Manovra 2025

Evasione fiscale e affitti brevi, dal Cin in dichiarazione risultati «aleatori»

La relazione tecnica alla legge di Bilancio prevede 88 milioni all’anno in più: dubbi della Corte dei conti. La norma sulle trasferte indurrà chi viaggia a chiedere la ricevuta, ma contro il nero servono più controlli sul campo

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I provvedimenti con cui il direttore delle Entrate approverà i modelli delle dichiarazioni dei redditi 2025 dovranno fare spazio a un’altra novità: il Cin, codice identificativo nazionale delle abitazioni destinate ad affitto breve. Lo stesso codice dovrà essere indicato anche nelle certificazioni uniche rilasciate dagli intermediari e dai portali che hanno applicato la ritenuta del 21%, oltre che nelle comunicazioni inviate dagli intermediari che non incassano i canoni (come previsto dal Dl 50/2017).

Anche sul fronte delle locazioni brevi, insomma, il disegno di legge di Bilancio punta sulla tracciabilità delle operazioni – se non dei pagamenti – e sull’incrocio dei dati. È evidente che se un intermediario certifica di aver applicato 210 euro di ritenute su 1.000 euro di canoni per un alloggio contraddistinto da un certo Cin, nella dichiarazione dei redditi le cifre riportate dal locatore dovranno “ritrovarsi”, e l’indicazione del codice renderà più semplice il riscontro del Fisco.

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Da questo nuovo adempimento la relazione tecnica stima 88 milioni di euro di maggiori entrate ogni anno. Non moltissimo, tutto sommato. D’altra parte, è logico aspettarsi che gli evasori fiscali non siano così sprovveduti da dichiarare nel modello Redditi o nel 730 somme inferiori a quelle incassate tramite gli intermediari che hanno anche applicato la ritenuta e inviato la certificazione al Fisco. E contro il nero incassato in contanti l’indicazione del Cin servirà a poco. Non a caso la relazione tecnica al Dl 14/2023, che ha introdotto il codice, non computava alcun incremento di gettito. Proprio per questo la Corte dei conti osserva che la stima delle maggiori entrate «presenta una certa aleatorietà», anche perché si basa su un elemento non troppo pertinente: l’abbattimento del tax gap verificatosi con l’introduzione per tutti gli affitti (non solo brevi e turistici) della cedolare secca tra il 2011 e il 2012.

La stessa Corte dei conti vede positivamente l’obbligo da parte dei Comuni di inviare alle Entrate i risultati dei propri controlli, così da consentire un affinamento delle analisi di rischio. Ma avverte che servono più verifiche sul campo, anche da parte della Guardia di finanza, per contrastare gli affitti in nero non intermediati dalle piattaforme come Airbnb o dalle agenzie.

Sul recupero dell’evasione dai servizi di alloggio – come ha sottolineato l’Upb – potrebbe agire la norma sulla tracciabilità delle spese per i soggiorni di lavoro, «in considerazione della sempre maggiore diffusione di attività di accoglienza non professionale e non imprenditoriale (cosiddetti bed & breakfast o case vacanze)».

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