Il graffio del lunedì

Frena tu che freno anch’io. Il Napoli non allunga. Per l’Inter stasera prova verità con la Fiorentina

L’attaccante del Napoli Noah Okafor (R) in azione durante la partita di calcio della Serie A italiana SSC Napoli vs Udinese Calcio allo stadio Diego Armando Maradona di Napoli il 9 febbraio 2025.  (ANSA / Cesare Abbate)

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Tutto bene lassù in vetta? Ma di cosa soffrite? Di vertigini? Di angosce da primato? Di qualche strana allergia che colpisce le prime della classe?

Dopo il crollo dell’Inter a Firenze (stasera al rivincita a San Siro) anche il Napoli non sfrutta una ottima occasione per allungare. E non va oltre a un mediocre pareggio casalingo (1-1) con l’Udinese che esce dal Maradona tra gli applausi. Bravi i friulani, lestissimi a replicare con Ekkelenkam al vantaggio partenopeo di McTominay, ma il Napoli ha le sue responsabilità. Soprattutto una: di non aver preso in mano la partita dopo aver segnato. Era già successo la settimana scorsa con la Roma, ma almeno con i giallorossi il pareggio era arrivato ai titoli di coda.

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Questa volta invece l’Udinese, grazie anche a un pasticcio difensivo del Napoli, si è tolta il pensiero pareggiando dopo solo tre minuti. E nella ripresa, quando gli azzurri avrebbero dovuto alzare il tiro, sono stati invece friulani a mettere all’angolo i padroni di casa. Due pareggi in due domeniche consecutive, quando si è in vetta, fanno scattare naturalmente un primo allarme, anche se Conte ha poi cercato di rasserenare un ambiente facilmente umorale dicendo che è comunque “un buon punto”.

Cose che si dicono, per tener su la truppa. Ma nelle private stanze è probabile che Conte abbia adottato ben altri toni. L’unica attenuante- l’infortunio di Spinazzola (lesione al gluteo) prima dell’inizio- non basta però a giustificare una prova tanto opaca.

Conte nella ripresa ha cambiato tutta la prima linea, ma senza risultati apprezzabili. Morale? Che qualche rimpianto è inevitabile. Gli azzurri restano in vetta (55) ma se stasera l’Inter (51) fa bottino pieno coi viola, al Napoli resterà solo una lunghezza di vantaggio. Tutti i giochi insomma sono aperti. Perfino per l’Atalanta, terza in scia a quota 50.

Prova del nove per Inzaghi

E l’Inter? Mah, in attesa che stasera dimostri il contrario, non è un bel momento per la squadra di Inzaghi. Rigiocare subito contro i viola dopo la spazzolata presa a Firenze (3-0) può essere un ottimo modo per scacciare i fantasmi di una improvvisa sbandata, ma anche un crash test pericoloso se va di nuovo male.

Con l’Atalanta sul collo, l’Inter deve ritrovare quel mordente e quella compattezza che a Firenze sono svaniti nel nulla. Già nel derby con il Milan, pareggiando al 93’, non aveva brillato. Ma poi a Firenze. come da ammissione di Inzaghi, l’Inter non ha visto palla, con molti uomini chiave stanchi e mai reattivi. Probabilmente è solo un calo momentaneo ma intanto volano i primi stracci. Frattesi, per esempio, è diventato quasi un caso perchè i suoi inserimenti non graffiano più. Quando le cose vanno bene la rotazione si può infatti accettare, quando vanno male salgono invece i mugugni. E la voglia di andar via.

Poi ci sono i costi: il monte stipendi nerazzurro (206 milioni) è quello più alto di serie A. Dopo vengono la Juve (200), il Milan (163), la Roma (160), l’Atalanta (106) e il Napoli (104) che almeno guida la corsa allo scudetto. Quando si vince, ogni discorso economico viene tramandato ai posteri, quando invece si cade, come è successo all’Inter e prima all’Atalanta, tutti più o meno giustamente vengono a farti i conti in tasca.

Atalanta in gran spolvero

Dicevamo dell’’Atalanta, tornata a ruggire con il Verona (5-0) grazie anche al fragoroso poker di Retegui capocannoniere con 20 reti in 22 partite. Che dire? Che l’Atalanta è come quella vecchia pubblicità di Ercolino sempre in piedi. Più la butti giù e più risale su. Dopo l’eliminazione in Coppa Italia, i setti infortuni e una sola vittoria nelle ultime sei gare, molti rosiconi la davano già in terapia intensiva. Invece ora è di nuovo in gran spolvero. Gasperini si coccola i suoi gioielli ritornati luccicanti: se Retegui è il finalizzatore, De Keteleare è il creativo che apre le difese con le sue invenzioni.

Con l’Atalanta, risorge dalle ceneri anche il Milan, diventato improvvisamente una minaccia per le altre big dopo un mercato invernale ricco finalmente di acquisti importanti. Il 2-0 a Empoli, che porta i rossoneri a 38 punti con il solito asterisco (la partita con il Bologna) da recuperare, è maturato proprio nel momento in cui Conceicao ha calato i suoi assi, Pulisci, Gimenez e Leao, aggiunti a Joao Felix che era già in campo. Con questo Milan a trazione anteriore l’Empoli è miseramente naufragato sotto i colpi di Leao e Gimenez.

Il Milan punta alla rimonta

Il Diavolo è tornato Diavolo? Qualche raggio di sole si vede. La prima linea rossonera è davvero invidiabile. E rende ipotizzabile un riavvicinamento ai piani alti dell’Europa. L’unico problema è l’equilibrio. La difesa, se davanti non fanno filtro, rischia ancora di imbarcare. Sognare una rimonta non è impossibile. A patto però che remino tutti.

E la Juventus? Con Madama il discorso è diverso. A parte gli straordinari exploit di Kolo Muani, che da solo ha ribaltato il Como 2-1), i bianconeri non danno l’impressione di essere usciti dal loro personalissimo tunnel. Vincere fa bene, certo aumenta la famosa autostima. Però la Juve resta grigia, né carne né pesce, con strani saliscendi tra un tempo e l’altro. Come mai? Resta un mistero non svelato. Come peraltro resta il problema di Vlahovic, sempre più ai margini del progetto bianconero. Le sue smorfie in panchina dicono tutto. Ora arriva la Champions dove il serbo può giocarsi ancora qualche chances. Facile comunque che a giugno prenda altre strada

Lazio al galoppo, il Monza richiama Nesta

Mentre la Juve si arrovella sul suo futuro, la Lazio, strapazzando il Monza (5-1), la sorpassa rubandole il quarto posto a quota 45. Era dal 24 novembre che i biancocelesti non vincevano in casa. Il Monza attuale è davvero poca cosa, però i gol di Marusic, Pedro (doppietta) Castellanos e Dele-Bashiru incorniciano una prova quasi perfetta che rilancia la squadra di Baroni verso la Champions. Nella malaparata, non sapendo più cosa inventare, il Monza ha invece richiamato Nesta in panchina. Il calcio non smette mai di stupire.

Bene anche la Roma che passa a Venezia con un rigore di Dybala proseguendo la sua risalita. La squadra di Ranieri è all’ottavo risultato utile consecutivo. Un cammino straordinario considerando lo sprofondo in cui in autunno era finita la Roma. Infine il Bologna che, pareggiando (0-0) con il Lecce, raggiunge il Milan al settimo posto. Sorpasso mancato. Un’occasione persa.

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