Lettera al risparmiatore

Fila ai raggi X: dagli investimenti in India al rischio della frenata economica

Pressing su capitale circolante e riduzione del debito. Il gruppo razionalizza nel Nord America. L’incognita della congiuntura in Europa

di Vittorio Carlini

6' min read

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Efficienza e ricerca di maggiori sinergie. È uno dei fil rouge che attraversano le diverse aree, ed attività, di Fila. Certo: il gruppo, che ha archiviato il primo trimestre del 2023 con ricavi ed Ebitda adjusted in rialzo ma utile netto -sempre adjusted- in diminuzione, ha diverse strategie di crescita. Una tra tutte l’espansione in India. Ciò detto, però, il tema di fondo dell’efficientamento rimane. La riprova? I recenti interventi in Nord America. La società, va ricordato, ha realizzato delle acquisizioni (nel 2018 la statunitense Pacon e nel 2019 il marchio globale Arches) che hanno avuto un importante impatto su quel mercato.

Razionalizzazione degli Usa

Sennonché, a causa - indica l’azienda - delle restrizioni legate alla pandemia da covid, l’integrazione di Pacon ha subito rallentamenti. A seguito di ciò, da gennaio scorso, Fila ha concretizzato una serie d’interventi in quell’area geografica. È stata resa effettiva la separazione tra le business unit di School & Office e Fine Art. Inoltre: da una parte si è avuta la riduzione della rete commerciale; e, dall’altra, è stata razionalizzata l’offerta. Su quest’ultimo fronte, ad esempio, il gruppo ha deciso di mandare in esaurimento i prodotti non abbastanza profittevoli. Vale a dire: quelli con un margine unitario inferiore al 15%. Più in generale, poi, la società si è focalizzata sul core business legato a quel mercato: dal settore delle matite al “construction paper” fino al mondo del Fine art. Gli effetti degli interventi? Positivi, risponde Fila. L’azienda prevede, nell’esercizio in corso, un incremento delle attività nord americane - soprattutto a causa della razionalizzazione del business - intorno alla media singola cifra percentuale. L’Ebitda margin invece, in coerenza con l’obiettivo di riportare l’indicatore al livello di quello del gruppo e grazie all’efficientamento operativo, è previsto riprendersi con più forza, arrivando a circa il 17%.

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TRIMESTRI A CONFRONTO

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Dal Nord America alla struttura finanziaria. Quest’ultimo è un altro ambito dove la ricerca di maggiore efficienza è un focus del gruppo. In particolare, rispetto all’indebitamento finanziario. Nel complesso la società, che sta riducendo la leva debitoria, alla fine del primo trimestre del 2023 vanta un debito netto (senza considerare l’Ifrs 16) di 405,1 milioni.

Gli oneri passivi

Si tratta di un valore rispetto al quale il risparmiatore, considerando l’incremento dei tassi di mercato in seguito alle strette di politica monetaria di Bce e Fed, rimarca un rischio: che, come peraltro mostra proprio la diminuzione dell’utile netto adjusted al 31/3/2023 rispetto all’anno prima, l’aumento degli oneri passivi impatti la redditività. Il gruppo non condivide il timore. La società sottolinea che il 65% dell’indebitamento totale è a tasso fisso. Solamente il 35%, invece, è a tasso variabile. Con il che gli interessi passivi stimati sul 2023 sono intorno a 28 milioni (erano stati circa 24,8 nel 2022, ndr). Vale a dire: un ammontare che Fila considera assolutamente gestibile.

Ciò detto, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che l’attuale costo medio del debito è intorno al 7%. Un valore alto. Vero indica l’azienda la quale, però, invita ad un’analisi più articolata. In primis, viene ricordato, è stata realizzata una gestione centralizzata delle linee di credito che consente di avere, nell’ambito delle varie aree geografiche, migliori condizioni sugli spread applicati al credito ricevuto. Inoltre, dice sempre Fila, è stato concretizzato in Europa il cash pooling (accentramento delle risorse finanziarie delle controllate, ndr) che permette di ottenere migliori condizioni da parte delle banche. Ancora: il gruppo è impegnato nella riduzione della leva debitoria. In tal senso il “Net to ebitda” adjusted, alla fine del 2023, è previsto scendere sotto la soglia di tre volte. Un trend il quale, da un lato, è positivo in sé; e che, dall’altro, permette, vista la previsione - nel senior facility agreement siglato dal gruppo - della riduzione degli spread in concomitanza con il calo della stessa leva, la discesa del costo del debito. A fronte di ciò Fila ribadisce di essere in grado di gestire la situazione.

LA DINAMICA DEL DEBITO

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Ma non è solo questione di Nord America o indebitamento. Il filo rosso dell’efficientamento lo si ritrova, tra le altre cose, nella sempre maggiore informatizzazione del business. Così, ad esempio, la soluzione Sap è stata, ad oggi, implementata su 11 delle principali realtà dell’azienda (da Dixon Us a Canson France fino a Fila Spa). Entro il 2025, poi, dovrebbe esserci la copertura di tutte le controllate core (attualmente esistenti). Si tratta di un passaggio importante, perché l’uso delle tecnologie nell’operatività consente di rendere più flessibile, ed efficiente, la filiera produttiva.

