lettera al risparmiatore

Equita, l’obiettivo è diversificare il business. Focus sull’investment banking

Il gruppo, storicamente conosciuto per l’intermediazione di titoli, vuole differenziare la sua attività. Il settore dell’M&A però, a causa del Covid 19, è in frenata. Un contesto che non allarma il gruppo il quale afferma che le operazioni in portafoglio mostrano la sua resistenza alla crisi.

di Vittorio Carlini

6' min read

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Spingere, pur restando essenziale l’attività d’intermedizione, sull’Alternative asset management e (soprattutto) l’Investment banking. Il tutto all’interno di una sempre maggiore diversificazione dell’attività. È uno dei punti cruciali nell’espansione di Equita Group.

L’oggetto sociale

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La strategia, per meglio essere compresa, richiede di ricordare l’oggetto sociale del gruppo. La società, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, divide il business in tre aree. La prima, attività “storica” dell’azienda, è il cosiddetto “Global market”. Appanaggio di esso sono la compravendita di strumenti finanziari (sia per conto terzi che come “proprietary trading”) il market making e il ruolo di specialist. La seconda, invece, è l’ “Alternative asset management”. Qui troviamo, da un lato, il co-sviluppo e gestione di prodotti per clienti istituzionali; e, dall’altro, il lancio, e conseguente “management”, di soluzioni d’investimento in asset illiquidi.

Infine: l’“Investment banking”. Ad essa si riconducono diverse attività: dall’M&A fino all’equity e debt capital market.

Investment banking

Ciò detto un focus del gruppo, anche al fine di diversificarsi, è per l’appunto sulla banca d’investimento. Equita di recente ha acquisito il 70% di K Finance (il rimanente 30% verrà regolato mediante opzioni put & call dal 2024). Si tratta di una boutique di corporate finance, specializzata nella consulenza per l’M&A, che potrà contribuire proprio alla crescita nell’investment banking. In che modo? Ad esempio con il cross-selling dei prodotti di Equita alla clientela di K Finance. Senza dimenticare, poi, che quest’ultima opera soprattutto con imprese private mentre Equita è conosciuta per l’attività sulle aziende quotate.

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Il risparmiatore esprime un dubbio. Viene sottolineato infatti che ogni operazione, compresa quella con k Finance, ha in sé il rischio d’esecuzione.

Equita non condivide il timore. La società in primis ricorda di avere efficacemente completato, nel 2018, l’acquisizione del ramo d’azienda Brokerage e Market Making di Nexi. Un’operazione che, dal punto di vista tecnologico e organizzativo, era ben più complessa dell’attuale. Il risultato positivo raggiunto in quell’occasione, dice sempre il gruppo, mostra la sua capacità nell’integrare nuove realtà. Inoltre Equita, rammentando come l’investment banking sia un’attività focalizzata sulle persone, afferma da una parte di conoscere bene le competenze e l’approccio imprenditoriale in K Finance: e, dall’altra, che le figure apicali di quest’ultima hanno mantenuto le loro funzioni. In un simile contesto Equita non rileva alcun particolare problema sul tema in oggetto e ribadisce che si tratta di un’operazione accrescitiva. Il deal, secondo le stime aziendali, dovrebbe contribuire all’incremento del 9%, sui dati pro forma del 2021, dell’utile per azione consolidato.

La stragegia

Ma non è solo K Finance. La società, nell’investment banking, vuole proseguire nell’espansione su diversi fronti. Tra questi va ricordato un duplice focus. Il primo riguarda il cosiddetto M&A. Qui Equita punta a crescere nel mondo delle fusioni e delle acquisizioni. La seconda priorità invece, anche in forza della sua storica “vicinanza” ai mercati, è sul cosiddetto equity capital market. Vale a dire: i servizi e le soluzioni (ad esempio il collocamento in Borsa) che permettono ad un’impresa di raccogliere capitale azionario. Riguardo, invece, al debt capital market (cioè l’attività legata alla raccolta del capitale di debito per le aziende)? Il settore è anch’esso importante. Tuttavia si tratta di un business considerato più di nicchia.

I TRIMESTRI A CONFRONTO

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La frenata nell’M&A

Sennoché il risparmiatore sottolinea un aspetto: nel primo semestre del 2020 il mercato mondiale dell’M&A, e quello italiano, sono stati impattati dalla pandemia. Il dubbio è che questa situazione limiti lo sviluppo dell’investment banking delle istituzioni finanziarie, compresa Equita. La società, pure conscia della situazione, si dice fiduciosa. Dapprima perchè, è l’indicazione, si tratta di un business per lei relativamente giovane e quindi c’è spazio per crescere. Inoltre perchè la sua diversificazione dei prodotti, maggiore di quella della concorrenza, le consente più resistenza alla crisi. Poi perchè, afferma sempre la società, le sue caratteristiche d’indipendenza e vicinanza ai mercati sono un duplice appeal che la clientela apprezza. Infine perchè le operazioni in portafoglio mostrano come, nonostante il difficile contesto, la sua attività abbia un andamento resiliente. A fronte di ciò Equita, confermando al 2022 l’obiettivo di circa 75 milioni di ricavi, ribadisce (sempre per il 2022) l’incremento al 40-45% del peso dell’investment banking sui ricavi stessi (a fine 2019 l’incidenza era del 31%).

