All’Assemblée

Francia: Bayrou riapre la discussione sulle pensioni

Il primo ministro «apre» alla sinistra moderata, pur rifiutando la richiesta di sospendere il nuovo sistema

Il primo ministro francese François Bayrou all’Assemblée Nationale mentre descrive la politica generale del suo Governo

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François Bayrou riapre la discussione sulla riforma delle pensioni francese. Non la sospende, ma promette che sarà rivalutata, in cerca di soluzioni diverse. Il primo ministro francese, che ha illustrato la politica del nuovo governo all’Assemblée, apre quindi alla sinistra, ai socialisti innanzitutto, che fino all’ultimo momento hanno insistito perché ci fosse almeno un segnale, nel suo discorso, che permettesse loro di non votare la censure, già presentata dalla France Insoumise. Il fondatore di Lfi, Jean Luc Mélenchon è stato l’unico rappresentante dell’opposizione citato da Bayrou, che ha detto di non condividere la sua strategia di «conflittuarizzare tutto», quasi a sottolinearne la sterilità di questo approccio.

I socialisti sembrano disponibili a discutere, anche se non hanno preso ufficialmente impegni sulla censura. «Resteremo all’opposizione», ha detto il presidente del gruppo Boris Vallaud. «Questo governo non è il nostro, la vostra politica non è la nostra, il vostro budget non è quello che la sinistra ha sostenuto». Ha anche chiesto al governo: «Cosa preferite, il bastone e il guinzaglio dei maestri cantori del Rassemblement National, o la responsabilità repubblicana al costo di esigenti negoziati con la sinistra?». Il partito però parteciperà ai colloqui, pur ribadendo che «il nostro obiettivo resta l’abrogazione delle pensioni a 64 anni» (l’età pensionistica di riferimento era fissata a 62 anni prima della riforma). Bayrou ha confermato che non ci saranno temi tabù, ma in serata, il segretario generale Olivier Faure ha detto: «Voteremo la censura a meno che non avremo risposte chiare e la possibilità di dire: sì, è un dibattito sincero». Alcuni deputati ecologisti e comunisti, due forze politiche che hanno partecipato nei giorni scorsi a incontri preliminari con Bayrou, hanno firmato una mozione di censure presentata da alcuni parlamentari di Lfi.

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La sinistra moderata aveva chiesto in realtà una sospensione della riforma, che i francesi non amano, ma Bayrou non ha ceduto. Anche la revisione dovrà tener conto, ha spiegato, della situazione delle finanze del sistema previdenziale. Dei mille miliardi di debito aggiuntivo negli ultimi dieci anni, ha detto, almeno 500 sono legati alle pensioni. In un momento in cui la Francia mantiene l’obiettivo di riportare il deficit al 3% nel 2029, e fissa al 5,4% il disavanzo del 2025, occorrerà tenerne conto.

La revisione seguirà però, ha spiegato il primo ministro, «un metodo inedito e un po’ radicale». Si aprirà un cantiere con le parti sociali «per un tempo limitato e in condizioni trasparenti». Si discuterà di tutto, ha detto, senza chiusure. Allo stesso tempo, si creerà da venerdì una delegazioni permanente delle forze politiche, con un orizzonte temporale di tre mesi, per «cercare la strada di una riforma nuova». Nella consapevolezza che «la riforma delle pensioni è vitale per il nostro paese e il nostro modello sociale».

Verso una riduzione delle spese

Sarà inevitabile che il budget sia orientato a una riduzione delle spese. Il debito, ha detto Bayrou, è una «spada di Damocle», ed è immorale perché scarica «sui nostri figli» non il peso di investimenti di cui anche loro potranno beneficiare, ma quello delle attuali spese correnti. Ci sono mille agenzie o organi statali, per esempio, alle quali sono affidate funzioni pubbliche, «È un labirinto». Sarà inoltre creato un Fondo speciale interamente dedicato alla riforma dello Stato.

Bayrou ha anche aperto a una revisione del sistema elettorale in modo proporzionale, i cui contorni non sono stati disegnati, anche se il primo ministro ha voluto esprimere la sua preferenza per un sistema che mantenga il legame con il territorio. Sarà inoltre istituita una Banca della democrazia «perché il finanziamento dei partiti politici non dipenda dalle scelte di banche private, ma possa eventualmente essere fatto da organismi pubblici sotto il controllo del Parlamento».

Sul tema della sicurezza, molto sentito in Francia in questo periodo, Bayrou ha «auspicato una stretta collaborazione» tra il ministero della Giustizia, affidato al macroniano (di destra) Gérald Darmanin, ex ministro degli Interni, e l’attuale ministro degli Interni il républicain (di destra) Bruno Retailleau, nella consapevolezza che «l’autorità dello Stato è quella dello Stato di diritto»; il quale «non è uno stato di debolezza», un riferimento chiaro alle polemiche di Retailleau che nelle scorse settimane – quasi in sintonia con il Rassemblement national di Marine Le Pen – ha messo in questione lo Stato di diritto ed è stato difeso dalla totalità dei parlamentari del suo partito. Centrale sarà anche il tema dell’immigrazione che, ha detto, è una questione «di proporzioni». È importante, ha detto Bayrou, che chi arrivi in Francia rispetti «la libertà delle donne, e coloro che credono in modo diverso o non credono».

Più in generale, Bayrou ha voluto ricostruire il ruolo della Francia, e dell’Europa, in un mondo in cui «la forza della legge è stata sostituita dalla legge della forza», e i riferimenti attesi alla Russia e alla Cina sono stati arricchiti da un chiaro accenno agli Stati Uniti di Donald Trump e di Elon Musk. È una situazione che, ha detto, chiede all’Europa di diventare «una comunità strategica, una potenza politica e di difesa all’altezza della potenza economica che dovrebbe diventare», anche seguendo il rapporto elaborato da Mario Draghi. «L’indipendenza della Francia, ha detto, dipende da quella dell’Europa, e la prosperità della Francia dipende da quella dell’Europa».

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