Decreto Cutro

Formazione in patria per 4.818 lavoratori in 15 Paesi extra Ue

Sono 508 coloro che hanno già concluso il percorso formativo all’estero ma le procedure per l’ingresso in Italia possono durare mesi

di Bianca Lucia Mazzei e Valentina Melis

(Adobe Stock)

3' min read

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Sono 4.818 in 15 Stati diversi le persone coinvolte daiprogetti di formazione per lavoratori extra Ue approvati dal ministero del Lavoro, in base al decreto Cutro (Dl 20/2023, convertito dalla legge 50). Decreto che consente ai lavoratori formati in patria di arrivare in Italia al di fuori delle quote previste dai flussi annuali. Aprendo così per gli imprenditori una via alternativa alle strettoie dei click day.

I settori più rappresentati sono quelli tradizionali dei decreti flussi, come l’edilizia e i trasporti. Molti progetti di formazione in patria, però, riguardano la cantieristica navale (Sri Lanka, Egitto, Filippine e Ghana), il tessile (Etiopia, Bangladesh, Marocco) e le telecomunicazioni.

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Destinatari

Dei quasi 5mila destinatari dei 31 programmi formativi approvati dal ministero, 1.171 hanno cominciato le lezioni e 508 hanno già concluso il percorso. Non tutti sono però arrivati in Italia perché, una volta ultimata la formazione, i lavoratori devono attendere il rilascio del nulla osta del ministero dell’Interno e poi il visto d’ingresso da parte delle rappresentanze diplomatiche italiane. Insomma, la procedura può durare mesi e non garantisce una corsia preferenziale rispetto ai click day, nonostante queste persone siano state formate con fondi privati e sulla base di progetti promossi da categorie produttive, agenzie per il lavoro ed enti del Terzo settore.

IL BILANCIO

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Paesi coinvolti

Il Paese con il maggior numero di lavoratori coinvolti è la Tunisia, dove sono previste sei iniziative rivolte a 2.500 lavoratori, per la maggior parte nell’edilizia e nell’impiantistica, ma anche nella meccanica, nelle telecomunicazioni e nei trasporti.

Un grosso contingente sarà formato nelle Filippine, dove due progetti ampi sono stati proposti e sono condotti dall’agenzia per il lavoro e società benefit Orienta Spa. «I due progetti nelle Filippine coinvolgono 240 lavoratori nella cantieristica navale e 760 nell’edilizia, nella meccanica, nelle telecomunicazioni», spiega Federico Biazzo, training manager e componente del Cda di Orienta Spa. «Formeremo altri 500 lavoratori in Egitto, nella cantieristica navale e nel settore Oil & gas – prosegue –. Per ora sono arrivati in Italia 100 lavoratori da questi due Paesi. Altri 100 hanno completato la formazione, ma da due mesi siamo in attesa dei nulla osta. In 90 stanno invece finendo i corsi. Uno dei settori che sta prendendo piede anche per gli interventi avviati con il Pnrr, è quello delle telecomunicazioni, per il quale stiamo formando posatori di cavi, escavatoristi, tecnici di fibra ottica e giuntisti».

Chi entra in Italia dopo la formazione all’estero è normalmente avviato al lavoro con la formula dellasomministrazione, ma la prospettiva di una stabilizzazione è concreta. «I lavoratori che avevamo fatto arrivare in Italia dall’estero nel 2023 con il decreto flussi – spiega ancora Federico Biazzo – hanno ottenuto per il 90% il contratto a tempo indeterminato».

Dall’Albania al Ghana

Randstad Italia sta invece portando avanti progetti in Albania, Egitto, Kenya e Perù e ne sta definendo altri in India e in Ghana. «Selezioniamo personale che ha già competenze ed esperienze consolidate», spiega Arnaldo Carignano, Talent director di Randstad in Italia e responsabile del progetto cross boarding. «Sono profili che in Italia richiederebbero almeno il diploma – continua – e abbiamo trovato professionalità di altissimo livello». L’assunzione iniziale è di un anno con rinnovo di un altro anno ed è prevista la copertura dell’alloggio per sei mesi. «I primi lavoratori – aggiunge Carignano – arriveranno a fine aprile. Noi li supportiamo nell’inserimento perché l’immigrazione gestita bene è una soluzione importante, di fronte alla carenza di manodopera e al calo demografico».

Il personale qualificato che dovrà lavorare nell’information technology è anche al centro del progetto in Uganda di Fondazione italiana Accenture Ets. «Hanno concluso il corso in 21 – racconta Simona Torre, direttore generale della Fondazione – e ora sono in attesa del rilascio dei visti di ingresso. Sono tutti rifugiati in Uganda che provengono da Paesi in guerra. Cercavamo persone che avessero competenze ed esperienze pregresse: alcuni sono anche laureati».


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