Storia dell’auto

Fiat 600 compie 70 anni, la storia dell’auto che ha cambiato l’Italia e gli italiani

Nel 1955 il brand italiano presentava la prima auto italiana accessibile a un vasto pubblico

di Corrado Canali

7' min read

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L’auto giusta al momento giusto: l’auto italiana del popolo, paragonabili alla Ford T negli Usa o in Germania prima alla Volkswagen Maggiolino. La Fiat 600 presentata al pubblico il 10 marzo 1955 al Salone di Ginevra, mentre il giorno precedente ci fu l’anteprima per la stampa, ha risposto 70 anni fa nel modo migliore ad una serie di diverse richieste, una in particolare: offrirsi come piccola berlina economica, moderna e capace di trasportare comodamente fino a quattro persone. In Italia, nei primi anni cinquanta, un’automobile così non esisteva. Nel momento in cui il Bel Paese si era lasciato alle spalle le rovine della guerra per avviare quello che molti hanno identificato come un miracolo economico, si sentiva la voglia di una vettura che si rispondesse alle esigenze delle famiglie italiane che cominciavano ad intravedere un discreto benessere. Insomma la 600 è il simbolo del boom economico.

Fiat 600, all’avanguardia nel 1955

La Fiat 600 fu talmente indovinata che nonostante sia rimasta in produzione per un periodo relativamente breve, a distanza di 70 anni, se ne ritrovano ancora le tracce. Del resto quello che è identificato con il termine tecnico di segmento B, quello delle utilitarie, l’ha inventato la 600 con quelle sue doti di economicità, confort, stile e anche semplicità che si ritroviamo nelle compatte di oggi. La tecnologia ha giocato un ruolo nel successo della Fiat 600. Sull’asse anteriore le sospensioni indipendenti a quadrilateri triangolari offrivano una balestra trasversale, mentre sull’asse posteriore le sospensioni indipendenti avevano dei puntoni a molla e dei bracci oscillanti. Il motore in posizione posteriore prevedeva una cilindrata 633 cc e 23 cv. E grazie al peso di meno di 600 kg poteva raggiungere quasi i 100 km/h in quarta marcia.

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Fiat 600, la storia dell’auto del popolo del Bel paese

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Fiat 600, la genesi con il progetto 100

L’evoluzione tecnologica avviata dalla Fiat 600 fu poi completata da un altro modello iconico del brand, la 500, due anni dopo. Ecco perché la 600 merita un omaggio ancora oggi. Se come detto il debutto della vettura è datato 1955, l’origine del modello viene collocata circa quattro anni prima. Infatti è nel 1951 che il via libera da parte del presidente di Fiat di allora Vittorio Valletta l’operazione di progettare, sviluppare e produrre i due modelli che avrebbero rivoluzionato l’intera società italiana. Progetto 100 fu il nome assegnato internamente alla 600. Quali erano le caratteristiche fondamentali, lo si può fare risalire al verbale del comitato di presidenza datato 1 agosto 1951 in cui si leggeva. “La velocità non dovrà essere inferiore agli 85 km/h e il peso si aggirerà sui 450 kg, di cui 250 per la carrozzeria e 200 per la parte meccanica. La capienza di 4 persone”.

La Fiat 600 risultò vincente fino dall’inizio

Il punto di partenza commerciale della nuova 600 era la 500 Topolino nata negli anni Trenta per creare la motorizzazione di massa, ma che si rivelò solo una scintilla iniziale, perché i tempi non erano maturi. La 600, invece, doveva essere fin dall’inizio vincente. Da un punto di vista tecnico invece il modello fu la 500 C Giardiniera, la station wagon italiana del dopoguerra che derivava dalla Topolino, coi due passeggeri dietro che risultavano molto sacrificati. La 600 aveva, quindi, il compito di garantire un’abitabilità decente anche a quanti prendevano posto dietro. Con il risultato che la vera erede tecnica della Topolino a due posti sarebbe stata la nuova 500, allora in lista d’attesa. Come dire che per essere venduta ad un prezzo basso, la 600 doveva prima di tutto essere economica già in produzione.

Fiat 600, uno dei vincoli maggiori era il peso

Dati i costi esorbitanti delle materie prime, si doveva utilizzare la minore quantità possibile di acciaio. Ma il limite imposto da Fiat per una vetturetta da quattro posti era fisicamente impossibile da rispettare. Anche per Giacosa il peso di 450 kg era di fatto un miraggio, ma si guardò bene dal discuterne, perché lui stesso aveva ottenuto mano libera su un dettaglio ancora più fondamentale: la posizione del motore e della trasmissione. Per ragioni di costo si esclusero la soluzione più classica, quella con motore anteriore e trazione posteriore. E allo stesso modo era troppo oneroso adottare la trazione anteriore, nonostante i vantaggi in termini di spazio per un marchio come Fiat che non aveva ancora esperienza specifica al riguardo. Fu così deciso di collocare tutto dietro.

Fiat 600, l’impostazione meccanica ne influenzò le forme.

La coda doveva essere il più possibile compatta e liscia tanto che la forma iniziale fece sparire degli spigoli per garantire la massima compattezza in linee curve che riducessero quanto più possibile lo sviluppo della lamiera e quindi il peso. Ecco perché la 600 così come anche la 500, ma due anni dopo, presentò quella coda così decisamente particolare. Inizialmente il progettista Dante Giacosa cercò di sviluppare per la 600 un motore bicilindrico a V molto aperta, raffreddato ad aria, partendo da un progetto già in cantiere. Ma le prove al banco e su un primo prototipo non soddisfò le aspettative. Tanto da optare per un nuovo propulsore: un 4 cilindri raffreddato ad acqua più affidabile, dotato di un cambio manuale a 4 rapporti, mentre inizialmente si applicò ai prototipi una trasmissione a tre rapporti, considerata all’avanguardia, ma poi scartata perché avrebbe richiesto anni per la messa a punto.

