Evasione Iva sui dati degli utenti: la procura di Milano indaga su X
Gdf e Entrate contestano il mancato pagamento di 12,5 milioni di imposta in sei anni
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Mancato versamento (e prima ancora omessa dichiarazione) dell’Iva sulla permuta dei dati degli utenti del social network. Lo “schema Meta” inaugurato dalla Procura della Repubblica di Milano contro l’elusione/evasione fiscale di Facebook - 877 milioni di euro di presunta Iva non versata - viene ora replicato da Gdf e agenzia delle Entrate su X, la piattaforma ex Twitter nel frattempo divenuta proprietà del magnate sudafricano - e capo del Dipartimeno dell’efficienza amministrativa Usa - Elon Musk.
La contestazione di evasione Iva, collegata all’attività ispettiva del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano, riguarda le annualità dal 2016 al 2022 e si muove comunque su cifre molto diverse rispetto alle indagini contro gli over the top: l’ufficio contesta a Twitter international unlimited company il mancato pagamento di 12,5 milioni di euro per il valore aggiunto sul “baratto” dei dati entrati in possesso della piattaforma. Tale patrimonio informativo - dati sensibili degli utenti - a seguito di un continuo processo di profilazione di ciascun account, è - nella ricostruzione dei militari - impiegato dal gestore del social network per finalità d’impresa nell’ambito dei rapporti instaurati con terzi inserzionisti, interessati a veicolare messaggi pubblicitari attraverso la piattaforma.
Quello che si crea tra l’azienda di Musk e i fruitori del servizio è quindi «un rapporto di natura sinallagmatica» che dev’essere trattato fiscalmente come «le operazioni permutative previste dall’articolo 11 del decreto 633 del 72», le norme cioè che regolano i corrispettivi incassati non in denaro ma con la cessione di altri beni - nel caso specifico i dati personali che l’utente del social lascia sulla piattaforma.
Il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza aveva chiuso la verifica fiscale nell’aprile del 2024 e l’agenzia delle Entrate, poco più di un mese fa, aveva notificato per competenza lo schema d’atto. Ora la società del magnate oligarca delle new tech può entrare in contraddittorio con l’Agenzia per illustrare la propria difesa, opporsi alla pretesa erariale - innescando il contenzioso - oppure addivenire a un accordo con le Entrate. Nel solco appunto del “rito ambrosiano” sulla fiscalità delle big tech digitali.


