Ferrari, che affare per i soci storici: la loro quota si è apprezzata di 20 miliardi in 7 anni
Con il massimo di 336 euro la Rossa capitalizza 65 miliardi, più di Stellantis. Ed Exor e Piero Ferrari moltiplicano la ricchezza
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Se oggi gli azionisti storici di Ferrari, Exor e Piero Ferrari, decidessero di fare un bilancio dello spin off della Rossa scriverebbero nell’ultima riga del prospetto un numero clamoroso: 19 miliardi di euro. In pratica, quasi quanto l’intera capitalizzazione di Exor, oggi intorno ai 20 miliardi.
La creazione di valore
La creazione di valore del pacchetto di controllo della casa di Maranello ha in pratica registrato una crescita esponenziale. Basti pensare che il titolo, in rialzo dell’1,17%, ha toccato il massimo di 336 euro, con il risultato che la Rossa capitalizza oggi 65 miliardi di euro, più della stessa Stellantis, ferma a 59 miliardi di euro.
Dall’Ipo a Wall Street
Ferrari, dopo l’ipo (initial public offering) ha fatto il suo debutto a Wall Street a ottobre del 2015 al prezzo di 52 dollari per azione, mentre a piazza Affari è arrivata il 4 gennaio del 2016 a 43 euro. In quella occasione, dunque, la quota del 22,9% nelle mani di Exor valeva appena 2 miliardi di euro, mentre quella di Piero Ferrari non arrivava a un miliardo. Oggi quei due pacchetti, insieme, valgono 21 miliardi di euro. Dunque, nel giro di appena 7 anni la ricchezza si è moltiplicata di quasi 2 miliardi all’anno per Exor e della metà per Piero Ferrari.
I due soci alla fine del 2020 hanno rinnovato il patto di consultazione. Lo hanno fatto a distanza di quasi cinque anni dall’accordo che ha blindato quasi il 50% del capitale di Ferrari. Il patto, siglato a dicembre del 2015 in occasione dello spin off di Ferrari da Fca e del suo contestuale debutto in Borsa, ha finora governato il pacchetto azionario complessivo detenuto nella Rossa dalla holding torinese Exor e dal discendente del fondatore del Cavallino Rampante. Si tratta per la società della famiglia Agnelli di circa il 23%, mentre il figlio del Drake ha il 10%. Il meccanismo del voto multiplo in Olanda, dove ha sede la società, garantisce ai soci di lungo periodo diritti di voto superiori rispetto alle partecipazioni. Con il risultato finale che per Exor i diritti di voto solo relativi al 34,5% e per Piero Ferrari al 15,4% . In tutto, dunque, fa il 49% del capitale votante, quanto basta per porre stabilmente il controllo nelle mani dei due partner.


