Eurovision Song Contest sempre più «politico». Ancora boom di ascolti
Ecco gli ultimi dieci qualificati alla finale: c’è la Finlandia (nel giorno del sì alla Nato). Eliminati Achille Laruo ed Emma Muscat. Duetto pacifista Mika-Pausini
di Francesco Prisco
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I punti chiave
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È ancora boom di ascolti per la seconda semifinale di Eurovision Song Contest: è stata seguita su Rai1 da 5 milioni 538 mila telespettatori pari al 27,7% di share. Si mantiene insomma alta l’attenzione del pubblico: gli ascolti sono perfettamente in linea con quelli della prima semifinale, seguita da 5 milioni 507 mila telespettatori pari al 27% di share.
Con l’Eurovision Song Contest la politica, ufficialmente, non c’entra mai eppure c’entra sempre. Ancora di più con la guerra in corso in Europa: la seconda semifinale ci regala così il duetto pacifista tra Mika e Laura Pausini sulle note di Sting e Patti Smith, ma anche la Finlandia che apre le danze nel giorno stesso in cui annuncia l’avvio delle procedure per entrare nella Nato, pezzi che alludono al lockdown, bandiere ucraine sventolate qua e là da questa o quella delegazione e pure la performance dell’Achille Lauro sammarinese che non deve essere piaciuta molto al patriarca Kirill, ammesso che l’abbia vista. E nemmeno al pubblico televotante che non l’ha televotata.
Le ultime dieci finaliste
Quanto al verdetto della gara, tra le 18 nazioni in concorso, raggiungono la finale Belgio, Repubblica Ceca, Azerbaigian, Polonia, Finlandia, Estonia, Australia, Svezia, Romania e Serbia. Nella serata di sabato 14 maggio affronteranno le «big five» Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Spagna, più Svizzera, Armenia, Islanda, Lituania, Portogallo, Norvegia, Grecia, Ucraina, Moldavia e Olanda, qualificatesi martedì scorso.
Si parte con la Finlandia (nel giorno della Nato)
Ironia della sorte, prima nazione a esibirsi è stata la Finlandia (in un giorno tutt’altro che banale per la sua storia) con The Rasmus, vecchia conoscenza rocchettara alle prese con la power ballad zuccherosa Jezebel. Michael Ben David, in forza a Israele, propone l’inno dell’auto-accettazione I.M, rara pacchianata techno. Il messaggio è: «Be proud of who you are». Salutista la serba Konstrakta che si igienizza le mani in habitat clericale sull’elettro-pop inquietante di In corpore sano. Quello che ci vuole dopo due anni di pandemia. L’Azerbaigian dispensa il pop patetismo di Nadir Rustamli (Fade to black).
L’eliminazione di Achille Lauro
Bello l’esperimento tra neo-prog e Brit pop dei Circus Mircus, in rappresentanza della Georgia con Lock me in (anche qui un riferimento al lockdown?). Comunque escono: il loro regno non è di questo mondo. Emma Muscat, ex Amici in quota a Malta, la butta sulla ballatona plasticosa (I am what I am). Esce pure lei. Attenzionata speciale era San Marino, dal momento che a rappresentarla c’era Achille Lauro a cavallo di un toro meccanico per Stripper, provocazione alla prima persona femminile. Ci scappa pure il bacetto al chitarrista: niente di troppo nuovo sotto il sole. Il pubblico internazionale evidentemente non gradisce e lo elimina. Subito dopo Achille Lauro c’è qualcuno più achillelauro di lui: è l’australiano Sheldon Riley che, dietro una maschera di cristallo, gorgheggia I’m not the same. È come se all’improvviso si palesasse la differenza tra un teatrante e un teatrante che sa cantare.






