Garofalo Health Care: pronta alle acquisizioni per espandere il business
Assistenza e sanità. Il gruppo mette sul piatto fino a 100 milioni per l'M&A. Focus sull'incremento dei ricavi da prestazioni private. Il nodo dell'energia
di Vittorio Carlini
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Da un lato, sfruttare la leva dell’M&A per accelerare la crescita del business. Dall’altro, incrementare i ricavi da prestazioni private. Il tutto investendo in tecnologia e digitalizzazione. Sono tra le priorità di Garofalo Health Care, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno dell’attività.
Già, l’oggetto sociale. Il gruppo è un operatore della sanità privata accreditata in Italia la cui attività è articolata nei seguenti comparti: il settore ospedaliero (acuzie, post acuzie e prestazioni ambulatoriali) e quello territoriale e socio-assistenziale.
Garofalo Health Care è operativa attraverso 32 strutture sanitarie, 21 delle quali sono di proprietà (per la ri-organizzazione degli immobili vedere box sotto i grafici). Queste sono, ad oggi, distribuite in sette regioni del Nord e Centro Italia: Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. In generale, le regioni dove la società è attiva sono quelle considerate “virtuose”. Ad esempio: in termini di spesa sanitaria pro-capite oppure nel mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario del Servizio sanitario regionale.
Le acquisizioni
Ciò detto l’azienda, che nel passato ha realizzato varie operazioni straordinarie, pone per l’appunto l’accento sulla leva dell’M&A. Anche riguardo all’esercizio in corso. Il gruppo, in linea con la strategia di essere il più presente possibile lungo tutta filiera del valore, da una parte guarda soprattutto al comparto dei centri diagnostici (essenzialmente con ricavi superiori ai 5 milioni) e a quello dei centri ospedalieri di ricovero (giro d’affari oltre 10 milioni); e, dall’altra, mantiene il focus sulle regioni “virtuose”. Inoltre il potenziale target deve vantare un Ebitda margin non diluitivo e un’elevata “cash conversion”. Al di là di ciò, sempre che l’operazione sia strategica e garantisca le giuste sinergie, GHC mantiene comunque uno spazio di manovra per valutare le opportunità caso per caso. A fronte di un simile contesto, quale allora la disponibilità finanziaria per realizzare l’M&A? La società, in linea generale, non vuole superare un rapporto tra debito netto ed Ebitda di circa 3,5 volte (a fine del 2022 l’indicatore è previsto intorno a 2,4 volte). Così, considerando il raggiungimento della soglia massima, GHC afferma, da un lato, che il “tesoretto” per le operazioni straordinarie ad oggi può arrivare fino a circa 100 milioni; ma, dall’altro, che può anche andare oltre, sfruttando la generazione di cassa delle stesse società acquisite.
Si tratta di una somma che serve ad espandersi nella stessa assistenza a domicilio? La risposta è negativa. GHC, anche per ulteriormente articolare l’attività, ha sì intenzione di crescere in questo settore. E, però, i primi passi verranno compiuti in maniera organica. Cioè: la volontà è avviare, nel 2023, l’espansione nell’assistenza domiciliare ma non attraverso l’M&A.



