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dal nostro corrispondente Alberto Magnani
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“Un confronto/dialogo tra epoche storiche, tra passato e contemporaneo: da questi presupposti nasce “Etruschi del Novecento”, la mostra che si articolerà in due spazi espositivi (e due tappe complementari), il Mart di Rovereto fino al 16 marzo 2025 e la Fondazione Luigi Rovati di Milano dal 2 aprile al 3 agosto”.
Il progetto promosso dai due musei e curato da Lucia Mannini, Anna Mazzanti, Giulio Paolucci e Alessandra Tiddia, si snoda attraverso più di 200 opere - provenienti da collezioni pubbliche e private, musei archeologici, e anche appartenenti ai patrimoni degli enti organizzatori - in un dialogo, appunto, tra arte moderna e reperti archeologici, oltre a documenti, libri, foto, riviste, mappe, video.
Partendo dall’interesse che nel Novecento si sviluppò ulteriormente nei confronti dell’età etrusca, in particolare dopo la scoperta, nel 1916, dell’Apollo di Veio. Un ritrovamento che diede vita al periodo che fu definito “rinascenza etrusca” e che nei decenni successivi, in particolare in seguito alla realizzazione di due grandi mostre nel ’55 e nell’85, divenne proprio una “etruscomania”, che interessò e ispirò artisti contemporanei, oltre a designer, orafi, il mondo letterario (a partire da d’Annunzio), del cinema e della moda.
Influenze, dunque, dell’arte etrusca (che si caratterizza per stile “denso, sintetico, sincero, primitivo”) su quella del Novecento, che coinvolge grandi nomi, anche a livello internazionale, e si sviluppa attraverso varie forme, prese in esame dall’esposizione. Con sguardi su tecniche e stili, appunto, cui si ispirarono gli artisti del secolo scorso, come le varie sezioni della mostra sottolineano: dai volti di terracotta ai buccheri, ovvero la tradizionale ceramica nera utilizzata per i vasi, dai canopi (usati per contenere le ceneri dei defunti e caratterizzati da un coperchio a forma di testa) ai recumbenti, le figure sdraiate su un fianco, che si trovano su coperchi di urne o sarcofagi.
Archeologia e contemporaneità che si incontrano nella prima esposizione, in corso al Mart: a dialogare - in un confronto che, come evidenziato dai promotori, non si limita alle somiglianze, ma è fondato su documenti e dichiarazioni degli stessi artisti - sono, quindi, i reperti dell’antica civiltà e la creatività di grandi autori come Michelangelo Pistoletto che, con “L’Etrusco”, introduce il percorso, o come Picasso. E poi Campigli, Marini, Martini, Alberto e Diego Giacometti, Manzù, passando per il bozzetto per la XIX Biennale di Venezia realizzato da Marcello Nizzoli, ispirato all’Apollo di Veio, gli orecchini di Fausto Melotti e i gioielli firmati da Arnaldo Pomodoro, le ceramiche e persino le decorazioni per i guanti di gomma disegnate da Gio Ponti, fino alle chimere, protagoniste di un dipinto realizzato da Mario Schifano su una grande tela, nel corso della performance del 1985 a Firenze.