Evergrande va in liquidazione, non c’è accordo sul piano di salvataggio
Si arrende il gigante dell’immobiliare cinese zavorrato da oltre 300 miliardi di debiti, il titolo crolla e viene sospeso. Per calmare i mercati Pechino vieta lo short selling selvaggio e fonde tre bad bank nel fondo sovrano CIC
di Rita Fatiguso
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I punti chiave
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Com’era prevedibile, Evergrande, il gigante del mattone cinese zavorrato da oltre 300 miliardi di debiti, ha gettato la spugna. Nonostante gli ultimi disperati tentativi a ridosso del weekend non c’è stato accordo sul piano di ristrutturazione con i creditori e Linda Chan, giudice del tribunale di Hong Kong, ha dovuto prendere atto della situazione: unica via possibile, la liquidazione della società, ormai passata alla storia come l’immobiliare più indebitata al mondo. A Hong Kong Evergrande è stata sospesa dalle contrattazioni quando perdeva il 20,87%, toccando il nuovo minimo storico di 0,16 dollari di Hk. Potrà presentare ricorso contro l’ordinanza.
Borse blindate
I mercati asiatici hanno reagito al colpo della liquidazione di Evergrande grazie all’annuncio delle autorità cinesi sull’adozione di misure specifiche per sostenere i mercati azionari già in bilico da tempo. A partire da oggi la Cina sospenderà le vendite allo scoperto delle azioni vincolate, una mossa che non si vedeva dal 2015, anno del crollo delle borse cinesi. L’Hang Seng di Hong Kong ha guadagnato lo 0,9% a 16.102,02 e l’indice Shanghai Composite è salito dello 0,3% a 2.918,81. Lo stop alle negoziazioni del titolo Evergrande è stato deciso anche per le azioni delle due controllate del gruppo di Shenzhen, attive rispettivamente nelle auto elettriche e nella gestione dei servizi immobiliari: Evergrande NEV (-18,21% a 0,23 dollari di Hk) e Evergrande Services (-2,50% a 0,39 dollari di Hk). Non così per gli altri protagonisti del mattone: Country Garden, il primo player privato in default dallo scorso anno, è salito del 2,86%. Sunac del 4,84% e Kwg del 5,05%. Anche Longfor in rialzo del 2,12%. Poi i listini cinesi hanno cambiato rotta cedendo terreno dopo l’ordine dell’Alta corte di Hong Kong: l’indice Composite di Shanghai cedeva lo 0,31%, a 2.901,10 punti, mentre quello di Shenzhen perdeva ben l’1,61%, a quota 1.651,04. La chiusura è stata, alla fine, in positivo.
Gigante in agonia
Formalmente il tribunale di Hong Kong ha verificato «la mancanza di progressi da parte della società che presenta una proposta di ristrutturazione praticabile», ma il giudice Chan non ha mancato di esprimere la sua insofferenza davanti a una serie di tentativi che si trascinavano da settimane: «Quando è troppo è troppo».
L’ordine di liquidazione avrà un forte impatto sul sistema finanziario cinese, anche se le autorità stanno cercando di impedire il crollo dell’intero sistema. La liquidazione di Evergrande inevitabilmente ridurrà anche la fiducia nel settore immobiliare, che è imploso mentre le società immobiliari cercavano di far fronte ai propri obblighi a seguito di un giro di vite deciso quattro anni fa sui prestiti eccessivi nel settore.
La società di Shenzhen è venuta meno ai propri obblighi finanziari per la prima volta nel 2021, poco più di un anno dopo che Pechino aveva posto un freno ai prestiti immobiliari nel tentativo di raffreddare una bolla immobiliare. Il settore ha guidato il boom economico della Cina, ancora oggi è pari al 30% del Pil, ma i real estate developers incassavano prestiti mentre trasformavano le città in foreste di torri di appartamenti e uffici. Ciò ha contribuito a spingere il debito totale delle imprese, dei governi e delle famiglie oltre il 300% della produzione economica annua mentre anche altri protagonisti, tra cui Country Garden, un tempo il più grande promotore immobiliare cinese, sono finiti nei guai, e le loro difficoltà si sono propagate ai sistemi finanziari dentro e fuori la Cina. Le ricadute della crisi immobiliare hanno colpito anche il settore bancario ombra che fornisce servizi finanziari simili a banche ma operano al di fuori delle normative, come Zhongzhi Enterprise Group. Zhongzhi, che ha concesso ingenti prestiti agli sviluppatori, ha dichiarato di essere insolvente e anch’essa finita in liquidazione.