EVOLUZIONE DEI RICAVI

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La gestione di asset alternativi

Fin qui alcune considerazioni sulla banca d’investimento. Il gruppo tuttavia, anche nell’ottica della diversificazione, punta all’espansione dello stesso “Alternative asset management”. Attraverso quali mosse? Un primo aspetto è quello di aumentare i clienti istituzionali, di cui Equita gestisce le soluzioni finanziarieco-sviluppate con il cliente stesso.

Altro livello, invece, è la realizzazione di nuovi prodotti che investono in asset illiquidi. Così, entro l’anno, verrà lanciato il secondo fondo di private debt. La raccolta è stimata fino al massimo di circa 200 milioni. Nel primo closing l’obiettivo è raggiungere intorno ai 100 milioni. A fianco di questo fondo è poi previsto, sempre nel 2020, il lancio (insieme ad un partner) di un Eltif . Il fondo, che investe in aziende quotate e non, avrà una capienza fino a 140 milioni. Insomma: Equita punta non solo alla sua diversificazione complessiva, spingendo l’ “Alternative asset management”, ma vuole anche articolare maggiormente le tipologie di prodotti nell’ottica di creare nuove linee di business.

EVOLUZIONE DEI COSTI

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Le masse in gestione

Già, il business. Riguardo al primo trimestre del 2020 va sottolineato che proprio gli asset in gestione sono calati. Alla fine dello scorso esercizio gli “Asset under management” (AuM) si erano assestati sul miliardo mentre tre mesi dopo gli AuM valevano 851 milioni. Il calo fa storcere il naso al risparmiatore il quale teme possa susstisre un tema più strutturale. Equita, rimarcando che si tratta di una dinamica contingente, non condivide il disappunto. L’andamento, viene spiegato, è in larga parte conseguenza dell’effetto mercato, dovuto al calo dei listini tra febbario e marzo. I deflussi, invece, sono stati contenuti. Al di là di questo Equita, da una parte, sottolinea che, allo stato attuale, i mercati si sono ripresi; e dall’altro che la redditività dei nuovi fondi, di cui è previsto il lancio entro il 2020, è maggiore rispetto agli altri prodotti. Di conseguenza la marginalità ne trarrà beneficio. Ciò detto Equita conferma l’obiettivo, al 2022, di circa due miliardi di asset in gestione.

LA REDDITIVITÀ DEL CAPITALE

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L’intermediazione sui mercati

Dall’ “Alternative asset management” al “Global market”. È l’attività “storica” di Equita che, al 31/3/2020, è contraddistinta dal’8,9% dei volumi intermediati per terze parti sull’Mta e dal 6,9% di quota di mercato delle obbligazioni trattate sui listini del Mot. Si tratta di percentuali che pongono Equita al primo posto tra i broker indipendenti. Al di là di ciò anche in questo settore risuona il leit motiv della diversificazione. Cioè il gruppo punta allo sviluppo di ulteriori prodotti: dai derivati alle opzioni fino alla maggiore espansione nel reddito fisso. Un focus, inoltre, è sull’offerta di servizi. Tra questi, unitamente al miglioramento tecnologico delle piattaforme operative, c’è l’attività dei ricerca ed analisi finanziaria. La strategia in oggetto richiede, evidentemente, continui investimenti. Tanto che, ad esempio, circa un terzo dei costi operativi, al netto degli oneri del personale, è in media riconducibile all’innovazione tecnologica.

I costi operativi

Lo sforzo si riflette inevitabilmente sull’indicatore del Cost/income (rapporto tra costi e ricavi) il quale, al 31/3/2020, si è assestato al 79%. Un valore da considerarsi elevato. Equita rigetta la valutazione. La società dice che, rispetto alla sua attività, il Cost/income non è così significativo. L’indicatore cui guarda il mercato è il “Compensation to revenues”. Questo, è l’indicazione, al 31 marzo scorso era al 46%. Vale a dire un dato basso e inferiore a quello della concorrenza. Peraltro, conclude Equita, la società da un lato ha un Rote alto (14%) e dall’altro il Total capital ratio al 22%.

DOMANDE & RISPOSTE

D:Quali le prospettive sul 2020?

R:Il gruppo, da un lato, conferma il target di 5,4 miliardi di utile netto; ma dall’altro stima, allo stato attuale, circa 150 milioni di impatto negativo legato ai cambi sempre sull’utile netto. Inoltre la società indica, al picco della pandemia, un incremento del capitale circolante di circa 2 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2019. L’incremento, a fine del 2020 e rispetto ad un anno prima, dovrebbe assestarsi intorno al miliardo

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