Fondo di Garanzia Pmi: default stabili ma eventi di rischio in leggero aumento
Nei primi mesi del 2025 in netta crescita le garanzie alle medie imprese. Ulteriori benefici potrebbero arrivare con l’aiuto delle Regioni
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In una fase in cui l’andamento dell’economia non è così brillante, il ricorso al credito può rappresentare un fondamentale fattore di sostentamento e di crescita, soprattutto per le microimprese che non dispongono di sufficienti capitali propri e corrono il rischio di scivolare nell’area grigia dell’insolvenza o, nel peggiore dei casi, di affidarsi al mercato del credito illegale.
Il numero di imprese che accede alla composizione negoziata delle crisi è in costante aumento. Secondo i dati di Unioncamere, a metà novembre scorso, nel 2024 sono state presentate 1.963 istanze, con un incremento di oltre 100 nuove istanze nell’ultimo mese e una crescita del 60% nei primi tre trimestri del 2024 rispetto all’anno precedente. Le regioni con il maggior numero di istanze sono la Lombardia (436), il Lazio (208), l’Emilia-Romagna (193) e il Veneto (168), che insieme rappresentano oltre il 50% del totale. I casi archiviati con esito favorevole sono aumentati considerevolmente, passando da 83 nel novembre 2023 a 210 nel novembre 2024, portando il tasso di successo medio della composizione negoziata al 20,5%.
L’aiuto statale
In questo contesto il Fondo di Garanzia per le Pmi (Fdg) rimane al centro dell’attenzione. Secondo uno studio congiunto tra Kpmg e il Gruppo Nsa, nei primi due mesi dell’anno i default e gli eventi di rischio si sono mantenuti stabili rispetto alla fine del 2024. «Analizzando i bilanci delle società di capitali che hanno presentato domanda di accesso al Fondo di Garanzia - spiega Domenico Torini, partner di Kpmg - abbiamo stimato che l’ammontare delle garanzie pagate dal MedioCredito Centrale per i default registrati nei primi due mesi del 2025 dovrebbe attestarsi intorno ai 500 milioni di euro, in linea con i livelli di fine 2024». Gli eventi di rischio, ovvero quei finanziamenti per cui i beneficiari hanno accumulato almeno tre rate non pagate consecutive, ma che non necessariamente sfoceranno in default, mostrano una leggera crescita che tuttavia non desta preoccupazione. «La nostra stima - prosegue Torini - indica che il numero di imprese in difficoltà potrebbe aumentare di qualche punto percentuale, portando il valore complessivo di questi eventi a circa 800 milioni di euro».
I crediti garantiti non destano quindi particolari preoccupazioni, le banche stanno gestendo con attenzione il credito, dando alla garanzia la giusta importanza, nella valutazione del merito di credito. «I tempi di risposta dell’ente gestore - dichiara Gaetano Stio, presidente del Gruppo Nsa, rimangono sempre piuttosto efficienti ma miglioreranno, perché caleranno le escussioni sulle operazioni da 30mila euro (le cosiddette lettere m), che hanno impegnato profondamente l’organizzazione del MedioCredito Centrale».
Questione di rating
Lo studio analizza anche i rating delle aziende finanziate con la garanzia pubblica del fondo. Come emerge dall’analisi il posizionamento dei finanziamenti erogati è sbilanciato verso un rischio medio basso, forse per via del calo della garanzia sulla liquidità. Le banche tendono a sostenere le imprese migliori, lasciando sul mercato, quelle a maggiore rischio che, forse, in molti casi, con un finanziamento per liquidità, magari con una garanzia del 70-80% come in passato, potrebbero riprendersi. «Le banche - continua Stio - tendono a finanziare le imprese che considerano migliori sotto il profilo dell’affidabilità creditizia. Infatti l’erogato alle medie imprese nei primi due mesi del 2025 è salito del 191% rispetto allo stesso periodo del 2024, passando da 426 milioni a 1.2 miliardi di euro e le operazioni sono passate da 929 a 2.014, con un aumento del 117%. Mentre l’importo garantito sale addirittura del 209%. Per le piccole imprese, invece, la crescita si attesta al 29% del finanziato e al 15% delle operazioni, mentre per le micro imprese le percentuali scendono al 5% per l’erogato e al 13% per il numero di operazioni».


