“Io sono ancora qui”, un film brasiliano di grande impegno civile
Arriva nelle sale il lungometraggio di Walter Salles, tra i protagonisti della prossima notte degli Oscar. Tra le novità anche “Babygirl” con Nicole Kidman
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La dittatura brasiliana descritta in tutta la sua brutalità: “Io sono ancora qui” di Walter Salles racconta una delle pagine peggiori della storia della nazione sudamericana, prendendo spunto dal libro di memorie del 2015 “Sono ancora qui” di Marcelo Rubens Paiva, incentrato sulla scomparsa di suo padre, Rubens Paiva, politico e attivista, arrestato e portato via da casa sua all’inizio del 1971.
Si apre poco prima di questo drammatico evento, questo film incentrato su una famiglia come tante la cui serenità viene interrotta bruscamente: l’uomo viene allontanato per essere interrogato in circostanze misteriose, di lui non si hanno più notizie e la moglie sarà costretta a lottare per proteggere i suoi figli.
L’esperienza dei desaparecidos raccontata da chi è rimasto: partendo da questa base, Salles ha voluto descrivere i tempi della dittatura brasiliana, dando vita a una pellicola impegnata e in grado di far vivere allo spettatore gli orrori di quel periodo.
Dodici anni dopo il deludente “On the Road”, Salles è tornato a dirigere un lungometraggio di finzione ritrovando i buoni esiti di alcuni suoi film del passato, come il famoso “I diari della motocicletta”.
Il taglio di “Io sono ancora qui” è piuttosto classico e convenzionale, ma la pellicola riesce comunque a toccare corde profonde, nonostante possa ricordare diversi altri prodotti di simile argomento.


