25 novembre

Femminicidi, gli orfani troppo spesso lasciati a loro stessi. Serve un modello nazionale condiviso

Nel 36% dei casi i figli erano presenti all’omicidio della mamma. Non ci sono dati certi né protocolli di intervento e presa in carico che li sostengano. Allarmanti i numeri sulla violenza assistita in famiglia. Il progetto "A braccia aperte"

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Sono più di 100 le donne uccise quest’anno. Quasi 3300 dal 2002 al 2023, di cui 2500 in ambito famigliare e affettivo, secondo i dati Istat e del Ministero dell’interno. Donne uccise dal compagno e marito, padre dei loro figli, che restano orfani, con il padre morto suicida o in carcere. Sono centinaia, migliaia gli orfani di femminicidio in Italia, anche se ancora oggi non esiste una banca dati con numeri ufficiali.

Il progetto "A braccia aperte", per un supporto a 360 gradi

«Per assistere e aiutare gli orfani e le loro famiglie è necessario un modello nazionale condiviso, da adottare subito dopo il femminicidio», spiega Marco Rossi Doria, presidente dell’impresa sociale Con bambini, che nel 2021 ha lanciato il progetto A Braccia Aperte. L’obiettivo: prendere in carico i minori e le famiglie affidatarie e offrire loro un supporto a 360 gradi su più fronti: psicologico, economico, lavorativo. Al momento sono 157 gli orfani in carico al progetto, altri 260 cominceranno il percorso a breve e la maggior parte si trova in Sicilia, Puglia, Campania. Nel 36% dei casi i bambini erano presenti all’uccisione della mamma. «Allarmanti i dati sulla violenza assistita in famiglia prima del femminicidio: ciò significa che molti campanelli di allarme sono stati sottovalutati», sottolinea Rossi Doria.

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I numeri: il 74% dei minori assistiti ha tra i 7 e i 17 anni

Il progetto da 10 milioni di euro è operativo in tutta Italia attraverso quattro partenariati: gli enti capifila sono la cooperativa sociale Iside per il nord est (progetto Orphan of Femicide Invisible Victim), il centro antiviolenza Emma per il nord ovest (S.O.S Sostegno Orfani Speciali), Il Giardino Segreto per il centro Italia (progetto Airone) e per il Sud la cooperativa sociale Irene 95 (Re.S.P.I.R.O. Rete di Sostegno per Percorsi di Inclusione e Resilienza con gli Orfani Speciali). Gli ultimi dati della ricerca A Braccia Aperte mostrano che il 95% dei beneficiari ha la cittadinanza italiana, il 74% ha un’età di ingresso nel progetto tra i 7-17 anni e il 13% degli orfani presenta forme di disabilità precedenti al trauma. Oltre il 40% vive in famiglia affidataria, il 10% in comunità. Precaria la situazione economica: l’83% delle famiglie spiega di arrivare con difficoltà a fine mese e il 15% ha un reddito inferiore a 12mila euro.

I campanelli d’allarme sottovalutati

La ricerca mostra che il 65% dei nuclei familiari non era in carico ai servizi sociali prima del femminicidio, nonostante la presenza di elementi di vulnerabilità. Tra questi, la presenza di familiari con dipendenze da sostanze o altro e di familiari con provvedimenti giudiziari, prevalentemente di natura penale. Allarmanti i dati relativi a ulteriori elementi che possono rappresentare eventuali traumi o eventi stressanti antecedenti al crimine domestico, in particolare la violenza assistita: fisica, psicologica, sessuale. Numerosi sono quindi i fattori e i campanelli di allarme che è urgente riuscire a cogliere come predittivi della violenza. In particolare, la violenza assistita psicologica è stata segnalata in 50 casi su 70. Il supporto a 360 gradi. I minori che diventano orfani a seguito dell’uccisione della propria mamma da parte del padre subiscono un impatto psicologico devastante, racconta Rossi Doria: si tratta di una vera e propria sindrome, denominata child traumatic grief , un lutto traumatico quasi permanente, con uno stato di dolore cronico. «Il lavoro dei nostri quattro partenariati consiste anche nell’elaborare questa specifica forma del trauma, vissuta non solo dagli orfani ma anche dai caregiver, famigliari delle vittime – aggiunge il presidente di Con i Bambini - Tutte situazioni che disegnano un quadro di grande complessità e devono essere trattate da professionisti specializzati su ogni aspetto: economico, organizzativo, legale, psicologico, di accompagnamento alla scuola, allo sport e al lavoro, oltre al supporto a nonni, zii e in generale alla famiglia affidataria. Gli obiettivi sono costruire una rete affettiva e relazionale che sostenga gli orfani nella loro crescita e favorire il consolidarsi di una rete a sostegno degli affidatari».

Cosa dice la legge

Le tutele per i bambini e le bambine rimasti soli dopo l’uccisione della madre da parte del padre sono state introdotte per la prima volta dalla legge 4 del 2018. Un provvedimento che comprende l’accesso al gratuito patrocinio, l’assistenza medico-psicologica, la sospensione per l’omicida della pensione di reversibilità e del diritto all’eredità, la possibilità per l’orfano di modificare il cognome. Sul fronte economico, i regolamenti entrati in vigore a luglio 2020 prevedono per gli orfani borse di studio, rimborsi per spese mediche psicologico - assistenziali, contributi per l’avviamento al lavoro, oltre a un sostegno da 300 euro al mese per le famiglie affidatarie. Esiste poi un fondo per le vittime di reati internazionali violenti, che per gli orfani è di 60mila euro. «La legge 4 è un aiuto concreto, anche se i tempi per l’ottenimento dei fondi sono molto lenti. Abbiamo esperienze di famiglie che non hanno notizie dopo molti mesi dalla richiesta. Un aiuto concreto potrebbe essere quello di velocizzare l’iter burocratico», sottolinea Patrizia Schiarizza, presidente del Giardino Segreto.

La necessità di un protocollo nazionale di emergenza

Un modello nazionale. «Serve una procedura nazionale condivisa in emergenza da tutti gli operatori: forze dell’ordine, assistenti sociali, psicologi, magistrati, cosa in realtà già prevista ma che spesso non si fa», spiega Salvatore Fedele, presidente della cooperativa Irene 95, capofila per il Sud. «Ci sono famiglie che a 10 anni dall’omicidio non hanno mai visto un assistente sociale. Noi stiamo cercando di costruire una rete di supporto. Stiamo sperimentando una procedura che dovrebbe essere poi adattata a livello nazionale. Abbiamo chiesto al governo e insieme a Con i Bambini cercheremo di fare del nostro modello un modello nazionale». Secondo Fedele servono in tutta Italia equipe formate che possano intervenire nella fase immediatamente successiva al femminicidio, per supportare orfani e famiglie. «Noi faremo di tutto per mantenere questo progetto. Bisogna conservare modelli flessibili e personalizzati caso per caso, con un accompagnamento vero, come stiamo facendo ora con il nostro progetto e le associazioni che vi aderiscono», conclude Rossi Doria.

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