Eredità digitale, dal Notariato un decalogo per tutelare beni e diritti virtuali
Le linee guida puntano a sensibilizzare i cittadini sul tema, invitandoli ad agire nei tempi giusti per evitare di ritrovarsi a gestire controversie rischiose e dispendiose
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Non solo immobili, conti in banca e beni materiali preziosi. Da quando la tecnologia è entrata nella routine quotidiana, rivoluzionando la gestione della vita e del lavoro, anche il concetto di eredità si è naturalmente evoluto. Fino a includere, oltre alle categorie tradizionali, anche un repertorio di beni digitali - fatto di dati, account, contenuti postati sui social, blog e investimenti fatti in rete -, che occorre tutelare per tempo. Necessità a cui ha pensato il Consiglio nazionale del Notariato che, per informare i cittadini sul tema, ha pubblicato sul sito (www.notariato.it) un decalogo aggiornato alla luce delle ultime novità legislative.
Cos’è l’eredità digitale
Quando si parla di eredità digitale si fa riferimento tanto alle risorse offline quanto alle risorse online. Del primo gruppo fanno parte oltre a file, software e documenti informatici creati o acquistati dal defunto, anche nomi a dominio legati a siti web. Nel secondo, invece, sono incluse tutte quelle risorse create tramite account (che sia di posta elettronica, social network, di natura finanziaria o utilizzato per accedere a e-commerce e servizi di pagamento elettronico). A completare il pacchetto, anche le criptovalute, considerate a tutti gli effetti beni digitali con valore economico. Il supporto di memorizzazione - fisico, quindi pc, smartphone, tablet o virtuale, cloud oppure drive - non fa la differenza.
Non rientrano, invece, nelle due categorie i beni piratati, i contenuti concessi in licenza (e per i quali si paga un canone, come il profilo Spotify o Netflix), gli account di firma elettronica e di identità digitale (lo Spid). Non solo: anche le password restano escluse dall’eredità digitale e la scelta di cederle a qualcuno non significa automaticamente lasciargli le risorse che proteggono.
Se il defunto, però, decide consapevolmente di affidarle a una persona di fiducia, può farlo ricorrendo al mandato post mortem, uno strumento riconosciuto dal diritto per dati e risorse digitali con valore affettivo, familiare e morale (come fotografie o video): le credenziali passano alla persona designata, con una serie di indicazioni a corredo (ad esempio, distruggerle o passarle ai soggetti debitamente indicati).
In alternativa, il testamento resta lo strumento chiave per salvaguardare diritti e interessi digitali (stabilendo, ad esempio, la possibilità o meno di accedere ai dati e chi possa farlo o meno tramite computer e dispositivi vari). E rivolgersi al notaio la strada migliore per districare le complessità e i rischi di oneri delicati da governare.

