Fca-Psa, la mappa dei soci. Elkann più forte del fronte francese
La nuova versione dell’accordo individua in Psa l’acquirente della quota del socio cinese ed inserisce per la prima volta che il governo francese non è soggetto al lock up e può vendere il 2,5% del nuovo aggregato
di Marigia Mangano
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La nuova Fiat Chrysler Automobiles - Peugeot è ai nastri di partenza. Ma quali saranno gli equilibri nel libro soci del nuovo gruppo? Il memorandum di intesa, firmato nella mattinata del 18 dicembre, fornisce qualche dettaglio che aiuta a ricostruire la geografia dell’azionariato.
Al momento nel gruppo Fca il primo socio è rappresentato da Exor con una quota del 28,9%. Psa, dal canto suo, vede tre azionisti, la famiglia Peugeot, lo Stato Francese (Bpifrance) e il socio cinese Dongfeng al 12% ciascuno.
In teoria nel nuovo aggregato, post fusione dei due gruppi e alla luce di una aggregazione alla pari, l’assetto vedrebbe la holding della famiglia Agnelli al 14%, e la famiglia Peugeot, Bpifrance e Dongfeng al 6% ciascuno. Nella prima versione dell’accordo, inoltre, alla dinastia transalpina era concesso di salire all’8,5% acquistando indifferentemente dal socio cinese o dal Governo francese. Facendo due conti, in presenza di un rafforzamento della famiglia Peugeot, magari acquistando proprio dal socio cinese Dongfeng, il rischio era che la Exor della famiglia Agnelli potesse finire, seppur di poco, in minoranza. Quella quota in capo alla famiglia Agnelli si sarebbe confrontata con un fronte transalpino, la dinasta e il Governo, che insieme avrebbero potuto contare sul 14,5%.
Nel nuovo accordo gli equilibri sono stati leggermente spostati. Ci sono infatti due nuove previsioni che “aggiustano” i pesi nell’azionariato. E’ stabilito, in primo luogo, la discesa del socio cinese che venderà una parte dei titoli in suo possesso nella nuova entità, l’1,5%, al Gruppo Psa, con contestuale annullamento delle azioni. Dongfeng, dunque, scenderà non al 6% ma al 4,5%. L’acquirente, però, è stato già individuato ed è proprio il gruppo transalpino guidato da Carlos Tavares.
Inoltre il memorandum aggiunge un passaggio finora non contemplato nelle linee guida comunicate alla fine dello scorso ottobre. Stabilisce, infatti, che il Governo francese riduca la propria presenza nel nuovo aggregato vendendo il 2,5% di Fca-Psa post fusione. Dunque, rispetto alla prima versione, non è soggetta per questa quota al vincolo di lock up. Il peso dello Stato, così, passa dal 6% preventivato al 3,5% in tempi brevi. Quel pacchetto rotondo del nuovo colosso dell’auto finirà alla famiglia Peugeot nell’ambito di quel rafforzamento all’8,5% già previsto proprio perché la dinastia transalpina può salire solo acquistando dal socio cinese (che però venderà al gruppo Psa), dal Governo o sul mercato. In questo modo il fronte francese viene potenzialmente ridimensionato al 12%, dunque alle spalle di Exor.


