Finanza sostenibile

Esg, ecco perché le aziende sostenibili falliscono di meno

È quanto emerge da uno studio dell’Università della Sapienza dove sono state analizzate 3.331 aziende quotate in 79 Paesi nel periodo 2000-2016

di Vitaliano D'Angerio

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ESG e rating creditizio: le sfide da affrontare

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Più l’azienda abbraccia con convinzione le strategie Esg, minore è la probabilità di fallire. A questa conclusione giunge uno studio dell’Università La Sapienza di Roma e realizzato da Marina Brogi, Valentina Lagasio e Pasqualina Porretta dal titolo: Be good to be wise (Essere buoni per essere saggi). Le docenti hanno analizzato, in base a un modello di scoring Esg, 3.331 aziende quotate in 79 Paesi nel periodo 2000-2016, attive in differenti settori industriali. I punteggi sono stati messi poi in relazione a due metodologie (Altman Z-Score e Distance to Default) utilizzate per valutare il merito di credito delle aziende e dunque le probabilità di default.

Nello studio viene sottolineato che «il fallimento nella gestione delle questioni Esg può comportare tra le altre conseguenze una reputazione negativa, rischi di comportamento scorretto, errori di prezzo e difficoltà di sviluppo dell’azienda». E viene aggiunto: «Allo stesso modo, una minore fiducia degli investitori e del mercato potrebbe portare a problemi di liquidità, aumento dei costi finanziari, difficoltà ad ottenere facilitazioni bancarie».

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Aziende e banche

Un quadro non proprio brillante per le aziende che snobbano le tematiche della sostenibilità. Dall’altra parte, lo studio conferma che il monitoraggio dei rischi Esg è molto utile per le banche. «L’inclusione da parte delle banche di elementi che consentano di misurare l’attenzione ai fattori Esg delle imprese consente di migliorare la qualità del portafoglio crediti», sottolinea Marina Brogi che è professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari oltre a essere presente nei consigli d’amministrazione di importanti società quotate.

Ecco dunque l’importanza del fattore sostenibilità per il mondo del credito: «Se una banca punta su aziende che hanno abbracciato in maniera convinta la sostenibilità, avrà dunque scelto imprese più affidabili», ribadisce la docente della Sapienza.

La Commissione europea

La sostenibilità diventa così sempre più importante. Una sorta di bussola per gestori e banchieri. «La Commissione europea sta cercando di mettere tutti sulla strada della sostenibilità – ricorda Brogi –. Ci sono due principali direttrici. Una è quella dei fondi di investimento regolati dalla normativa Sfdr sulla trasparenza della finanza sostenibile, oltre che dalla Mifid per la collocazione dei prodotti finanziari alla clientela.

L’altra direttrice riguarda appunto le banche sottoposte al green asset ratio e al climate stress test. In prospettiva però la Commissione sta valutando anche i temi della tassonomia sociale». Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi sul versante di Bruxelles ma ormai sembra assodato che banche e imprese con l’Esg dovranno fare i conti.

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