Evergrande: non un nuovo “caso Lehman” ma un test importante
di Claudio d'Agostino
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Il 29 gennaio il tribunale di Hong Kong, su istanza dei creditori obbligazionari prevalentemente off-shore, ha dichiarato il fallimento di Evergrande, uno dei principali operatori immobiliari cinesi. Le azioni Evergrande, già ai minimi storici, hanno dovuto essere sospese per eccesso di ribasso.
Si tratta di una ulteriore notizia negativa sull’immobiliare cinese. Ma è una notizia non inaspettata ed è quindi improbabile che dia il via ad un ulteriore contagio. La situazione di Evergrande, con un passivo di più di 300 miliardi di dollari, è nota dalla fine del 2021. Gli effetti si sono già sentiti, con un calo complessivo del valore di borsa del settore immobiliare di circa l’85% in due anni - anche se, come abbiamo visto nella giornata di lunedì, si può sempre fare peggio. E sicuramente gli operatori leggeranno in quanto accaduto un ulteriore segnale di debolezza del sistema cinese.
In questi ultimi anni Pechino ha gestito la caduta di Evergrande, utilizzando il sistema delle controllate pubbliche per iniettare liquidità e ripartire gli asset rischiosi del gigante morente. Il rischio in aggregato non è certo stato eliminato (e le conseguenze negative sull’economia reale saranno con noi per decenni) e molte persone hanno perso ed altre ancora perderanno i loro investimenti. Ma un ulteriore crollo è improbabile.
La domanda chiave è se la sentenza del tribunale di Hong Kong sarà riconosciuta ed applicata nella Cina continentale. Ovvero se il liquidatore potrà procedere con la vendita dei cespiti residui di Evergrande in Cina – dove sono localizzate la stragrande maggioranza delle attività della società - a vantaggio dei creditori.
Curiosamente, nello stesso giorno in cui il tribunale dichiarava il fallimento di Evergrande, entrava in vigore una nuova normativa per il riconoscimento reciproco di certe sentenze giurisdizionali tra Hong Kong e la Cina continentale. Precedentemente a questa, non esisteva tecnicamente una modalità certa che permettesse la diretta applicazione delle decisioni giudiziali tra le due giurisdizioni, che restano separate ad autonome. Ma anche questo nuovo meccanismo, la cui efficacia pratica è tutta da verificare, non sarebbe comunque applicabile alle sentenze in materie fallimentari. Nessun vantaggio, quindi, per i creditori di Evergrande.

