Verso il 9 giugno

Europee, parte la lista di scopo di Bonino con i centristi. Ma senza Calenda

Più Europa verso la conta sulla proposta della leader, il presidente Pizzarotti pronto a uscire e a candidarsi con Azione. Sì dalla renziana Italia Viva, dal Psi e dai Libdem di Marcucci

di Emilia Patta

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(Ansa)

3' min read

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L’appello di Emma Bonino lanciato a Roma il 24 febbraio scorso per una lista europea di scopo è destinato ad essere raccolto a metà. Rinunciare ai simboli e alla candidatura in prima persona dei vari leader per riunirsi in nome della macroniana Renew Europe? La renziana Italia Viva conferma il suo sì, così come il piccolo gruppo del Libdem europei che si raccoglie attorno ad Andrea Marcucci e i Socialisti di Enzo Maraio. Mentre Carlo Calenda appare fermo nel suo niet a una lista che lo riporti assieme a Matteo Renzi dopo il fallimento del partito unico del Terzo polo e la separazione dei gruppi parlamentari Azione/Italia Viva.

Il no di Calenda, che corre da solo, e la cautela di Renzi, che attende Più Europa

La conferma della decisione di Calenda di tentare la corsa solitaria per superare lo sbarramento del 4% previsto dalla legge elettorale per le europee è l’annuncio dela candidatura nelle liste di Azione del fondatore di Nos Alessandro Tommasi. «Azione correrà con il suo simbolo, con “Siamo europei”, con cui ci siamo già presentati nel 2019 (allora nelle liste del Pd, ndr), in cui ci saranno anche i repubblicani e i liberali. No a liste di scopo con tutti dentro. Di sicuro non faremo una lista che mette insieme tutto e di più, con Italia Viva, perché con loro si è rotto il percorso del Terzo polo e, al di là delle responsabilità, ripresentarsi in questo modo agli elettori non sarebbe credibile», conferma in conferenza stampa rilanciando da parte sua l’idea di un «processo costituente dopo le europee per una grande area repubblicana».

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Ora la palla passa a Più Europa, che nelle prossime ore avvierà la discussione nella direzione del partito sulla proposta Bonino. Solo dopo il progetto “Stati Uniti d’Europa” potrà partire. Da qui la cautela di Matteo Renzi, che in attesa del via libera continua a muoversi in autonomia: è di queste ore l’annuncio della sua candidatura alle europee tramite la consueta e-news: «Mi candido alle elezioni europee e chiedo a tutti una mano. SI può pensarla in modo diverso sui territori o per le politiche. Ma stavolta occorre una voce forte per contare in Europa. Per cambiare l’Europa...»

La conta dentro Più Europa: i pesi interni e la questione del simbolo

La cautela di Renzi è giustificata dal fatto che il confronto interno a Più Europa comporta qualche rischio per Bonino e per il segretario Riccardo Magi, che con il deputato Benedetto Della Vedova è tra i più convinti sostenitori del progetto. L’ex sindaco grillino di Parma Federico Pizzarotti, ora presidente del partito e contrario come Calenda ad una lista in cui sia presente anche la renziana Italia Viva, controlla circa un terzo dei voti in direzione e potrebbe così bloccare non l’iniziativa politica della lista di scopo ma l’uso del simbolo. Anche per questo l’ipotesi a cui si lavora è appunto quella della lista unica senza i simboli dei partiti aderenti.

Il presidente Pizzarotti pronto a uscire e a unirsi ad Azione

Il clima in Più Europa è comunque frizzantino. Tanto che il “pizzarottiano” Piercamillo Falasca, che del partito è vicesegretario, ha bloccato sui social lo storico rappresentante radicale MarcoTaradash, naturalmente favorevole alla proposta Bonino. Dopo il voto di stasera in molti ipotizzano l’uscita dal partito di Pizzarotti verso Azione (per lui Calenda ha già pronta una candidatura da capolista). «Noi andiamo avanti perché pensiamo che l’unione di chi si riconosce nella stessa famiglia europea è politicamente giusta, pur nelle diversità dei vari partiti aderenti. E le porte resteranno aperte a chi si vorrà unire fino all’ultimo momento utile», dice il segretario Magi. Politicamente giusta, va aggiunto, ma anche politicamente conveniente, visto che stando ai sondaggi del momento nessuno dei principali soggetti in questione - Azione, Italia Viva e Più Europa - ha la certezza di superare la soglia del 4%.

L’appello di Magi: le porte resteranno aperte fino all’ultimo

Il riferimento di Magi alle porte aperte è naturalmente rivolto a Calenda, che tuttavia continua a tenere il punto sul no ad una lista che lo riporti con Renzi. «La base del partito è contraria, e io non posso andare in tv a dire che abbiamo scherzato...», conferma fuori dai riflettori. A meno di un ripensamento da parte di Calenda dell’ultima ora, si va dunque verso due liste appartenenti a Renew Europe. A parti invertite rispetto alle politiche del 2022, quando Calenda optò infine per l’unione con Renzi lasciando soli i radicali di Più Europa nella coalizione con il Pd di Enrico Letta. Allora l’unione di Azione e Italia Viva incassò circa l’8% dei voti degli elettori. Il sogno di Renzi è naturalmente quello di ripetere l’exploit con Più Europa, secondo la regola del “two is meglio che one”.

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