I film del fine settimana

“Civil War”, una distopia estremamente realistica in un film inquietante

Al cinema il nuovo lungometraggio di Alex Garland. Tra le novità anche “Il cassetto segreto” di Costanza Quatriglio

di Andrea Chimento

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Una nuova guerra civile negli Stati Uniti: è questa la base dell’inquietante “Civil War”, ultima fatica di Alex Garland, tra i titoli protagonisti del weekend in sala.
La vicenda è ambientata in un futuro prossimo, nel quale gli Stati Uniti stanno combattendo una logorante guerra civile, a causa della polarizzazione tra fazioni avverse che ha fatto nascere un vero e proprio conflitto armato.
Mentre la carica presidenziale è sempre più a rischio, le forze armate attaccano i civili e i giornalisti vengono fucilati a Capitol Hill. In questo clima bellico, un gruppo di fotoreporter attraversa le zone di guerra e tramite i loro occhi osserviamo questa terribile situazione.

“Civil War” e gli altri film della settimana

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Un vero e proprio shock

Nell’anno delle elezioni americane, questo film rappresenta indubbiamente un vero e proprio shock, in particolare perché dietro la superficie di pellicola fantascientifica si nasconde un prodotto oltremodo credibile e realistico, che sembra più una sorta di reportage di guerra che una pellicola distopica come tante.

“Civil War” si concentra infatti moltissimo sul lavoro del fotoreporter, anche attraverso una sorta di passaggio di testimone tra una giornalista di grande fama e una giovane aspirante che con la sua macchina fotografica cerca di trovare lo scatto perfetto per fare carriera in un campo professionale senz’altro delicato.

La fotografia come atto di testimonianza riveste una parte fondamentale in questa narrazione, alternando riflessioni decisamente contemporanee sull’ossessione di riprendere e archiviare immagini – dando a quest’azione la priorità, ancora prima che pensare a salvarsi – ad altre che sanno troppo di già visto, soprattutto nella parte conclusiva.

Molta carne al fuoco

Se il soggetto di partenza è davvero fortissimo, la resa complessiva viene in parte indebolita dalla troppa carne al fuoco, soprattutto nell’unione tra il versante politico della vicenda, quello sociologico e gli spunti relativi alla professione dei protagonisti.L’esperienza di visione è senza dubbio inquietante, ma si poteva forse spingere ancora di più sul versante delle differenti reazioni del popolo americano rispetto a ciò che sta avvenendo: tra chi vuole lucrare, chi vede crescere in sé l’odio per chi sente diverso e chi invece finge che nulla stia realmente accadendo.

Seppur una maggiore incisività generale non avrebbe guastato, “Civil War” è comunque una pellicola imperdibile, che conferma il talento di un regista forse non ancora del tutto esploso, ma che dimostra ancora una volta la sua notevole mano dopo i buoni risultati ottenuti con i suoi lavori precedenti.

Il cassetto segreto

Tra le novità in sala si segnala anche “Il cassetto segreto” di Costanza Quatriglio, regista nota per documentari di pregevole fattura, come “Terramatta” (2012) e “Triangle” (2014). Costanza Quatriglio è figlia di un padre famoso, di nome Giuseppe, un giornalista e autore siciliano che ha girato il mondo grazie al suo lavoro. Nato nel 1922 e scomparso nel 2017, Giuseppe Quatriglio ha riempito la sua casa di libri, memorie e testi di vario genere ed è in questo ambiente che la figlia è cresciuta.Dopo la morte del padre, la regista si troverà a catalogare questo straordinario archivio, che mescola articoli e fotografie, filmini e registrazioni, realizzati da un uomo che è venuto a contatto durante la sua esistenza con numerose celebrità e che ha testimoniato eventi epocali che hanno segnato la storia.

Scoperchiando questo “cassetto segreto”, Costanza Quatriglio dà vita a una pellicola intima e personalissima, in cui finirà per capire molte cose che aveva in comune con suo padre e di cui non conosceva del tutto l’esistenza.Questo documentario si trasforma così in un lungometraggio che rappresenta inoltre una sorta di autoanalisi da parte della regista, per cercare di superare il lutto paterno e un’assenza che tutti quei materiali non possono certo riempire.

Alcune modalità della struttura de “Il cassetto segreto” sanno un po’ di già visto, ma l’operazione è comunque toccante e ricca di forte sensibilità. Peccato che la durata sia eccessiva (circa 132 minuti, davvero non necessari), ma forse era un modo in più per la regista di non staccarsi dalla figura paterna.

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