Consiglio dei ministri

Foibe, il Governo istituisce il «Museo del Ricordo» a Roma

Sul tavolo dell’esecutivo arriva un disegno di legge per commemorare la tragedia degli italiani e di tutte le altre vittime

di Nicola Barone

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Sulla facciata Palazzo Chigi le luci del tricolore e "Io ricordo"

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Conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo Dopoguerra. È lo spirito che anima il disegno di legge che istituisce, a Roma, il «Museo del Ricordo» sottoposto al giudizio collegiale dell’esecutivo nella riunione in programma domani mattina. L’iniziativa consentirà nelle intenzioni di ricostruire e narrare la storia degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia e «della più complessa vicenda del confine orientale italiano».

La gestione

Alla gestione della struttura provvede la «Fondazione Museo del Ricordo», ente di diritto privato costituito dal ministero della Cultura ai sensi degli articoli 112 e 113 del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Con la partecipazione, oltre al MiC, della Regione Lazio e di altri soggetti pubblici e privati.

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I finanziamenti

Quanto ai fondi necessari, secondo il provvedimento su cui è atteso il sì dei ministri viene autorizzata la spesa di 3 milioni di euro per l’anno 2024, di 3 milioni di euro per l’anno 2025 e di 2 milioni di euro per l’anno 2026. Per il funzionamento è autorizzata, a decorrere dall’anno 2026, la spesa di 50.000 euro annui.

Le vittime e gli esuli

Sul confine orientale, la Venezia Giulia, le forze comuniste che obbedivano a Tito utilizzavano oltre alle deportazioni anche degli inghiottitoi naturali tipici del Carso per le vittime delle fuciliazioni. È dell’autunno del 1943 la prima ondata di violenza, in un crocevia geografico tra Italia, Slovenia e Croazia, seguita da una successiva due anni dopo. Morirono italiani, persone legate al regime fascista ma soprattutto gente comune, insieme a croati e sloveni. Dopo l’insediamento del regime titino, in circa 350mila secondo le stime furono costretti a lasciare la ex Yugoslavia arrivando a Trieste. Alcuni si fermarono nella città, tanti altri preferirono emigrare in vari Paesi del mondo e lasciarono i poveri mobili, arredi e altri oggetti che avevano portato con sé nella fuga.

Il processo di pacificazione internazionale

Un processo di pacificazione internazionale è stato sugellato nel 2020 con la visita congiunta nei luoghi del ricordo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e dell’allora presidente della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor. «La memoria non deve essere qualcosa di astratto, ma deve essere qualcosa di tangibile, che noi dobbiamo essere in grado di toccare», ha commentato il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano nel corso di una visita al Magazzino 26 in Porto Vecchio dove sono custodite nelle ampie sale le masserizie e i pochi oggetti degli esuli istriano-dalmati.

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