Mali, giunta e mercenari russi in bilico dopo il maxi-attacco di Jnim e ribelli
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
di Gerardo Pelosi
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È la telefonata che molti si aspettano, quella tra il presidente del Consiglio, Mario Draghi e il presidente cinese Xi Jinping. Da questo contatto e dai risultati che otterrà dipende in buona parte la convocazione del G20 straordinario sull'Afghanistan voluto dall'Italia. Un vertice politico che trasformerebbe però il G20 da formato dedicato essenzialmente a temi economici in un foro più ampio, una sorta di G7 allargato. Ma la telefonata non è stata ancora ufficialmente programmata anche se potrebbe arrivare nei prossimi giorni.
Dalle prime indiscrezioni sembra che i cinesi non siano così propensi ad affrontare temi politici nel G20. Difficile poi escludere dal vertice straordinario alcuni Paesi dell'area. Ma qui sorgerebbero altri problemi. Il Pakistan gioca, ad esempio, un ruolo importante nelle vicende afghane ma associarlo all'esercizio del G20 straordinario potrebbe creare irritazione a New Delhi. così come l'Arabia saudita non gradirebbe affatto vedere seduti allo stesso tavolo i rappresentanti del Governo di Teheran. Insomma più tempo passa, più si fa largo negli ambienti di Palazzo Chigi la consapevolezza che un G20 straordinario entro le prossime due settimane possa rimanere un “wishful thinking”. Una bella idea ma di difficile realizzazione.
Intanto mentre sul fronte interno i ministeri della Difesa e dell'Interno si stanno attivando per l'accoglienza dei circa 5mila rifugiati afghani portati in Italia, la Farnesina prosegue la sua attività diplomatica. Ieri Di Maio ha partecipato a un vertice G7-Ue-Nato allargato al Qatar promosso dagli americani a poche ore dalla riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che si deve occupare della questione Afghanistan. In quella sede è in discussione una proposta francese e inglese per la creazione di una zona cuscinetto protetta intorno all'aeroporto per consentire l'effettuazione di corridoi umanitari in totale sicurezza per le evacuazioni.
Un invito all'unità arriva, nel frattempo, dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. «Restiamo uniti – scrive su Twitter il numero 1 della Nato - gli afghani che hanno lavorato con noi e sono a rischio devono avere un passaggio sicuro. La Nato resta impegnata a combattere il terrorismo con determinazione e solidarietà». Di unità e collaborazione (anche con Russia e Cina) contro il rischio terrorismo parla anche il ministro Di Maio che ha ringraziato il segretario di Stato Usa, Anthony Blinken «per aver convocato questo incontro, un’importante opportunità per discutere di una strategia condivisa. Come hanno dimostrato questi attacchi, la minaccia terroristica in Afghanistan è concreta e deve essere affrontata. È fondamentale mantenere una stretta cooperazione nell’affrontare la crisi afghana».
Secondo Di Maio infatti l’Afghanistan «non può diventare nuovamente un terreno fertile per il terrorismo e una minaccia alla sicurezza internazionale. Dobbiamo rimanere vigili e accertarci che i talebani rispettino l’impegno di impedire a qualsiasi gruppo terroristico di operare nel paese. A questo proposito, dobbiamo lavorare con tutte le parti che condividono questa stessa preoccupazione, a partire dai Paesi della regione e includendo Russia e Cina. Serve l’impegno di tutta la comunità internazionale».