Il vertice di Stresa

G7, Giorgetti frena: non c’è ancora l’intesa per aiutare l’Ucraina con i fondi russi

Il ministro Giorgetti, a chiusura del G7 finanziario, annuncia passi avanti ma non risolutivi. Sugli aiuti a Kiev, c’è «ottimismo della volontà»

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«C’è l’ottimismo della volontà». Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti lancia un messaggio speranzoso al termine del G7 Finanziario, che si è chiuso a Stresa, riguardo l’utilizzo degli extra-profitti dei beni russi congelati per garantire un finanziamento all’Ucraina. «C’è una volontà condivisa, dobbiamo basarci su quella - ha affermato durante la conferenza stampa con cui ha chiuso il G7 sotto la presidenza italiana -. Non dobbiamo arrenderci davanti alle difficoltà oggettive: non le nego, ma c’è la ferma determinazione ad arrivare a una soluzione».

Parole che, di fatto, raccontano che al G7 dei ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche centrali un’intesa su come utilizzare gli asset russi in futuro ancora non c’è. Tanti sono infatti i nodi legali da sbrogliare. «L’obiettivo è di coprire ancora per 2 o 3 anni il Gap del bilancio dell’Ucraina - spiega Giorgetti -. Non le spese militari, ma il gap di Bilancio. La proposta su cui lavoriamo è flessibile e pragmatica».

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Le sue parole, dunque, vanno a smorzare gli entusiasmi che erano arrivati mezz’ora prima della conferenza stampa finale, quando il ministro tedesco Christian Lindner aveva invece cantato un po’ più vittoria sul 2025 almeno: «Ora dobbiamo lavorare sulla base concreta, tecnica e legale - aveva detto -. Non abbiamo concordato sul principio ma sull’obiettivo di mantenere il finanziamento all’Ucraina nel 2025. Questo è il consenso. Ora dobbiamo lavorare sugli strumenti concreti».

Il nodo dei beni russi congelati

Quello degli aiuti all’Ucraina è stato uno dei temi più complessi affrontati a Stresa dal G7 finanziario. Il tema riguarda l’utilizzo dei proventi derivanti dai beni russi congelati (che ammontano a circa 300 miliardi in totale) per aiutare l’Ucraina. Il concetto chiave - per non violare il diritto internazionale - è che ad essere usati per aiutare Kiev non sono i beni russi, ma solo gli exraprofitti che quei beni generano. Non si tratta di confiscare i beni di uno Stato, in gran parte i titoli della banca centrale russa, ma di usare i profitti che producono. La possibilità di utilizzare gli extraprofitti riguarda inoltre non i titoli acquistati originariamente dalla Banca centrale russa, ma i nuovi investimenti realizzati alla loro scadenza. La gran parte dei titoli congelati è in custodia presso la società belga Euroclear. La decisione di reinvestire la liquidità alla scadenza dei titoli in custodia permetterà di generare gli “extraprofitti” da usare per l’Ucraina senza violare il diritto internazionale.

La proposta Usa, i nodi europei

L’Europa ha già messo a disposizione dell’Ucraina gli extraprofitti del 2024, ma sul futuro non ha ancora sbrogliato la matassa legale. Gli Stati Uniti dopo l’azione europea ha fatto un passo avanti: hanno proposto all’Europa (dove i titoli russi si trovano in gran parte) di erogare un prestito all’Ucraina garantito dagli extraprofitti che si genereranno nei prossimi 10 anni dai titoli russi congelati. E qui nasce il problema legale: il rischio di impegnare gli extraprofitti dei prossimi anni è legato a un eventuale fine della guerra e a un accordo di pace. Come si potrebbe continuare a garantire il prestito all’Ucraina, qualora l’eventuale accordo di pace con la Russia prevedesse lo smobilizzo di quei titoli congelati?  Questo è il nodo da sciogliere. Il tema è delicato. Si gioca in punta di diritto. «Si lavorerà nei prossimi giorni per cercare di arrivare con una proposta definita anche sul piano tecnico - ha spiegato Giorgetti in conferenza stampa -. Non è un percorso semplice, ma tutti i Paesi del G7 si stanno impegnando tantissimo».

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  • Morya Longo

    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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