Fila ai raggi X: dagli investimenti in India al rischio della frenata economica
Pressing su capitale circolante e riduzione del debito. Il gruppo razionalizza nel Nord America. L’incognita della congiuntura in Europa
di Vittorio Carlini
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Efficienza e ricerca di maggiori sinergie. È uno dei fil rouge che attraversano le diverse aree, ed attività, di Fila. Certo: il gruppo, che ha archiviato il primo trimestre del 2023 con ricavi ed Ebitda adjusted in rialzo ma utile netto -sempre adjusted- in diminuzione, ha diverse strategie di crescita. Una tra tutte l’espansione in India. Ciò detto, però, il tema di fondo dell’efficientamento rimane. La riprova? I recenti interventi in Nord America. La società, va ricordato, ha realizzato delle acquisizioni (nel 2018 la statunitense Pacon e nel 2019 il marchio globale Arches) che hanno avuto un importante impatto su quel mercato.
Razionalizzazione degli Usa
Sennonché, a causa - indica l’azienda - delle restrizioni legate alla pandemia da covid, l’integrazione di Pacon ha subito rallentamenti. A seguito di ciò, da gennaio scorso, Fila ha concretizzato una serie d’interventi in quell’area geografica. È stata resa effettiva la separazione tra le business unit di School & Office e Fine Art. Inoltre: da una parte si è avuta la riduzione della rete commerciale; e, dall’altra, è stata razionalizzata l’offerta. Su quest’ultimo fronte, ad esempio, il gruppo ha deciso di mandare in esaurimento i prodotti non abbastanza profittevoli. Vale a dire: quelli con un margine unitario inferiore al 15%. Più in generale, poi, la società si è focalizzata sul core business legato a quel mercato: dal settore delle matite al “construction paper” fino al mondo del Fine art. Gli effetti degli interventi? Positivi, risponde Fila. L’azienda prevede, nell’esercizio in corso, un incremento delle attività nord americane - soprattutto a causa della razionalizzazione del business - intorno alla media singola cifra percentuale. L’Ebitda margin invece, in coerenza con l’obiettivo di riportare l’indicatore al livello di quello del gruppo e grazie all’efficientamento operativo, è previsto riprendersi con più forza, arrivando a circa il 17%.
Dal Nord America alla struttura finanziaria. Quest’ultimo è un altro ambito dove la ricerca di maggiore efficienza è un focus del gruppo. In particolare, rispetto all’indebitamento finanziario. Nel complesso la società, che sta riducendo la leva debitoria, alla fine del primo trimestre del 2023 vanta un debito netto (senza considerare l’Ifrs 16) di 405,1 milioni.
Gli oneri passivi
Si tratta di un valore rispetto al quale il risparmiatore, considerando l’incremento dei tassi di mercato in seguito alle strette di politica monetaria di Bce e Fed, rimarca un rischio: che, come peraltro mostra proprio la diminuzione dell’utile netto adjusted al 31/3/2023 rispetto all’anno prima, l’aumento degli oneri passivi impatti la redditività. Il gruppo non condivide il timore. La società sottolinea che il 65% dell’indebitamento totale è a tasso fisso. Solamente il 35%, invece, è a tasso variabile. Con il che gli interessi passivi stimati sul 2023 sono intorno a 28 milioni (erano stati circa 24,8 nel 2022, ndr). Vale a dire: un ammontare che Fila considera assolutamente gestibile.
Ciò detto, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che l’attuale costo medio del debito è intorno al 7%. Un valore alto. Vero indica l’azienda la quale, però, invita ad un’analisi più articolata. In primis, viene ricordato, è stata realizzata una gestione centralizzata delle linee di credito che consente di avere, nell’ambito delle varie aree geografiche, migliori condizioni sugli spread applicati al credito ricevuto. Inoltre, dice sempre Fila, è stato concretizzato in Europa il cash pooling (accentramento delle risorse finanziarie delle controllate, ndr) che permette di ottenere migliori condizioni da parte delle banche. Ancora: il gruppo è impegnato nella riduzione della leva debitoria. In tal senso il “Net to ebitda” adjusted, alla fine del 2023, è previsto scendere sotto la soglia di tre volte. Un trend il quale, da un lato, è positivo in sé; e che, dall’altro, permette, vista la previsione - nel senior facility agreement siglato dal gruppo - della riduzione degli spread in concomitanza con il calo della stessa leva, la discesa del costo del debito. A fronte di ciò Fila ribadisce di essere in grado di gestire la situazione.



