Facebook alla sbarra, le scuse di Zuckerberg al Congresso: più regole per tutelare utenti
5' min read
5' min read
NEW YORK - Cinque ore. È durata tanto l'audizione di Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook, davanti al Senato americano. Cominciata dopo le 14,30 ora locale a Washington, si è protratta fino alle 19,30. Un vero e proprio interrogatorio, visto che il testimone era uno solo. Che ha mostrato il cambio del clima nei confronti dei colossi di Internet e padroni della frontiera digitale: il fondatore e chief executive del re dei social network, nonostante le scuse e le promesse di riforme interne - e persino di accettare regolamentazioni ragionevoli - e' stato sottoposto a un fuoco di fila di domande, dubbi e critiche sull'incapacita' dimostrata di prevenire e combattere gli scandali della violazione nelle privacy degli utenti e della manipolazione delle fake news a scopi politici e elettorali. I senatori ripetutamente hanno invocato la necessita' di nuove normative e supervisioni in mancanza di correzioni di rotta - fino a sollevare lo spettro anche di interventi antitrust - pur senza apparire per ora unanimi nel proporre reali passi legislativi. Oggi Zuckerberg, nella seconda parte delle audizioni, risponderà ai deputati della Camera.
Zuckerberg ha ribadito le proprie scuse per gli scandali che hanno scosso Facebook e promesso migliori controlli su raccolta e uso di dati e informazioni personali degli utenti. “Non e' sufficiente costruire nuovi strumenti. Dobbiamo assicurarci che vangano usati per fini giusti. E questo significa che dobbiamo avere un atteggiamento piu' attivo nel pattugliare il nostro l'ecosistema”. Ha aggiunto di “non essere contrario a normative giuste. Il dibattito non deve essere tra posizioni pro o contro regole, ma su quali regole servano”. Zuckerberg ha indicato di vedere con favore, ad esempio, gli sforzi europei a difesa della privacy. Ha però avvertito che occorre evitare eccessi - le aziende “devono poter innovare”. E ha negato che Facebook sia un monopolio e richieda quindi interventi antitrust: alla domanda se l'azienda abbia una posizione dominante ha dichiarato di “non sentirsi affatto un monopolista” e ha precisato che in media gli americani usano otto diverse App per tenersi in contatto tra loro.
L'atteggiamento calmo e positivo del 33enne chief executive di Facebook è stato accolto con favore almeno da Wall Street: il titolo ha guadagnato il 4,5% a fine seduta. Di recente le azioni erano state sotto pressione per gli scandali e le polemiche sugli abusi ai danni degli utenti, cedendo il 14% in un mese.
Le audizioni al Senato di Zuckerberg, abituato finora a comparse accuratamente orchestrate, sono state tuttavia un difficile test pubblico di leadership e credibilità per il giovane e potente top executive, alla guida di un gruppo con oltre due miliardi di utenti e un giro d'affari trimestrale da 13 miliardi. Un test al cospetto di due commissioni congiunte, Commercio e Giustizia, pari a quasi meta' del Senato, 44 esponenti su cento. E sia leader repubblicani, Chuck Grassley e John Thune, che democratici, Dianne Feinstein, hanno sottolineato che non solo il Parlamento ma “l'America e il mondo” sono sintonizzati, visto il raggio d'azione di Facebook e i rischi che comporta. Grassley ha dichiarato che “lo status quo non funziona più, il Congresso deve determinare se e come occorra rafforzare gli standard di privacy per garantire trasparenza a favore dei miliardi di consumatori”.
Tra le arringhe più aggressive si è distinta quella della senatrice democratica Kamala Harris della California, che ha accusato Zuckerberg di eludere le domande e di scarsa trasparenza: ha inchiodato il Ceo quando l'ha costretto ad ammettere che la società aveva deciso coscientemente di tenere nascosti agli utenti gli abusi dei dati personali compiuti da Cambridge Analytica e scoperti fin dal 2015. E ha messo in dubbio apertamente il suo impegno a favore dei diritti degli utenti, sacrificati ai profitti. Il repubblicano John Kennedy della Louisiana non è stato da meno: ha definito le politiche sui diritti degli utenti di Facebook come “una porcheria”.
Il dibattito appare soltanto all'inizio. In un segno delle continue tensioni e possibili sorprese, Zuckerberg ha anche risposto di non “non essere al corrente” del rischio che una societa' quale Palantir, co-fondata dal finanziere conservatore Peter Thiel che e' anche nel board di Facebook, si sia resa responsabile a sua volta di violazioni della privacy usando dati ricavati dal social network come avvenuto nella vicenda di Cambridge Analytica. Il problema di quante violazioni delle privacy ad opera di simili società possano essere avvenute negli anni è rimasto così senza risposta.

