Diseconomie

Export e tunnel tolgono il sonno alle imprese della Valle d’Aosta

Francesco Turcato (Confindustria): «Il raddoppio del traforo resta la priorità dell’agenda» Le esportazioni manifatturiere della regione nel 2023 subiscono una brusca frenata rispetto al 2022

di Carlo Andrea Finotto

Lavori in corso. Una fase degli interventi di manutenzione e ristrutturazione del tunnel del Monte Bianco

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«Per le imprese della Valle d’Aosta il raddoppio del tunnel del Monte Bianco resta in cima all’agenda». Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d’Aosta non utilizza giri di parole o eufemismi per ribadire quella che il sistema produttivo regionale considera una priorità, non da oggi. Oggi, tuttavia, a riportare di estrema attualità il dossier e a giustificare la rinnovata sollecitazione confindustriale c’è il nuovo pacchetto di chiusure programmate del traforo. Non uno stop totale come quello che ha interessato il tunnel tra ottobre e dicembre 2023, ma pur sempre un calendario di lavori notturni che durerà fino al prossimo mese di agosto, con 27 interruzioni che andranno dalle 12 ore e mezza – chiusure notturne infrasettimanali dalle ore 19 alle 7,30 –, 5 chiusure infrasettimanali di 10 ore e mezza – dalle 19,30 alle 6 – e una di 30 ore e mezza dalle 23,30 del 20 giugno prossimo.

«La nostra proposta di raddoppio del traforo, che abbiamo ribadito a centinaia di interlocutori a tutti i livelli, non cambia», sottolinea il presidente di Confindustria Valle d’Aosta.

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A sostegno delle tesi di Turcato, dell’intero sistema produttivo valdostano e delle istituzioni regionali, ci sono anche i numeri. Il tunnel del Monte Bianco è una delle principali vie di comunicazione tra il Nordovest e la Francia (e di lì verso gli altri paesi del Nord Europa), non solo per i flussi turistici ma anche per le merci.

Gli ultimi dati Istat su importazioni e esportazioni della Valle d’Aosta non sono incoraggianti: nel 2023 (numeri considerati ancora provvisori) la regione ha esportato prodotti delle attività manifatturiere per poco meno di 738 milioni di euro (737,9 milioni), in calo del 27,7% rispetto ai 942,5 milioni del 2022, ma in aumento rispetto ai 707,3 milioni del 2021. Una dinamica simile ha riguardato il dato complessivo delle importazioni: 421 milioni nel 2023, in flessione del 5% rispetto ai 443 milioni del 2022, ma in crescita rispetto ai 324 milioni del 2021.

Le dinamiche dell’interscambio valdostano non sono certamente imputabili esclusivamente alle fermate del tunnel del Monte Bianco, ma questa considerazione non lascia tranquille le imprese del territorio. Tanto più che «la Francia è tra i principali partner commerciali» della Valle d’Aosta, come ricorda Francesco Turcato, e «mettere a rischio un interscambio commerciale» di svariate decine di miliardi di euro, «sta diventando una vera criticità», afferma il presidente di Confindustria Valle d’Aosta.

Le performance delle esportazioni verso i principali mercati di sbocco – sempre secondo le rilevazioni dell’Istat – hanno registrato decrementi percentualmente più ingenti rispetto al dato complessivo. Nel 2023 la manifattura regionale ha venduto in Francia merci per un valore del 31,5% più basso rispetto al 2022: 148,5 milioni di euro contro i 195,1 milioni dei dodici mesi precedenti. Il calo delle spedizioni verso la Svizzera è stato solo di poco inferiore: -30,5%; 143,3 milioni di euro nel 2023 contro i 187 milioni del 2022. E la Germania, un altro dei principali mercati del made in Italy, non solo valdostano ma dell’intero Nordovest e del paese? Nel 2023 il calo delle esportazioni manifatturiere regionali è stato del 46% rispetto al 2022: 93,4 milioni di euro contro 136,7 milioni. Inoltre, al contrario di quanto riscontrato a livello generale, verso Svizzera e Germania l’export della manifattura regionale nel 2023 è stato inferiore anche rispetto al 2021; mentre è cresciuto leggermente nei confronti della Francia.

«Il presidente della Regione, Renzo Testolin - ricorda ancora il presidente di Confindustria Valle d’Aosta -, in occasione della commemorazione per il 25ennale del rogo che distrusse il traforo nel 1999, ha ribadito come il raddoppio sia l’unica opzione percorribile. Per motivi di sicurezza innanzitutto, per motivi ambientali, poiché si ridurrebbero i tempi di attesa e quindi le code agli imbocchi e, aggiungo io, in temini di competitività per la nostra regione che sarebbe meglio connessa all’Europa con un indubbio vantaggio per le imprese e il settore turistico» sottolinea Turcato, che rincara: «Il raddoppio del tunnel del Monte Bianco si può realizzare in appena sei anni, con un costo di circa un miliardo di euro. L’alternativa sono altri 18 anni di chiusure da settembre a dicembre solo per restaurare il tunnel aperto il 19 luglio del 1965».

Il tema è ampio e strategico, non solo per la regione ma per l’intero Nordovest d’Italia, «perché riguarda anche il Gran San Bernardo, così come la ferrovia tra Torino e Lione, sia quella storica chiusa da agosto per una frana in territorio francese, che quella futura ad alta capacità. Senza dimenticare il colle di Tenda chiuso dal 2020 per un’altra frana Oltralpe» ricorda Francesco Turcato.

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