I film del fine settimana

“Mickey 17”, divertimento e politica in un film di fantascienza dal fiato corto

Arriva nelle sale l’attesissimo, nuovo lungometraggio di Bong Joon-ho, grande regista sudcoreano reduce dal successo stratosferico di “Parasite”

di Andrea Chimento

Mickey 17

3' min read

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Bong Joon-ho… dopo “Parasite”: non era certo semplice per lo straordinario regista sudcoreano capire su cosa puntare dopo l’enorme successo del film del 2019, primo titolo in lingua non inglese a vincere addirittura l’Oscar per il miglior film dell’anno.

Bong non ha però realizzato solo “Parasite” nel corso di una carriera importantissima, dove svettano altri tre grandi titoli come “Memorie di un assassino”, “The Host” e “Madre”.

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In mezzo a tutti questi lavori girati in patria ci sono alcuni lungometraggi internazionali e parlati prevalentemente in lingua inglese: “Snowpiecer” e “Okja”. Due titoli senza dubbio coerenti nella poetica di Bong e ricchi di spunti molto interessanti, ma senz’altro minori nella sua filmografia, proprio come il nuovo “Mickey 17”, presentato nella sezione Berlinale Special del Festival di Berlino.

Ed è proprio “Okja” il film che si può meglio associare al nuovo lavoro del regista sudcoreano, sia per il registro grottesco adottato, sia per alcune tematiche sociopolitiche, sia, sfortunatamente, per esiti non all’altezza della bravura del suo autore.

Al centro della narrazione c’è Mickey Barnes, un impiegato “sacrificabile”, usa e getta, mandato in avanscoperta su un pianeta ghiacciato per una possibile, futura colonizzazione. Ogni volta che una replica di Mickey muore, viene rigenerata una sorta di suo nuovo clone, sempre con i suoi ricordi totalmente intatti.

Tratto dal romanzo “Mickey7” di Edward Ashton, questo film segna il ritorno di Bong al cinema di fantascienza, già toccato nei citati The Host” e “Snowpiercer”.

“Mickey 17” e gli altri film della settimana

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 Una metafora degli Stati Uniti di oggi

È abbastanza evidente che il dittatoriale conquistatore dello spazio presente nel film, interpretato da Mark Ruffalo, funga da riferimento all’odierna situazione negli Stati Uniti, tanto da apparire come una sorta di sintesi tra Donald Trump ed Elon Musk.

Anche per questa ragione gli spunti alla base della produzione sono importanti e vengono con efficacia messe in satira diverse dinamiche contemporanee, relative alla corsa verso la colonizzazione dello spazio, ma non riescono a graffiare fino in fondo, soprattutto a causa di una parte centrale ridondante e di un ritmo non all’altezza del grande regista che Bong è (quasi) sempre stato.

Inizialmente il film coinvolge nel modo giusto, ma nella seconda parte – una volta che le dinamiche della sceneggiatura sono ben definite – è come se “Mickey 17” si fermasse, dimostrando di avere un fiato troppo corto per reggere la lunga durata complessiva.

Robert Pattinson è decisamente in parte, mentre altre figure del cast rimangono piuttosto vittime di personaggi che non sembrano scritti con il giusto approfondimento.

I motivi per andarlo a vedere non mancano, ma era lecito aspettarsi davvero tanto di più.

 Il nibbio

Tra i film principali della settimana al cinema c’è anche “Il nibbio” di Alessandro Tonda.

Il film racconta i ventotto giorni che hanno preceduto il tragico 4 marzo 2005, quando Nicola Calipari, figura chiave del SISMI, diede la vita per salvare Giuliana Sgrena, giornalista rapita in Iraq da un gruppo terroristico. Un eroe silenzioso delle operazioni in Iraq, Calipari ha dedicato la sua carriera a proteggere vite e preservare la pace. Il mistero del suo omicidio, però, resta ancora senza risposte.

Questo intenso lungometraggio italiano è il secondo film diretto da Alessandro Tonda, dopo l’interessante esordio con “The Shift”. Qualche passaggio de “Il nibbio” è retorico e il taglio rischia di risultare televisivo, ma è un prodotto capace di scuotere e coinvolgere discretamente.

Senza troppe pretese questo onesto dramma tratto da una storia fa abbastanza bene il suo dovere, anche se la tenuta complessiva dell’operazione non è esente da qualche calo di ritmo.

Buona prova di Claudio Santamaria e Sonia Bergamasco rispettivamente nei panni di Nicola Calipari e Giuliana Sgrena.

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