Gli impegni

Gare per l’idroelettrico, è rebus tra ricorsi e investimenti bloccati

In Piemonte un ricorso ha bloccato la gara mentre la Valle d’Aosta non ha ancora legiferato Il decreto Energia prevede bandi obbligatori ma continua la trattativa politica per riassegnare le concessioni

di Filomena Greco

Risorse.Utilitalia quantifica in 15 miliardi le risorse che potrebbero restare sospese per colpa dell’incertezza dell’esito delle gare (Nella foto, i serbatoi dell’Agnel e del Serrù)

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Con oltre 1.350 impianti idroelettrici e più di 13mila GWh di producibilità media annua, per il NordOvest, Piemonte e Valle d’Aosta in testa, le risorse idroelettriche rappresentano un asset strategico.

La questione è il centro di una complessa situazione nella quale giocano un ruolo il Governo, in particolare il ministro Raffaele Fitto – che tiene duro sul tema delle gare per affidare le concessioni, impegno preso dall’Esecutivo italiano a fronte dell’assegnazione delle risorse del Pnrr –, le Regioni, alle quali è passata la gestione delle concessioni, prima in capo al Demanio, e che si trovano a dover districare la matassa, e gli operatori – Iren, Cva, Edison ed Enel, per citare i principali nell’area –, che mettono in guarda dai rischi di una apertura di mercato che potrebbe lasciare entrare player stranieri, senza alcuna reciprocità sui mercati esteri per gli operatori italiani.

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Su tutto incombe il tira e molla delle gare, le poche già bandite, dei ricorsi e delle lungaggini, che rischia di frenare gli investimenti necessari nei prossimi anni ad esempio per il revamping degli impianti. Utilitalia, l’associazione a cui fanno capo le multiutility, quantifica in circa 15 miliardi le risorse che potrebbero restare sospese per colpa dell’incertezza dell’esito di gare, ricorsi e assegnazioni.

I player e le Regioni

La Regione Piemonte, insieme alla Lombardia, è stata tra le prime in Italia a legiferare sulla materia. In Piemonte è stata scelta la strada del partenariato pubblico-privato, opzione prevista dalla norma vigente, ma ora è tutto bloccato per il ricorso di un piccolo operatore di Bolzano. La Regione Autonoma Valle d’Aosta invece non ha ancora legiferato in materia a fronte di concessioni che scadono, nella stragrande maggioranza dei casi, nel 2029. E non ha predisposto bandi alla luce di quanto prevede la norma nazionale, che dispone di aprire le gare entro il 2024. Cva è uno dei primi player nazionali nell’idroelettrico, con 32 impianti all’attivo e una potenza complessiva nominale di 934,5 mW, produce mediamente ogni anno oltre 2 miliardi di kWh di energia da fonte idroelettrica. La situazione è complessa, in campo ci sono concessioni già scadute, in regime di prorogatio da oltre dieci anni, altre, originariamente legate ad Enel, in scadenza al 2029. «Iren è diventato Promotore del progetto di Project financing diventato successivamente di interesse pubblico – spiega Giuseppe Bergesio ad Iren Energia – passaggio che preclude all’apertura della gara a partire dal piano definito». Il ricorso attualmente blocca la gara, il Tribunale superiore delle Acque pubbliche ha all’esame il ricorso che dovrà discuterne entro metà maggio. «Iren ha presentato un piano di investimenti da 300 milioni in dieci anni con un moltiplicatore economico che raddoppia il valore – aggiunge Bergesio – per aumentare del 10-15% la produzione attraverso il Repowering e invasi per fare i pompaggi, fare storage e utilizzare l’acqua più volte». La società ha all’attivo 620 mW di potenza per 1.500 gW/h con 27 impianti e il 50% della potenza attuale su concessioni scadute. L’idroelettrico rappresenta il 40% dell’energia rinnovabile prodotta in Italia, ha un ruolo strategico nel percorso di decarbonizzazione.

La questione politica

La questione, dal punto di vista politico, resta formalmente aperta. Il Decreto Energia 181, diventato legge (Dl 11/2024) prevede due tipologie di gara, una classica e una in forma di partenariato pubblico-privato. Il testo è al centro di una delicata trattativa politica con un duplice obiettivo. Il primo è quello di spingere per una revisione degli impegni del Governo con l’Europa sul fronte delle concessioni per l’idroelettrico, così da non mettere a rischio le risorse del Pnrr, anche alla luce del fatto che l’infrazione aperta da Bruxelles sia ormai una questione superata e che non c’è alcuna reciprocità tra operatori italiani e mercati esteri, visto che l’Italia è l’unico paese ad aver riaperto le assegnazioni. Il secondo obiettivo è quello di emendare il testo di legge sbloccando una opzione sostenuta dagli operatori: la possibilità di riassegnazione delle concessioni, a fronte di un piano di investimenti sugli impianti altrettanto significativo. Si sta lavorando per recuperare questa opzione – prima inserito e poi saltato come emendamento nella legge – anche alla luce del fatto che tutte le gare finora bandite – poche – sono state impugnate.

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