Agroindustria

Filiera della Mozzarella di bufala Dop, bilancio di sostenibilità positivo

La quantità di anidride carbonica, fissata e sequestrata in atmosfera dalle piante utilizzate per l’alimentazione delle bufale allevate nella zona di produzione della Dop, neutralizza la somma di Co2 emessa da respirazione, processi agricoli, trasporto, lavorazione del latte.

di Giorgio dell'Orefice

La mozzarella di Bufala Dop

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La filiera della mozzarella di bufala campana Dop è sempre più green e sostenibile. Lo rivela un nuovo studio scientifico, realizzato dal professor Luigi Zicarelli e da Roberto De Vivo, Roberto Napolano e Fabio Zicarelli.

Dallo studio è emerso infatti che in Italia la quantità di anidride carbonica, fissata e sequestrata in atmosfera dalle piante utilizzate per l’alimentazione delle bufale allevate nella zona di produzione della Dop, neutralizza la somma di Co2 emessa da respirazione, processi agricoli, trasporto, lavorazione del latte.
Per ogni chilogrammo prodotto di Bufala Campana vengono sottratti 52 chili di anidride carbonica dall’atmosfera
. La Mozzarella Dop è dunque davvero sostenibile.

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Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Advances in Environmental and Engineering Research” e si basa sul metodo di calcolo della “carbon footprint” dei prodotti di origine animale, integrato con l’assorbimento fisiologico di anidride carbonica. Lo studio ha quantificato per la produzione della mozzarella di bufala campana Dop le masse delle varie specie foraggere e cerealicole utilizzate a partire dalle razioni alimentari delle diverse categorie suddivise per età e fase produttiva (asciutta, lattazione, vitelli e manze).

La popolazione comprende tutti gli animali allevati nelle aree coperte dal disciplinare e con orientamento alla produzione di latte. Lo studio ha calcolato inoltre sulla massa dei vegetali utilizzati il carbonio fissato nel foraggio e, di conseguenza, l’anidride carbonica sottratta all’atmosfera, attraverso i vari indici di raccolta e le percentuali di sostanza secca.

In sintesi, secondo gli studiosi, l’intero ciclo “dal campo alla tavola” può essere considerato non solo in equilibrio tra input e output, e quindi nullo in termini di emissioni, ma anzi, favorisce un saldo negativo ai fini dei Ghg, ovvero i gas a effetto serra, sottraendone dall’atmosfera più di quanto effettivamente viene emesso. Va inoltre considerato che il carbonio derivato dalle produzioni animali compie un ciclo chiuso, mentre quello prodotto dai combustibili fossili va solo ad accumularsi nell’atmosfera, senza tornare nel ciclo produttivo.

«Contrariamente a quanto si afferma sui ruminanti accusati di inquinare – ha spiegato Zicarelli – dai nostri studi emerge l’esatto contrario e speriamo che questi dati facciano riflettere e chiarire tante fake news che continuano a circolare».

Sempre sul fronte della sostenibilità, inoltre, secondo i dati rilevati dall’Osservatorio economico sulla filiera curato da Nomisma, negli ultimi tre anni, oltre un’azienda su due (il 53,4%) tra quelle socie del Consorzio di Tutela ha realizzato investimenti ambientali, a partire dai pannelli fotovoltaici, che costituiscono il 50% di questi progetti. Ma quasi il 20% delle aziende ha costruito anche impianti di biogas e oltre il 10% ha adottato un packaging compostabile. Si tratta di numeri green notevoli in una filiera che conta 80 soci (considerando solo i produttori Dop), 1300 allevamenti e un fatturato da 750 milioni di euro.

«Il tema della sostenibilità è prioritario per i nostri soci – ha commentato il presidente del Consorzio, Domenico Raimondo –. Si tratta di investimenti importanti sia per soddisfare le richieste dei consumatori che per contrastare anche gli aumenti dei costi energetici. Noi continueremo a incentivare la filiera a proseguire su questa strada come su quella della ricerca. In particolare vogliamo approfondire i risvolti nutraceutici del latte di bufala il suo positivo impatto sulla salute umana».

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