a Stubaital

Gara in Austria, la classe ancestrale dei levrieri di tutto il mondo

di Antonio Criscione

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«Se dico a qualcuno che porto i miei levrieri a correre, mi guardano come un criminale». Andrea, che lavora in Svizzera e vive sul Lago Maggiore, spiega bene la sensazione che spesso hanno i proprietari di levrieri, che appunto hanno dei cani appartenenti a una “classe di lavoro”. In più razze esistono classi di bellezza separate da quelle di lavoro, ma solo quando si parla di levrieri infiamma la polemica. Ed è comprensibile, perché in alcuni paesi europei, come la Spagna, l’Irlanda e il Regno Unito, il giro delle scommesse rende questo mondo estremamente competitivo e i levrieri sono le vittime innocenti della follia degli umani. In questi contesti appena un cane non è più competitivo è qualcosa di cui liberarsi e le condizioni di stress a cui viene sottoposto sono pesanti. Una vita di sfruttamento finisce in modi spesso crudeli, a meno che uno di questi cani non finisca nel giro meritorio delle tante associazioni che si occupano di dare loro una famiglia.

Ma non è questo il caso del mondo delle corse di levrieri negli altri paesi europei e in Italia, nell’ambito della Federazione cinofila internazionale, di cui l’ente italiano, l’Enci fa parte. Qui non esistono scommesse e i levrieri vengono accompagnati a correre con lo stesso spirito con cui si accompagnano i figli a fare le gare di atletica. Si tratta di cani super curati, amati e che quando non correranno più (o se non avranno mai voglia di correre) resteranno amati e coccolati nelle famiglie in cui sono stati allevati. Angelo Anselmi, veterinario e titolare dell’allevamento Adelchi, è proprietario di Lionello, Piccolo Levriero Italiano (Pli) campione del mondo di racing (la corsa su pista circolare). Spiega Anselmi: «Le gare rappresentano delle prove attitudinali per i levrieri. Così come possono esserlo l’agility e l’obedience per altre razze canine. Inoltre in questo ambito ciò che prevale è la tutela del cane, perché si tratta di un animale di compagnia che vive in famiglia». Durante una competizione fatta di più manches, il levriero viene sottoposto a visita medica anche più volte. Il termine gara, con l’idea che porta con sé di spettacolo, non deve trarre in inganno: l’unico pubblico normalmente è quello costituito dagli stessi proprietari e, come si è detto, non ci sono scommesse. Si tratta appunto di corse amatoriali.

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Come avviene la corsa? Nell’ambito di quelle di cui parliamo il levriero non insegue una preda viva, ma uno zimbello di plastica e ormai anche il piccolo levriero italiano (la più piccola delle razze levriere), almeno nelle competizioni internazionali, è tenuto ad indossare la museruola, per evitare che la foga della “caccia” possa portare i cani a farsi reciprocamente del male. Anche in questo caso quindi nessuna manifestazione di tipo cruento. Aldo Cerletti, presidente del Circolo del piccolo levriero italiano a fine degli anni 80 e buona parte dei 90, titolare dell’allevamento Vertragus, ha venduto a suo tempo la sua Vertragus Leda a Nicola Trussardi. E ancora tra levrieristi infuria la polemica su che tipo di levriero sia quello che figura nel simbolo della casa di moda. Racconta Cerletti: «Era mio il primo Piccolo levriero che ha fatto la licenza di corsa in Italia. E l’ho fatto con grande piacere, perché si tratta di un modo naturale per sfogare l’istinto del levriero che è un cane da caccia a vista. Anche se per il Pli mi sembra più adatto il coursing che non il racing». E qui vengono introdotti due termini importanti: il coursing è una corsa che segue una linea spezzata e che simula appunto il movimento spezzato della lepre. Il racing è invece la corsa su circuito senza cambi di direzione.

E proprio di coursing è una recentissima manifestazione che si è svolta in Austria, nello Stubaital il 21 e il 22 gennaio. Anche se finora si è parlato solo di piccoli levrieri italiani (per un po’ di sano campanilismo e perché si tratta della razza meglio conosciuta da chi scrive che ne possiede uno). Ma in questa gara come in tutte le altre, in genere sono presente gran parte delle varianti di levriero: l’afgano, il russo (borzoi), il persiano (saluki), il whippet (inglese), alcuni galghi spagnoli. Il premio come miglior levriero di una delle due giornate (la domenica), Tagessieger, è andato proprio a un Piccolo levriero italiano: Adelchi Ghibli di Mario Santoni. Come si vede dalle foto della Gallery, si tratta di uno spettacolo di grande impatto visivo, nonostante si tratti di foto esclusivamente amatoriali fatte dal sottoscritto. Il levriero è un cane che esiste, in alcuni casi quasi senza cambiamenti, da millenni. Alcune pose del levriero a chi scrive ricordano persino movenze da rettile. In loro c’è qualcosa di ancestrale e nella corsa se ne apprezza tutta la bellezza.

La classe dei levrieri nella corsa di Stubaital in Austria

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