Expert.ai: «Puntiamo sugli Usa e sviluppi con la Pa, 2021 in recupero»
Il presidente Stefano Spaggiari fa il punto sulle prospettive della società che usa l'intelligenza artificiale per la comprensione e l'analisi dei testi
di Simona Rossitto
I punti chiave
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Con l'intelligenza artificiale «non vedo rischi per l'occupazione, le nostre applicazioni forniscono una sorta di esoscheletro cognitivo, ma ai comandi ci sono sempre gli uomini. Ancora oggi qualunque pezzo di Ai è frutto di una programmazione, sotto c'è comunque una scelta fatta da un uomo». Stefano Spaggiari è tra i fondatori, oggi presidente, di Expert.ai (prima Expert System), una società pioniera nell'utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale per la comprensione del linguaggio. Avviata negli anni '90 con i primi correttori dell'italiano venduti al gigante Microsoft, nel febbraio del 2014 si quota in Borsa per crescere.
«A settembre apriremo una nuova sede negli Usa, a Boston»
Nell'azionariato, oltre ai soci fondatori, che hanno circa il 18-19%, c'è dal 2019 con circa il 9%, la società Ergo, costituita da un pool di investitori privati tra i quali Claudio Costamagna, Diego Piacentini e Francesco Caio. Expert.ai punta attualmente sull'ampliamento del lavoro con la Pa, che potrà sfruttare le risorse del Pnrr, e a crescere negli Usa, dove ha già una sede vicino Washington: «A settembre - dice Spaggiari a DigitEconomy.24, report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School – apriremo la sede a Boston». Intanto, alla luce del piano industriale approvato l'anno scorso e dopo un 2020 funestato dal Covid (chiuso con ricavi in calo a 30,6 milioni ed ebitda negativo per 1,9 milioni rispetto ai 5,5 milioni dell'anno precedente), «stiamo andando - annuncia il presidente - nella direzione giusta, siamo in una fase di recupero. Quest'anno dovrebbe essere un anno auspicabilmente migliore».
Dal correttore grammaticale alla piattaforma per capire i testi
Oggi l'intelligenza artificiale è improvvisamente, spinta anche dall'effetto pandemia, diventata necessaria per le imprese che vogliono innovare. Negli anni '90, quando l'azienda nasce nel classico garage ad opera di Spaggiari e dei compagni di università Paolo Lombardi e Marco Varone, la situazione è ben diversa e, nonostante le attese altissime sui primi sistemi di intelligenza artificiale, non ci sono, su larga scala, computer con una capacità tale da far girare gli algoritmi. «Sviluppammo una tecnologia di correttore grammaticale della lingua italiana e provammo a venderlo a Microsoft. A quel tempo - racconta Spaggiari - il colosso statunitense stava facendo una selezione per adottare i correttori delle lingue più importanti. Noi corremmo contro colossi dell'epoca e vincemmo». Un altro step fondamentale arriva con la creazione di una vera e propria piattaforma di intelligenza artificiale la cui ambizione era quella di simulare le capacità cognitive umane nel momento in cui leggiamo un testo.
«Siamo per fortuna lontani dalla macchina che ruba il posto all'uomo»
Attualmente il gruppo, che ha tra i clienti del settore media Associated Press, Dow Jones-Wall Street Journal e anche la testata per cui scriviamo Il Sole 24 Ore, elabora due grandi gruppi di applicazioni: l'information intelligence, cioè la raccolta e l'analisti di grandi quantitativi di informazione, e l'automazione dei processi. «Dietro grandi aziende di servizi, a partire dalle assicurazioni, ci sono delle operazioni – prosegue Spaggiari – attraverso le quali vengono elaborate quantità incredibili di documenti. Ad esempio, la gestione dei sinistri inizia con un plico di documenti, in genere da 50-70 pagine. Finora le persone li leggevano e cominciavano a istruire la pratica, estrapolando nomi, luoghi, geografie, dinamiche, cercando di capire le conseguenze». Grazie all'Ai «abbiamo fatto il training al sistema perché fosse in grado di supportare in modo significativo chi fa questo lavoro. Prima servivano 58 minuti per fare l'analisi di un plico, ora ne bastano 5. Lasciando al momento all'intelligenza umana la parte qualitativa più importante, e affrancando tutto il lavoro noioso e lungo di lettura ed estrazione dei dati». La macchina che lavora al posto dell'uomo? «Siamo per fortuna lontani – commenta Spaggiari – dalla prospettiva dell'intelligenza artificiale che ruba il posto all'uomo».

