Firenze

Frankenthaler, la rivincita del colore

In mostra a Palazzo Strozzi con 30 opere in prestito da musei di mezzo mondo. Mercato ancora sottovalutato rispetto agli artisti compagni di strada

di Laura Traversi

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Helen Frankenthaler, Mountains and Sea, 1952. Washington, D.C., National Gallery of Art.

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Aperta a Firenze, in Palazzo Strozzi, la rassegna su Helen Frankenthaler (New York 1928-Connecticut 2011), con 30 opere e prestiti da Metropolitan Museum di New York, Tate Modern di Londra e National Gallery of Art di Washington (sue opere sono in 148 musei) oltre che dall’omonimo Archivio, la Helen Frankenthaler Foundation, che dal 2013 ne promuove la conoscenza presso il collezionismo internazionale. L’esposizione «Dipingere senza regole» dal 27 settembre al 26 gennaio 2025 è curata dal responsabile del Catalogue Raisonné, Douglas Dreishpoon.

La Scuola di New York

Frankenthaler diede un sostanziale contributo alla Scuola di New York e alla Color Field Painting. In parallelo colle ricerche di Mark Rothko ma anche in contrappunto con esse, tra “controllo e fantasia poetica” ad esempio della tecnica “soak-stain” (imbibizione a macchia) dei suoi panorami, basata sulla diffusione del colore in enormi tele e carte, sperimentando fuori delle regole in campiture sia liquide che viscose, usando ogni tipo di strumento, dalle secchiate ai rastrelli.

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Era la seconda generazione con la “nuova” tendenza dell’Espressionismo astratto Usa degli anni Cinquanta, basata su vaste ed intense campiture cromatiche. Frankenthaler guardava alla pittura di paesaggio impressionista ed europea, a Tiziano e Manet, come si vide nella mostra a Venezia, Palazzo Grimani (2019).

A Firenze sono esposte opere tra gli anni ’50 e ’90 ed oltre (fino al 2002) ordinate di decennio in decennio, inclusi pezzi di proprietà della pittrice fatti da celebri artisti ed amici quali Anthony Caro, Louis Morris e Kenneth Noland (che ne ripresero la tecnica), Robert Motherwell, Jackson Pollock, Mark Rothko, David Smith, Anne Truitt. 

Era una di loro, fu compagna del critico Clement Greenberg e moglie di Robert Motherwell, la sostennero e lei li sostenne. Ma sin qui, come Joan Mitchell - che tanto amava Cézanne, De Stael, Van Gogh e Monet- e Lee Krasner -moglie e angelo protettore di Jackson Pollock - hanno mancato il giusto riconoscimento sul piano dei valori di mercato. Per Frankenthaler il record assoluto è a poco meno di 7 milioni di euro, diritti inclusi, a molta distanza dalle vette di Cy Twombly, Franz Kline e Willem de Kooning, che registrano picchi tra 20-62 milioni di euro.

Helen Frankenthaler, Ocean Drive West 1 1974, acrilico su tela cm 238,8 × 365,8 New York, Helen Frankenthaler Foundation © 2024 Helen Frankenthaler Foundation, Inc. / Artists Rights Society (ARS), New York.

Il mercato da conquistare

Perché questa sottovalutazione? Anche se appare strutturale a tutto il gruppo di artiste e non sufficientemente indagata, pare aver avuto concause molteplici. Dallo sforzo/concentrazione sulla produzione del compagno di vita e lavoro, nella coppia Krasner-Pollock. Alla disattenzione del collezionismo/mercato per Joan Mitchell - vicina a W. De Kooning fin dai ’40 e moglie di Jean Paul Riopelle - che vedeva pagati molto meno i suoi lavori rispetto al marito, mentre oggi hanno quotazioni comparabili. Fino alla volontaria ritrosia a difendere la propria produzione di Mary Callery, più collezionista che lottatrice.

Per Frankenthaler, malgrado sessanta anni di attività artistica, le cose sono cambiate dopo la morte, con l’ ingresso nella gestione del suo lascito, in coordinamento coll’omonima Fondazione, della galleria globale di Larry Gagosian, dal 2012. Che le ha dedicato da allora 20 mostre, l’ultima delle quali apre il 30 settembre a Roma. In asta, nel periodo 1980- 2019 sono transitati 551 lotti, con fatturato complessivo di oltre 110 milioni di dollari. Ed è da quando Gagosian ne coordina l’immissione sul mercato che l’ artista ha ottenuto in asta ben 21 aggiudicazioni sopra il milione.

Helen Frankenthaler, Open Wall 1953 olio su tela cm 136,5 × 332,7 New York, Helen Frankenthaler Foundation © 2024 Helen Frankenthaler Foundation, Inc. / Artists Rights Society (ARS), New York.

Un ponte tra le culture

La critica ha individuato da tempo per lei e le altre artiste della seconda generazione dell’Astrattismo americano una funzione di ponte tra Usa ed Europa, misconosciuta a paragone dei miti maschili dell’Action Painting. Se è vero che, durante la guerra fredda, nel successo dell’arte americana alla Biennale di Venezia (1948 e 1950) e nel trasferimento da Parigi a New York del centro di gravitazione dell’ arte mondiale entrò anche il sostegno della Cia (come ben documentato da Frances Stonor Saunders nel libro «La guerra fredda culturale. La Cia e il mondo delle lettere e delle arti»), oggi l’opera innovativa di questetartiste ha un valore più tangibile e finalmente più storicizzato. Queste artiste hanno dato un impulso decisivo alla loro generazione e a quelle successive, restituendo quanto trasmesso, ad esempio, da Hans Hofmann (1880-1966), esponente di spicco dell’Espressionismo astratto Usa, che insegnò a lungo presso la scuola di New York e a Provincetown, Massachussetts. Con Frankenthaler e le altre si raccolsero i frutti d quel raccordo colle principali correnti artistiche europee dei primi del Novecento (Fauvismo, Cubismo, Puntinismo), che Hofmann aveva portato oltre oceano quando aveva lasciato l’omonima Accademia di Monaco di Baviera (1915-1930) per emigrare negli States.

L’attenzione del mercato verso questa artista d’eccezione, come verso le altre figure del gruppo, è divenuta via via più forte, aumentando soprattutto negli ultimi anni, nella convinzione che le quotazioni siano destinate a salire e ad eguagliare quelle dei compagni di strada. In combinata con importanti mostre istituzionali, ai vertici del mercato mondiale si sono attivate altre grandi gallerie internazionali: di Joan Mitchell e Lee Krasner si occupano rispettivamente Kasmin Gallery e David Zwirner

Helen Frankenthaler, The Rake’s Progress 1991 (part.) acrilico su tela. Helen Frankenthaler Foundation © 2024 Helen Frankenthaler Foundation, Inc. / Artists Rights Society (ARS), New York

Puntuali, ogni volta che i valori di mercato crescono, da qualche anno fanno capolino soprattutto sul web, piccoli falsi sia per Frankenthaler che per Mitchell: pastelli su carta e talvolta “pastiches”, ovvero combinazioni di citazioni che confondono - con esiti modesti ma sufficientemente seducenti da ingannare gli inesperti - segni, textures sia materiche che liquide, forme di gestualità e quant’altro gradito alla sensibilità contemporanea “post-war”.

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