Fratzscher (Diw): «La Germania non è il malato d’Europa ma ha commesso molti errori»
In questa intervista, l’autorevole economista tedesco Marcel Fratzscher prescrive un forte aumento degli investimenti pubblici per far uscire la Germania dalla stagnazione.
di Isabella Bufacchi
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La Germania è di nuovo il malato d’Europa?
La Germania non è il malato d’Europa. La Germania si trova in una situazione difficile e potrebbe diventare il malato d’Europa in futuro se prendesse le decisioni sbagliate. L’economia tedesca ha avuto un decennio di grande successo, dal 2010 al 2020: forte crescita, aumento dell’occupazione, le aziende esportatrici hanno incrementato la loro quota di mercato nel mondo. Ma ora l’industria tedesca è in ritardo nella trasformazione. In questo la Germania ha commesso tre errori: ritardi nella protezione del clima e nelle tecnologie verdi, ritardi nella digitalizzazione e troppi rischi nell'affidarsi troppo alla Cina per le catene di approvvigionamento e alla Russia per l’energia... Ora spetta all’industria tedesca riparare questi errori. Sono certo che l’industria tedesca abbia tutti i requisiti per farlo con successo.
La Germania deve cambiare il suo famoso modello economico, perché oramai obsoleto, superato dai tempi?
No, il modello economico della Germania è molto buono. Il problema non è l’elevata quota di esportazioni. Circa la metà di tutta la produzione tedesca viene esportata. Le imprese tedesche e la nostra società beneficiano della crescita della Cina, dell’India che sta crescendo rapidamente, di altri Paesi asiatici come l’Indonesia e di altre parti del mondo. Il modello economico tedesco è di grande successo ed è quello giusto. Ma l’industria tedesca è stata troppo lenta nell'adeguarsi e adattarsi ai cambiamenti e ora le aziende tedesche devono riconquistare la loro leadership tecnologica nel mondo.
L’industria automobilistica tedesca, in particolare, è rimasta indietro nella mobilità elettrica ed è in ritardo nelle auto elettriche: i problemi dell’industria automobilistica tedesca gravano negativamente sul Pil tedesco?
Sì, attualmente l’industria automobilistica sta contribuendo in modo negativo alla crescita perché si sta contraendo, come i servizi si sono contratti circa un anno fa, durante la pandemia. Nel breve termine, l’industria automobilistica non contribuisce al nostro Pil. Sul lungo termine, non sappiamo. L’industria auto tedesca ha avuto molto successo negli ultimi 15 anni, aumentando la sua quota di mercato a livello mondiale. Ma è arrivata tardi alla trasformazione in e-mobilità e auto elettriche. Ha commesso l’errore di affidarsi troppo a lungo ai motori a combustione. E ha scommesso troppo sulla Cina: il 40% dei profitti di Volkswagen è in Cina, il 30% di Mercedes e Bmw. Sono tutti errori che l’industria deve correggere. Ma non sono pessimista sul futuro dell’industria automobilistica tedesca: ce la faranno, anche se saranno necessari grandi investimenti e grandi cambiamenti.
La crisi energetica ha peggiorato la situazione per le aziende tedesche, che già si lamentavano per le tasse sulle società, perché “troppo alte”. Le imprese chiedono sempre di più allo Stato.
La narrativa che le aziende e le lobby tedesche stanno proponendo per ottenere più soldi dal governo, con sgravi fiscali e sussidi con tetti ai prezzi dell’energia, è sbagliata. Negli ultimi 3,5 anni, prima per la pandemia poi per la crisi energetica, nessun altro governo al mondo ha elargito denaro all’industria come ha fatto il governo tedesco, ingenti somme di denaro sono andate alle imprese. I nostri vicini europei si sono lamentati, considerandola concorrenza sleale. Non vedo alcun motivo per cui le aziende tedesche debbano lamentarsi, al contrario. Inoltre, i costi energetici e le imposte sulle società non sono mai stati bassi in Germania, non sono mai stati un vantaggio competitivo, soprattutto rispetto a Stati Uniti e Cina. Lo Stato deve fare altro, deve migliorare l’ambiente per le imprese in altro modo: deregolamentazione e maggiori investimenti in infrastrutture digitali, istruzione e innovazione.
Per evitare di diventare il malato d’Europa, la Germania quindi deve fare enormi investimenti pubblici…
Investimenti pubblici nel futuro sono per me l'equivalente di una politica fiscale intelligente, solida e responsabile. Investimenti sufficienti in infrastrutture, innovazione, istruzione e nuove tecnologie sono per me l’equivalente di disciplina fiscale. Ed è qui che i governi non hanno fatto abbastanza negli ultimi 20 anni. Gli investimenti pubblici netti in Germania sono stati negativi in ciascuno degli ultimi 20 anni, il deprezzamento dello stock di capitale è stato maggiore ogni anno negli ultimi due decenni. Questo è stato un problema per le aziende private, che non hanno infrastrutture e lavoratori qualificati dato che il sistema educativo è in declino: i bassi investimenti pubblici hanno aumentato i problemi di competitività dell’economia tedesca. I governi che non investono nel futuro sono quelli che aumenteranno i deficit negli anni a venire, sacrificando posti di lavoro e riducendo il benessere.