Fiat 600, le due le evoluzioni: 1960 e nel 1965

Nella versione finale il motore 100 della nuova Fiat 600 è stato uno dei più longevi nella storia della Fiat, visto che nelle sue varie evoluzioni previste è stato utilizzato fino al 1998. Dopo avere risolti alcuni problemi di stabilità in curva con delle modifiche gli organi dello sterzo e l’assetto, alla metà del 1953 la 600 fu pronta per l’avvio della produzione in tempi che erano strettissimi. Si arrivò così al lancio del 1955: prezzo di listino 590.000 lire. La 600 così costava meno della Topolino pur essendo più grande, comoda e moderna. Nel 1960 venne poi lanciata la Fiat 600d con un motore di 767 cc da 29 cv e una velocità massima di 110 km/h. Un ulteriore aggiornamento del modello arrivò nel 1965 con l’introduzione di un serbatoio da 31 litri per migliorare l’autonomia della vetture e le porte a battente posteriore sostituite da quelle a battente anteriore.

Dlla Fiat 600, nacque La Multipla

La 600 fu prodotta fino al 1969, mentre quasi in contemporanea nel 1964 ne uscì anche l’erede, la Fiat 850, in 2.695.197 unità in Italia, alle quali si aggiungono oltre due milioni che vennero prodotti all’estero, per un complessivo che sfiora i cinque milioni. Parallelamente alla berlina, Fiat progettò anche la versione della 600 che avrebbe sostituito effettivamente la 500 C Giardiniera, un modello dalle discrete vendite ma ormai sorpassato. Serviva dunque un veicolo familiare dalle dimensioni non troppo superiori a quelle della berlina, ma in grado di trasportare anche sei persone o un buon numero di bagagli o di merci. Lo schema meccanico si prestava al peso previsto della nuova versione, circa 660 kg.

La prima vera monovolume in assoluto

Visto che c’era la necessità di contenere i costi, i vertici di Fiat imposero che la parte posteriore fosse identica a quella della berlina. Il che comportò alcune soluzioni tecniche: era necessario creare uno spazio pari o quasi quello della Giardiniera, fra lo schienale dei sedili anteriori e il vano contenente il motore. Per arrivare a questo spazio non c’era altra alternativa che spostare il posto di guida più avanti. Si decise così di sistemare i sedili sopra delle ruote anteriori per venire incontro al maggior peso sulle ruote anteriori con la sospensione della 103, la Fiat 1100 uscita nello stesso anno, il 1964. Così nacque la Multipla, a forma strana, la prima monovolume della storia. Anche la Multipla ottenne un successo commerciale: 240.000 unità prodotte dal 1956 al 1967, quando fu sostituito dal furgoncino 850 T.

Fiat 600, Vignale, Zagato e le più sportive di Carlo Abarth

Infine la Fiat 600 possiede un ulteriore merito quello di avere fornito la base per gli appassionati delle corse senza la necessità troppo costose. La Carrozzeria Vignale offrì da subito delle derivate della Fiat 600, ma anche della Multipla: dai coupé alle varianti da spiaggia ai furgoni con porte laterali scorrevoli o ai camion con pianale. Zagato, invece, mise mano ad una carrozzeria in alluminio con i caratteristici rigonfiamenti del tetto di una coupé. Il resto lo fece Carlo Abarth trasformando la 600 un piccolo bolide: potenza aumentata fino a 41,5 cv e interventi su sospensioni e freni. La versione Abarth costava 255.000 lire, ma la spesa era una piccola frazione di quanto occorreva per preparare una sportiva di livello. Tanti piloti hanno cominciato così. Successivamente Abarth offrì altre versioni derivate dalla 600, la 750 Abarth, la 850 TC e la 1000 TC.

Il tramonto e la Seicento negli anni novanta

Con l’arrivo della 850 nel 1964, la 600 finisce un pò nell’ombra. Collocata a metà strada fra la Fiat 500 e la 850 le sue vendite diminuiscono sensibilmente, tante che la produzione viene interrotta nel 1969. Gli eredi più recenti della mitica Fiat 600? Non la Seicento che pure venne lanciata a partire dal 2005 in occasione del cinquantesimo anniversario della storica antenata, ma che era di fatto derivata dalla Cinquecento. Il nome per esteso non è un errore, si tratta del modello che dal 1991 ha sostituto la 126 e proseguito la dinastia dei modelli di accesso del brand, le vetture minime come era stata identificate allora per usare l’espressione classica che definiva la sua antenata del 1957, quella si scritta in cifre.

La 600 elettrica e ibrida erede dall’icona del 1955

Nel panorama automobilistico contemporaneo dove l’attenzione per l’ambiente e la sostenibilità è ormai centrale, Fiat ha deciso, in evidente contraddizione con la scelta precedentemente annunciata di puntare solo sul brand 500, di dare vita alla nuova Fiat 600 elettrica e ibrida prodotta a Tychy in Polonia sulla base della stessa piattaforma dell’Alfa Romeo Junior e della Jeep Avenger. La nuova 600 abbina l’estetica un po’ retrò dell’originale sia pure con soluzioni tecnologiche di oggi. Un equilibrio fra tradizione e innovazione che è anche la risposta alle esigenze di una mobilità sostenibile, così come lo era la Fiat 600 del 1955 che con la sua storia di innovazione e di passione ci insegna che anche oggi con impegno e dedizione è possibile realizzare vetture uniche e indimenticabili.

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