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«Quello che conta è avere una buona idea, il resto va costruito con pazienza e determinazione». A parlare è Nicola Fiasconaro, imprenditore e cavaliere del Lavoro, insieme ai fratelli Fausto e Martino ha fatto crescere la Fiasconaro, l’azienda nota in tutto il mondo (sono 70 i paesi in cui è presente, con una crescita del 20% su tutti i principali mercati e un orizzonte strategico rivolto al mercato asiatico) per la produzione di panettoni mantenendo il cuore e la base produttiva a Castelbuono, sulle Madonie in provincia di Palermo. L’azienda, che guarda ormai alla terza generazione di pasticcieri, è un’eccellenza del made in Italy, con un fatturato 2023 di oltre 34 milioni e un organico di 230 lavoratori, fra stagionali e dipendenti con un punto fermo: è totalmente made in Sicily e anche il suo indotto segue la territorialità. Il panettone e la colomba rappresentano il core-business dell’azienda, al quale si affianca la linea di prodotti continuativi: torroncini, cubaite, creme da spalmare, mieli, marmellate, confetture e spumanti aromatici.
Nicola racconta un bicchiere mezzo pieno e propone un punto di vista diverso rispetto alla questione del fare impresa nelle aree marginali: «Io penso che una buona idea imprenditoriale, fatta di competenze e di attenzione alla qualità, possa essere portata avanti anche in aree complicate anzi debba essere portata avanti in quelle aree che spesso hanno risorse e potenzialità inespresse che vanno coltivate, aiutate, sostenute e valorizzate. Certo, ripeto, l’attenzione per la qualità deve essere massima». E non si tratta, ovviamente, di sottovalutare le difficoltà o l’aggravio di costi che deriva dall’essere in un’area distante da grandi piattaforme logistiche e reti di trasporto: «Assolutamente no – spiega Fiasconaro – sappiamo bene che queste questioni devo far parte del ragionamento complessivo e soprattutto fanno parte delle voci di costo del nostro bilancio ma sappiamo anche bene che i consumatori sono disponibili a pagare il giusto un prodotto di grande qualità . Ed è per questo che insisto su questa impostazione e ribadisco. un territorio come le Madonie ma in generale le aree interne della Sicilia hanno già un patrimonio che aspetta solo di essere valorizzato: l’esempio può essere la manna ma potremmo continuare. Qui la sostenibilità fa parte del nostro Dna». Il territorio come parte centrale di una strategia e asse fondamentale di un possibile sviluppo. Le aree interne e marginali come fenomeno da rileggere in una chiave diversa e una nuova organizzazione sociale ed economica: «Io non faccio politica intesa come partecipazione attiva alle elezioni e cose così ma la politica come attenzione al bene comune, come contributo al miglioramento delle condizioni di tutti è un dovere civico – dice Fiasconaro –. Fatta questa premessa vorrei aggiungere che il territorio che non si fa sistema rischia di rimanere un luogo senza identità. È vero che la forza di una grande azienda può essere da traino ma è anche vero che una grande azienda ha bisogno di un territorio coeso e ben organizzato e questo vuol dire mettere a sistema tutte le risorse, le capacità, avere un orizzonte preciso, costruire opportunità per i giovani cui bisogna far capire che la vera ricchezza è qui». Ovvio che il riferimento di Nicola Fiasconaro sia soprattutto l’area delle Madonie: «Questo è un territorio particolare e per ragioni manca la connessione tra i vari comuni nonostante esistano certamente strutture amministrative – dice –. Io penso a un sistema Madonie che guardi a Cefalù come porta di ingresso e che a Cefalù sia adeguatamente rappresentato: una presenza fisica che comunichi alle migliaia di persone (turisti italiani e stranieri) che ogni anno visitano la cittadina arabo-normanna l’esistenza a pochi chilometri di gioielli ambientali e urbanistici, di luoghi genuini capaci di proporre prodotti di grande qualità come avviene per l’enogastronomia a Castelbuono che non è il solo. Le risorse, anche pubbliche non mancano, forse è il caso di cambiare paradigma guardando al futuro soprattutto dei nostri figli».

