L’Iran rischia di diventare l’Alcatraz di Trump
di Giuliano Noci
di Daniele Bellasio
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Il presidente Attilio Fontana, di ritorno da un incontro a Livigno, dove c’è neve e inizia il freddo, anticipa al Sole 24 Ore l’idea di un evento pensato «come il luogo dove dovrebbe nascere il futuro della Lombardia», il 28 novembre all’Hangar Bicocca, con un confronto tra gli assessorati, le imprese, la società civile e la politica: «È la nostra proposta per il futuro della Regione a confronto con le migliori menti della finanza, dell’imprenditoria, dell’Università, della Ricerca, per ascoltare le loro idee e cercare di fare la sintesi».
Vuole dunque parlare di futuro Fontana, ma l’intervista, nella sua prima domanda, è giusto che parta dal recente passato.
Che cosa è successo con Letizia Moratti?
L’assessore Moratti ha fatto una scelta diversa, ha deciso di rivolgere le proprie attenzioni al centrosinistra e ha abbandonato la Giunta. Non ci sono altre spiegazioni, tenuto conto che non c’è mai stato, nel merito delle decisioni assunte, alcun tipo di contrasto.
Per guardare al futuro, che Lombardia sarà?
Noi, come Regione, abbiamo la nostra idea: una “grande smart-land”, un territorio iperconnesso che dia i servizi ai propri cittadini presso il luogo in cui risiedono e a tutti la possibilità di realizzare i propri sogni e le proprie iniziative, una Regione che guardi all’innovazione e alla ricerca, penso a Mind e alle tante iniziative di rigenerazione urbana, una rigenerazione che non deve essere letta come soltanto urbanistica, ma anche sociale, una Regione che sia più inclusiva e non lasci indietro nessuno.
Come costruirla?
Dobbiamo puntare sulle competenze, sfruttare maggiormente le nostre Università, valorizzare i nostri centri di ricerca. E poi io vedo una Regione votata alla semplificazione.