Fridays For Future: «Serve una giustizia climatica. Le persone vogliono il cambiamento»
Una delle portavoci del movimento dei giovani per il clima parla delle priorità in vista della Cop26 e spiega la mobilitazione di piazza perché serve consapevolezza e dalle conferenze non arrivano le risposte
di Alessandra Capozzi
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(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - A pochi giorni dall'avvio della Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, la Cop26, i giovani di Fridays For Future rimarcano le loro priorità: trattare la crisi climatica come un'emergenza, sbloccare il fondo da 100 miliardi annui per i Paesi in via di sviluppo e abbandonare immediatamente i carburanti fossili.
Laura Vallaro, una dei portavoce di Fridays For Future Italia parla in un'intervista a SustainEconomy.24, report di Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School delle richieste di cambiamento per una giustizia climatica e più equità. In occasione del G20 il movimento sarà ancora in piazza perché c'è un aumento della cosapevolezza tra i cittadini. E perché le risposte, dice, non arriveranno dai parlamenti e dalle conferenze.
Mancano pochi giorni all'inizio di Cop26, per voi quali sono le priorità?
«Prima di tutto serve che la crisi climatica venga trattata realmente come una crisi e questo, come ci ah mostrato anche la pandemia, continua a non accadere perché viene trattata come un problema ma non come l'emergenza che minaccia le nostre vite. Dovrebbe essere il primo passo per poter reagire nel modo giusto. In vista di Cop26 si parla tanto di dare ai Paesi in via di sviluppo il fondo dei 100 miliardi annui, ma, anche in questo caso, una recente analisi ha dimostrato come, ancora quest'anno, probabilmente non si riuscirà a rispettare questo impegno e, se continuiamo così, lo rispetteremo soltanto nel 2023. Si ignorano le responsabilità che i Paesi occidentali hanno e dovrebbe essere il minimo indispensabile. Poi l'altro obiettivo davvero importante è quello di uscire dal carbone immediatamente ma anche da tutti i combustibili fossili, il petrolio e il gas. Il recente rapporto dell'Unep dice proprio che la produzione pianificata di combustibili fossili dai Paesi del mondo per il 2030 è ancora più del doppio di quello che sarebbe compatibile con un percorso per mantenere il riscaldamento nei limiti stabiliti dall'Accordo di Parigi. Poi i temi sono molteplici ma soprattutto serve focalizzarsi sul principio di giustizia climatica ed equità».
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