Fine vita, in Toscana promulgata la legge per il suicidio assistito
Il diritto era stato sancito dalla Consulta, ma mancavano le modalità per applicarlo. Dura reazione dei vescovi e il Governo potrebbe impugnare le norme
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I punti chiave
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Il presidente della Regione Eugenio Giani ha promulgato la legge sul fine di vita medicalmente assistito. Lo fa sapere la Regione Toscana, in una nota. La legge era stata temporaneamente sospesa, dopo l’approvazione da parte del Consiglio regionale della Toscana, lo scorso 12 febbraio, a seguito di un ricorso presentato al collegio di garanzia statutaria poi rigettato
Si apre duque una nuova breccia nel muro del fine vita in Italia. Lì dove non ci sono riuscite 15 Regioni ci è riuscita ieri la Toscana che, con l'approvazione della sua legge, diventa la prima Regione italiana a garantire ai malati tempi e modalità certi per l'accesso al suicidio medicalmente assistito. Una mossa che potrebbe essere presto seguita da altre Regioni - come il Veneto guidato dal governatore leghista Luca Zaia da sempre favorevole - e che riapre subito la battaglia anche a livello nazionale con le opposizioni che accusano il centrodestra di fare melina in Parlamento dove la legge nazionale - attesa già da oltre 5 anni e cioè dalla prima sentenza della Consulta che ha aperto la strada al fine vita in Italia - giace ferma nei cassetti, mentre la maggioranza si compatta e parla di «deriva che offende chi crede nella dignità dell'essere umano».
Intanto il governo si riserva di valutare la legge e di impugnarla «qualora - spiegano fonti dell'esecutivo - si ravvisino norme in contrasto con la Costituzione». A chiederlo, nel finale della seduta alla Camera, è stato subito il deputato toscano Francesco Michelotti «perché non vogliamo che la Toscana sia capofila». Mentre i vescovi toscani esprimono un duro giudizio: «Sancire con una legge regionale il diritto alla morte non è un traguardo, ma una sconfitta per tutti», sottolinea Paolo Augusto Lojudice, presidente della Conferenza Episcopale Toscana.
Le altre regioni
Nella breccia aperta dalla Toscana potrebbe presto infilarsi, come detto, altre Regioni a partire dal Veneto con il governatore Zaia che, dopo non essere riuscito ad approvare la legge regionale, ha avanzato l'idea di disciplinare la materia con un regolamento regionale, mentre Puglia, Emilia e Friuli potrebbero farsi di nuovo avanti. In Italia, infatti, il diritto al suicidio assistito non è in discussione visto che è stato sancito la prima volta in una sentenza storica della Consulta del 2019, ribadito poi a luglio scorso con un'altra sentenza (la n. 135) e cioè può essere esigibile quando il malato sia affetto da malattia irreversibile, che questa patologia sia fonte di intollerabili sofferenze, che il paziente sia capace di prendere decisioni libere e consapevoli e infine che il paziente sia dipendente da un trattamento di sostegno vitale (compresa la chemioterapia).
Le criticità
Il nodo però riguarda il fatto che, se il diritto è stato riconosciuto, mancano totalmente tappe e adempimenti che il paziente che vuole ricorrere al suicidio assistito deve seguire. E così finora - in assenza di una legge nazionale che regoli la materia - le Asl nella decina di casi di suicidio assistito già registrati si sono mosse con il fai da te. Fino a ieri quando la Toscana ha deciso di stabilire regole uguali per tutti gli ospedali. La legge è di iniziativa popolare, presentata dall'associazione Luca Coscioni che ha raccolto più di 10mila firme in Toscana (lo stesso ha fatto in altre regioni). Hanno votato a favore Pd (con una consigliera che non ha partecipato al voto), Italia Viva, M5S, gruppo Misto; contrari Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega.


