I prezzi nelle aste iniziarono a salire vertiginosamente e così si iniziò da una parte a certificare i veicoli più pregiati e dall’altro ad architettare frodi anche raffinate.
Si è andati avanti tra alti e bassi delle quotazioni che non hanno mai scoraggiato speculatori con pochi scrupoli e falsari veri e propri. Tanto più che è oggettivamente difficile ricostruire le vita di un veicolo nei decenni antecedenti agli anni Ottanta, fra documenti frammentari della fabbrica o di manutenzioni, modifiche, passaggi di proprietà e incidenti dagli esiti non chiari. Così si è creato tanto spazio per chi, partendo da un telaio di una serie normale, ha clonato la corrispondente versione rarissima e l’ha messa sul mercato, trovando anche facilmente un compratore non necessariamente sprovveduto.
Le prime denunce
Verso la fine dello scorso decennio, si è passati dai mugugni diffusi (con riscontri qua e là nelle cronache giudiziarie) a denunce pubbliche, incentivate non solo dall’interesse di costruttori e sponsor a tutelare i propri marchi e dei collezionisti virtuosi ad avere un mercato trasparente: c’è stata anche una crescente contrapposizione di interessi fra gli enti già abilitati dal Codice della strada a riconoscere la “storicità” di un veicolo e quelli istituiti più di recente e in cerca di un ruolo più importante. Si sono moltiplicate le cautele dei costruttori e i corsi per certificatori.
Il Registro Mille Miglia
Si può anche citare il caso del Registro Mille Miglia: per garantire il più possibile che i veicoli ammessi all’annuale “rievocazione” della storica corsa siano davvero gli stessi che hanno corso le edizioni di quando era una gara di velocità, è diventato obbligatorio iscrivervisi, dopo aver passato un “esame”. Inoltre, quasi tutti i “tesori” di molti decenni fa rimasti a lungo sconosciuti o ritenuti perduti sono stati ritrovati. Dunque è ormai improbabile ritrovarne altri. E i modelli più recenti sono più facilmente tracciabili. Per chi può, ci sono pure analisi scientifiche su metalli e saldature.
Parrebbe un quadro tranquillizzante, ma denunce e polemiche sembrano dimostrare che nemmeno le recenti cautele non sono bastate a far sì che tutte le certificazioni siano firmate da persone competenti e integerrime. Si dice che restino in giro tante contraffazioni del passato non ancora emerse e il rischio di comprare un falso fa ancora paura.

Auto sotto sequestro: Lamborghini Diablo (primo piano) e Chevrolet Corvette C1 (sullo sfondo)
La condanna
Non paiono esserci particolari legami tra questi rischi e la regolarità fiscale dell’acquisto. Lo dimostra il caso del commerciante condannato in primo grado un anno fa (si attende l’appello) a ben sette anni e cinque mesi, con confisca di beni. Era stato scoperto dalla Guardia di finanza di Genova, che gli aveva contestato un’evasione per 4,5 milioni di euro su 39 compravendite di auto e moto dal 2013 al 2018 (si veda Il Sole 24 Ore del 10 agosto 2020). Dalle indagini era emersa anche qualche prassi commerciale disinvolta, ma i mezzi erano generalmente autentici e in buono stato. Tanto che 21 vetture sono state esposte temporaneamente al Museo dell’Automobile di Torino, nel 2020.