Ferragamo tra rigore e dettagli, da Scervino l’eleganza della bellezza
Luisa Spagnoli conferma la capacità di immaginare una moda garbata ma dalla forte personalità, Bally sorprende per originalità
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La tensione tra rigore costrittivo e sensualità liberatoria, tra ordine e disordine è carattere definente della moda che si sta vedendo in passerella a Milano in questi giorni. Sensualità, sia chiaro, non sessualità: sono tempi conservatori, prudi invece che pruriginosi, velati invece che scosciati. L’urgenza espressiva, alla bisogna proprio espressionista, del resto, è reazione naturale alle gramaglie, recenti o incombenti. In questa cornice, lo sguardo volto indietro sugli anni 20-30 del Novecento, epoca felice di modernissimo escapismo post e pre bellico, è quasi un atto dovuto.
Da Ferragamo, Maximilian Davis li cita attraverso Pina Bausch, intento a studiare la danza e lo stile dei ballerini, come già la scorsa stagione. «Gli anni 20 sono stati un momento di libertà, di persone emancipate che creavano spazi per sé stesse –spiega –. Trovo molto interessante l’idea surrealista di partire dagli oggetti quotidiani e di interpretarli in modo disturbante: è come infondere una sottile inquietudine in ciò che è familiare. Questo stesso sentimento ha ispirato il lavoro dei coreografi del movimento Tanztheater negli anni 70 e 80. Anche quello fu un momento di liberazione». Tanto pensare si traduce in una collezione che alterna linearità fluide a complicazioni scultoree, trench liquidi e tailoring secco, efflorescenze selvagge e trasparenze seducenti, tacchi vertiginosi e infradito piatte di montone che par visone. È molto, forse troppo, e non tutto torna, perché è come se l’identità Ferragamo andasse in ogni direzione, disperdendosi.
Al sedicesimo piano della Torre Velasca, in un corridoio nudo e asettico con vista panoramica su Milano, al pulsare roboante di beat elettronici, Simone Bellotti estremizza l’enunciato di Bally in uno degli show migliori di tutta la stagione. Guardando al lavoro dell’artista svizzero Luciano Castelli, che negli anni 70 usò se stesso come materia espressiva attraverso foto, disegni, performance e pittura, esacerba la tensione tra rigore ed eccesso, routine e sregolatezza, facendo esplodere il ceppo elvetico del marchio. Il suo agire è radicale, sovversivo, e include cappotti e abiti irreprensibili che sviluppano baschine aerodinamiche, o dorsi animali come schiene di lupo, abiti inappuntabili, borse e scarpe dalle curve sinuose. L’intento autoriale sembra eccedere consciamente i confini di un marchio dormiente che Bellotti ha risvegliato e che voci insistenti dicono che presto lascerà.
Ermanno Scervino – maison che nel 2025 compie 25 anni – è un inveterato celebratore di bellezza, un cantore convinto di eleganza muliebre. Lavora sempre con gli stessi ingredienti - contrasti di maschile e femminile, sentori di lingerie, pizzi, rasi, lane sartoriali, ladylike au courant invece che muffito - che arrangia in equilibri ogni volta diversi. Questa stagione lo si sente particolarmente asciutto, lustro, e il messaggio arriva dritto e preciso, con eleganza.
Nicoletta Spagnoli, da Luisa Spagnoli, onora l’idea fondativa di una donna e crea per le donne, immaginando abiti che seguono i tempi con garbo e gentilezza, con misura e sapienza. La sua è una moda comprensibile, ma non banale. Massimo Giorgetti, da MSGM, riconosce i tempi difficili e cerca, per antidoto, di recuperare la leggerezza non superficiale degli inizi, aggiornandola. Tra tulle inconsistenti, e troppe copie di questo e di quello, si perde per strada.

