«Fare squadra per l’innovazione»: anche l’Italia è un Paese per start up
Lasciare da parte gli individualismi, avere più coraggio, pensare nell’ottica internazionale: così pure in Italia possono nascere unicorni
di P.Sol.
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«Bisogna fare sistema tra tutti i soggetti abilitatori dell'innovazione, mettere a fattore comune le esperienze lasciando da parte gli individualismi e puntando a scalare a livello di dimensioni». Giovanni Tamburi sintetizza così quello che ha bisogno oggi il sistema dell'innovazione italiano per creare valore e start up a livello internazionale.
E non si risparmia anche un'autocritica, lui che con la sua Tamburi Investment Partners è uno degli attori che potrebbe essere enabler di un ecosistema nazionale: «È necessario avere più coraggio, anche come investitori – ammette -. Io stesso potrei fare di più: ora abbiamo un veicolo specifico per l'incubazione di start up, ma parliamo solo di cento milioni».
Tamburi ha chiuso così la sessione dedicata al consolidamento dell'ecosistema delle start up con la creazione anche in Italia di unicorni, di società con valutazione superiore al miliardo di dollari, nell’ambito del Festival dell’economia di Trento.
Gli investimenti in innovazione hanno registrato un'accelerazione sotto la spinta dell'emergenza epidemica: la digitalizzazione dei servizi sperimentata in lockdown ha fatto lievitare a 700 miliardi di dollari la raccolta a livello globale nel corso del 2021 e anche quest'anno è iniziato all'insegna dell'ottimismo, con 145 miliardi nel primo trimestre, anche se con un generale rallentamento delle valutazioni. In questo scenario il Sud Europa e l'Italia con essa sono il fanalino di coda con 3,8 miliardi nel 2021.
Ma il clima sta cambiando e anche il nostro Paese sta accelerando sulla strada dell'innovazione, come sottolinea Paolo Gualtieri, docente dell'Università Cattolica, che torna a ribadire l'importanza dell'ecosistema: «Le start up di successo nascono vicino all'università e nell'indotto di Big tech, anche se oggi dobbiamo registrare con qualche preoccupazione che il sistema globale finisce per premiare, a livello di ricadute finanziarie, gli investitori rispetto ai fondatori».