Internazionalizzazione

Già, la filiera produttiva. Questa è sempre più internazionale. Alla fine del 2022 la divisione del giro d’affari per geografie è la seguente: il Nord America e l’Europa incidono rispettivamente per il 42,5 e 30,8% sui ricavi; l’Asia e Centro Sud america, invece, hanno generato rispettivamente il 16 e 10,2% del fatturato (0,5% il resto del mondo). La domanda è: il breakdown, al netto della volontà di crescere in valore assoluto in tutti i mercati, come cambia nel medio periodo? In linea di massima, consolidando la stessa India e al netto dell’M&A, l’area che dovrebbe vedere aumentare l’incidenza è l’Asia. Questa, a seguito della prevista accelerazione nel Paese degli elefanti, potrebbe arrivare intorno al 30% del giro d’affari complessivo. È previsto anche l’incremento del peso di Centro e Sud America, soprattutto in scia all’attesa espansione in Messico. Maggiormente stabili, invece, i tassi di crescita delle vendite in Nord America (anche per l’attività di razionalizzazione) ed Europa. Ciò detto, il risparmiatore, proprio a fronte della maggiore articolazione internazionale e ricordando quanto accaduto in Nord America, esprime una preoccupazione. Cioè che la più alta complessità del business possa impattare la redditività. La società rigetta il timore. Dapprima vengono sottolineati, per l’appunto, gli sforzi effettuati sul fronte dell’efficientamento, razionalizzazione e flessibilità dell’attività aziendale. Un impegno, dice sempre Fila, che già dà i suoi frutti. Inoltre, aggiunge l’azienda, la strategia voluta dal gruppo ha portato la società ad essere presente , nei tempi e modi corretti, in quei mercati - dall’India al Messico fino Nord America - che permetteranno di più che controbilanciare l’eventuale frenata del settore in Europa (per analisi del tema vedere box sotto i grafici). In conclusione, quindi, la strategia di articolazione internazione offre, in realtà, concreti vantaggi.

REDDITIVITÀ E GEOGRAFIE

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Il mondo indiano

Fin qui alcune considerazioni su efficienza, Nord America e debito. Fila, però scommette sull’espansione India. Il gruppo, nel Paese degli elefanti, ha due siti produttivi. L’obiettivo, in 2-3 anni, è raddoppiare la capacità produttiva. In tal senso, ad esempio, l’attuale realizzazione di matite di circa 700 milioni di pezzi dovrebbe arrivare a 1,4 miliardi. Lo sforzo permetterà di creare una struttura che per il 75-80% produrrà locale su locale, mentre il rimanente 20-25% sarà dedicato all’export. Soprattutto verso l’Africa. Gli investimenti capitalizzati previsti per realizzare il progetto sono intorno ai 50 milioni. Di questi circa 10 milioni sono già stati spesi. Dei rimanenti 40 milioni, intorno a 15 saranno contabilizzati nell’esercizio in corso. L’impegno, com’ è noto, comporta anche la valorizzazione del business indiano. Nel mese di luglio la società potrebbe dire se opterà per l’Ipo o per un’altra strada (i rumor indicano l’ingresso di un private equity nell’azionariato). Gli obiettivi? La crescita media annua dei ricavi in India oltre il 20%, nei prossimi cinque anni, a circa 300-350 milioni di fatturato. L’Ebitda margin, dal canto suo, è stimato, sempre al 2027, arrivare intorno al 14%.

IL CAPITALE CIRCOLANTE

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Infine: il Capitale commerciale circolante netto (Cccn). Alla fine del 2022 (ultimo dato complessivo non influenzato dalla stagionalità del business) l’indicatore era salito. Un andamento causato, in particolare, dall’incremento del magazzino per fare fronte ai problemi legati alle filiere globali di approvvigionamento. Una dinamica, ovviamente, che fa storcere il naso al risparmiatore. Il gruppo non condivide il disappunto.Il trend è stato voluto - è l’indicazione- al fine di fronteggiare, per l’appunto, il problema delle supply chain. Non solo. La società ha come focus proprio il controllo del magazzino. Così, da un lato, è previsto che, alla fine del 2023, lo stock del medesimo sia in calo sul 2022; e, dall’altro, c’è l’impegno di ulteriormente ridurre il rapporto tra Cccn e ricavi che, al 31/12/2022, era del 39,6%.

FOCUS

I capex
Nel 2023 gli investimenti capitalizzati sono previsti a circa 30 milioni. Di questi intorno a 15 sono sull’India. Il resto sarà usato, soprattutto, per l’implementazione di Sap, efficientamento e sforzo sulle fonti energetiche alternative

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