La campagna della discordia

Fineco respinge le accuse di Federpromm

Secondo il sindacato dei consulenti finanziari lo spot televisivo svilisce la figura professionale dei consulenti finanziari. La banca si difende e risponde

Un fotogramma dello spot televisivo di Fineco

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La campagna televisiva “Change is Good” realizzata da Fineco ha suscitato non pochi mal di pancia nell’ambiente della consulenza finanziaria. Motivo? Il timore che passi un messaggio sbagliato vale a dire che soltanto Fineco sia in grado di soddisfare la clientela rispettando tutti i requisiti necessari richiesti dal servizio. Molti si lamentano, ma pochi parlano. A dar voce al malcontento ci ha pensato la Federpromm, la Federazione intercategoriale consulenti finanziari, operatori dei mercati finanziari, creditizi e assicurativi che ha dichiarato di voler segnalare all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcom) il caso dello spot. L’obiettivo è verificare se risulti offensivo o in violazione della corretta informazione per l’intera categoria dei consulenti finanziari. Per l’organizzazione sindacale si tratta di una provocazione.

La replica

Plus24 ha chiesto una replica a Fineco che non si è fatta attendere: «La campagna “Change is Good” - spiegano in una nota - è stata realizzata con l’obiettivo di ribadire il proprio impegno nel rispondere a quelle che riteniamo siano le nuove esigenze dei risparmiatori italiani. Ci rivolgiamo ai clienti dei servizi di consulenza per chiedere loro se il modello di cui usufruiscono risponda davvero alle loro esigenze, perché riteniamo giusto proporre un cambiamento a chi si sente trascurato». Secondo Fineco, quindi, presentare un’alternativa a chi è insoddisfatto «non è in contrapposizione con la valorizzazione di una professione che è parte integrante del successo della nostra banca». Nella nota diffusa da Fineco viene sottolineato che l’intento sia stato quello di stimolare una riflessione nei clienti tramite l’ironia, evidenziando l’importanza di principi come trasparenza, innovazione e attenzione per contribuire a innalzare il livello del servizio di consulenza finanziaria, portando un vantaggio a ogni professionista di un settore che svolge un ruolo sociale nella diffusione dell’educazione finanziaria in Italia.

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Figura professionale svilita

Ma lo spot è stato comunque accusato di svilire la figura professionale del consulente finanziario costruita nel corso degli anni. E lo sottolinea ancora Federpromm: «Tale impostazione - afferma l’organizzanizzazione sindacale - avvalora la tesi che solo in Fineco vi siano consulenti validi denigrando una categoria, che regolarmente iscritta all’albo nazionale tenuto dall’Ocf, svolge il proprio lavoro con professionalità, trasparenza ed onorabilità». Ma Fineco respinge l’accusa: «Il nostro obiettivo non è mai stato svilire l’importante lavoro svolto da Ocf e Anasf nel promuovere e tutelare il ruolo del consulente finanziario, né tantomeno screditare un’intera categoria. Lo spot non afferma in alcun modo che Fineco sia l’unica alternativa valida sul mercato, ma punta a fare emergere le caratteristiche ideali del servizio in sé, indipendente dall’istituzione finanziaria che lo propone, come la capacità di essere sempre al fianco del cliente e di tutelarne gli interessi. Rivolgendosi direttamente ai risparmiatori, definisce insomma un modello di eccellenza al quale ogni cliente può legittimamente aspirare. Fineco è certa di condividere questi stessi valori con tutti i consulenti finanziari, e continuerà a investire su un modello di consulenza basato su qualità, tecnologia e centralità del cliente». Basterà a placare gli animi?

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