Risparmio

Fondi europei, +13,3% nel 2024. Un bicchiere pieno solo a metà, ecco perché

Nell’anno d’oro dei mercati le performance dei gestori continentali restano indietro rispetto agli indici. E l’Italia (8,7%) insegue a causa della maggiore esposizione sui bond (e dei costi elevati).

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Un 2024 sicuramente da incorniciare per i mercati finanziari, caratterizzato da rialzi da primato per i titoli azionari e rendimenti elevati dei bond che i gestori del risparmio presenti in Europa, pur garantendo performance ampiamente positive e di tutto rispetto, sono stati tuttavia in grado di sfruttare e di trasferire soltanto in parte alla propria clientela. Lo conferma il bilancio annuale realizzato da Tosetti Value, uno dei principali multi-family office in Europa, che passa in rassegna i rendimenti e i costi di tutti i prodotti Ucits distribuiti in almeno un Paese europeo, classificati long-term fund, attivi e passivi (esclusi gli Etf) e gestiti dalle prime 250 società in ordine di grandezza di patrimonio.

Il bilancio del 2024

Il rendimento realizzato dalle principali 30 società di gestione del Continente ha infatti raggiunto negli ultimi 12 mesi il 13,3% e per questo si colloca al secondo posto, alle spalle del 2019, nell’ideale classifica stilata da quando la statistica viene rilevata. Il bicchiere rischia tuttavia di apparire riempito soltanto per metà o poco più, quando si pensa che i rendimenti degli indici globali tradotti in euro hanno garantito nello stesso periodo rispettivamente il 27,2% per l’azionario (Msci World) e il 4,9% per l’obbligazionario (Bloomberg Global Aggregate).

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La spinta dell’azionario

Gran parte della rincorsa inscenata dalle Borse negli ultimi mesi ha del resto tratto l’accelerazione decisiva da un ristretto manipolo di azioni - le «magnifiche sette» del settore tecnologico hanno in particolare propiziato i record a ripetizione di Wall Street - che hanno raggiunto un peso mai visto in passato negli indici globali. Anche per questo motivo i fondi basati su strategie attive sono risultati spesso meno efficienti, oltre che più costosi, rispetto ai prodotti costruiti in modo da replicare la composizione dei listini.

Non è quindi certo un caso che in vetta all’ideale classifica dei rendimenti stilata sulla base delle rilevazioni Tosetti Value figurino gestori con portafogli dei clienti maggiormente orientati verso strumenti passivi o azionari. Blackrock, Vanguard e Morgan Stanley (peraltro tutti e tre provenienti dagli Stati Uniti) hanno per esempio registrato performance superiori alla media continentale, ponendosi alle spalle del solo fondo pensione svedese Sjunde che investe per la quasi totalità in equity.

Nel 2025 gestioni attive alla riscossa?

Le prime settimane del nuovo anno, ancora all’insegna dell’avanzata per le Borse, sembrano aver in parte invertito i rapporti di forza. Non senza sorpresa, l’Europa sovraperforma per il momento gli Stati Uniti nonostante la serie di incertezze che avvolgono la sua economia e gli sviluppi politici, mentre all’interno della stessa Wall Street si assiste a un rimescolamento di carte a vantaggio delle società finora rimaste più ai margini del rally. Tutto questo potrebbe favorire un ritorno in auge dei prodotti basati sulla selezione dei titoli rispetto a Etf e strumenti passivi, che dovrà essere valutato nei mesi a venire.

Il ritardo (giustificato) dell’Italia

In un contesto simile il rendimento annuale dell’8,7% spuntato in media dalle dieci principali società di gestione italiane appare coerente con la composizione dei loro portafogli, che come è noto sono sbilanciati in modo maggiore verso quella componente obbligazionaria che offre ritorni inferiori negli anni «Toro» come il 2024. Dietro al ritardo maturato nei confronti dell’Europa si nasconde infatti anzitutto un’esposizione verso l’azionario quasi dimezzata (26,6% a confronto del 52,3%) rispetto alla media continentale. E a sostegno della tesi giungono i risultati ottenuti dal gruppo Mediolanum, che con un rendimento del 12,2% avvicina la media europea, grazie a una quota equity che supera il 47% e nonostante un profilo commissionale più elevato per i propri prodotti.

Occhio ai costi

Il tema delle spese correnti che gravano sui fondi, anch’esse tallone d’Achille perché notevolmente superiori (1,48% annuo contro 0,85%) rispetto all’Europa, non sembrerebbe aver in questo caso esercitato un peso altrettanto marcato. Torna purtroppo di stretta attualità quando la base del confronto parte dal 2018, da quando cioè Tosetti Value procede con la propria analisi. Il solco scavato nei confronti degli altri gestori che distribuiscono prodotti su scala continentale è in questo caso ben più profondo, soprattutto a causa delle commissioni che si sono accumulate in sette anni. E rischia di diventare incolmabile, senza un reale impegno a invertire la tendenza dei costi.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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