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Eredità digitale, dal Notariato un decalogo per tutelare beni e diritti virtuali

Le linee guida puntano a sensibilizzare i cittadini sul tema, invitandoli ad agire nei tempi giusti per evitare di ritrovarsi a gestire controversie rischiose e dispendiose

di Camilla Curcio

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4' min read

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Non solo immobili, conti in banca e beni materiali preziosi. Da quando la tecnologia è entrata nella routine quotidiana, rivoluzionando la gestione della vita e del lavoro, anche il concetto di eredità si è naturalmente evoluto. Fino a includere, oltre alle categorie tradizionali, anche un repertorio di beni digitali - fatto di dati, account, contenuti postati sui social, blog e investimenti fatti in rete -, che occorre tutelare per tempo. Necessità a cui ha pensato il Consiglio nazionale del Notariato che, per informare i cittadini sul tema, ha pubblicato sul sito (www.notariato.it) un decalogo aggiornato alla luce delle ultime novità legislative.

Cos’è l’eredità digitale

Quando si parla di eredità digitale si fa riferimento tanto alle risorse offline quanto alle risorse online. Del primo gruppo fanno parte oltre a file, software e documenti informatici creati o acquistati dal defunto, anche nomi a dominio legati a siti web. Nel secondo, invece, sono incluse tutte quelle risorse create tramite account (che sia di posta elettronica, social network, di natura finanziaria o utilizzato per accedere a e-commerce e servizi di pagamento elettronico). A completare il pacchetto, anche le criptovalute, considerate a tutti gli effetti beni digitali con valore economico. Il supporto di memorizzazione - fisico, quindi pc, smartphone, tablet o virtuale, cloud oppure drive - non fa la differenza.

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Non rientrano, invece, nelle due categorie i beni piratati, i contenuti concessi in licenza (e per i quali si paga un canone, come il profilo Spotify o Netflix), gli account di firma elettronica e di identità digitale (lo Spid). Non solo: anche le password restano escluse dall’eredità digitale e la scelta di cederle a qualcuno non significa automaticamente lasciargli le risorse che proteggono.

Se il defunto, però, decide consapevolmente di affidarle a una persona di fiducia, può farlo ricorrendo al mandato post mortem, uno strumento riconosciuto dal diritto per dati e risorse digitali con valore affettivo, familiare e morale (come fotografie o video): le credenziali passano alla persona designata, con una serie di indicazioni a corredo (ad esempio, distruggerle o passarle ai soggetti debitamente indicati).

In alternativa, il testamento resta lo strumento chiave per salvaguardare diritti e interessi digitali (stabilendo, ad esempio, la possibilità o meno di accedere ai dati e chi possa farlo o meno tramite computer e dispositivi vari). E rivolgersi al notaio la strada migliore per districare le complessità e i rischi di oneri delicati da governare.

Infine, quanto agli account, vi sono servizi sul web che consentono di creare profili commemorativi, legittimare o impedire la diffusione di dati, disattivare o chiudere completamente la pagina - distruggendo definitivamente tutto il materiale - dopo aver segnalato il decesso dell’utente. Una tra tutti, la funzione che permette di selezionare un «contatto erede», dando al prescelto la chance di esercitare alcuni diritti morali, affettivi e familari. Seppur non sempre in linea con i desiderata del defunto, soprattutto riguardo a beni digitali di valore economico e patrimoniale.

Il nodo legislativo

In Italia, la definizione del quadro giuridico sull’eredità digitale continua a essere un work in progress ancora incerto: così come in Europa, infatti, nel nostro Paese non esiste una vera e propria legge che fissi delle regole da seguire. Ecco perché pianificarne il passaggio nei tempi giusti è essenziale per garantire la salvaguardia di interessi sia di natura economica sia personale, morale e familiare: molto spesso, infatti, i provider che danno accesso a servizi e piattaforme online non hanno una sede sul territorio nazionale (e, di frequente, neppure su quello europeo) e questo, in assenza di linee guida specifiche, potrebbe generare pericolose (e dispendiose) controversie internazionali.

Il decalogo del Notariato

Le dieci regole fissate dai Notai (che dal 2007 puntano i riflettori sul tema) vogliono sensibilizzare il pubblico, sottolineando il valore di passaggi e dettagli essenziali.

1) Non esiste una legislazione specifica, quindi è importante pianificare il passaggio dell’eredità digitale;

2) Le password non fanno parte dell’eredità digitale, ma sono chiavi d’accesso che vanno custodite e aggiornate;

3) Le password e le indicazioni su cosa fare in caso di decesso si possono affidare a una persona di fiducia attraverso il mandato post mortem o tramite testamento;

4) Affidare la password a qualcuno non vuol dire attribuire la risorsa cui essa dà accesso;

5) Sono esclusi dalla successione i beni piratati, quelli concessi in licenza, gli account di firma elettronica e di identità digitale;

6) Le criptovalute sono beni digitali di valore economico;

7) Un conto online è l’estensione virtuale di un conto reale e gli eredi possono quindi reclamare quanto spetta loro attraverso i canali tradizionali;

8) Spesso le società che danno accesso ai servizi online risiedono all’estero, quindi si rischiano controversie internazionali se non si esprimono disposizioni sull’eredità digitale;

9) Alcuni servizi permettono di indicare un «contatto erede», altri invece in caso di morte prevedono l’eliminazione di tutti i dati;

10) In caso di dubbio, affidatevi al vostro notaio di fiducia.


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