeline
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di Vincenzo Rutigliano
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Decisione entro marzo per il raddoppio, da 10 a 20 miliardi di metri cubi, della portata del gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline) che, dal confine greco-turco attraversa l’Albania, “sbuca” sulle spiagge della marina di Melendugno, sulla costa salentina, e immette nella rete nazionale il gas proveniente dal maxi giacimento di Shah Deniz, nel settore azero del Mar Caspio.
A marzo si concluderà la verifica sull’effettivo interesse del mercato – sia degli operatori “shipper” primari già contrattualizzati con Tap che dei consumatori – a raddoppiare o meno le quantità di gas azero finora trasportate dal gasdotto, in tutto 30 miliardi di metri cubi a partire dal 31 dicembre 2020, quando è entrato in esercizio: 24 miliardi di metri cubi distribuiti in Italia, gli altri 6 in Grecia e soprattutto in Bulgaria che ha così potuto cominciare ad affrancarsi dal gas russo da cui dipendeva totalmente. Numeri che confermano quanto il gasdotto – costato nel tratto italiano 400 milioni – sia strategico e da potenziare. Operazione che non richiede nuovi investimenti sui tubi, predisposti sin dall’inizio per aumentare la propria portata, ma sul potenziamento delle stazioni di compressione del gas esistenti al confine greco-turco, dove Tap lo riceve da Tanap (Trans Anatolian Pipeline). Entro marzo si conoscerà la decisione del consorzio Tap e dei suoi 5 soci (tutti al 20%), ovvero gli azeri di Socar, l’inglese Bp, l’italiana Snam, la belga Fluxys e la spagnola Enagàs (non ci sono più gli svizzeri di Axpo). Se il raddoppio si farà occorrerà poi mettere mano, insieme agli interventi strutturali sulle stazioni di compressione, agli adeguamenti amministrativi, normativi e ai permessi nei 3 paesi coinvolti (Grecia, Albania, Italia).
Il raddoppio del gasdotto – che sinora ha portato al 15% del fabbisogno italiano il peso del gas azero importato, riducendo al 3% quello russo – è funzionale anche a quella sorta di corridoio Sud del gas che, attraverso i Balcani, la Ue aveva disegnato già tanti anni fa e che si va lentamente completando con altre tessere. A cominciare dalla Macedonia del Nord e dalla Serbia, dove a Nis è stato inaugurato,da poco, l’interconnettore tra le reti di gas di Bulgaria e Serbia. Anche se non riguarda direttamente Tap, l’interconnettore aumenta la capacità di penetrazione di questo corridoio energetico verso il Sud Europa, coinvolgendo pure la Serbia, il paese più resistente ad allinearsi a questa politica energetica Ue proprio perché tradizionalmente legata alla Russia. Questa infrastrutturazione energetica dovrà poi proseguire nei Balcani, a cominciare da Kosovo e Albania ma solo per la parte attraversata dal Tap. Sono perciò allo studio forme di integrazione tra le due reti future e la realizzazione di una grande centrale a gas, in Albania, in grado di sostenere la produzione di energia elettrica destinata al Kosovo.
