Gas, arriva il sorpasso del Gnl: in Europa è salito dal 12 al 35%
Nel 2022 il Gnl ha soddisfatto il 35% della domanda nell’Unione europea, contro il 12% del decennio scorso, ma oltre la metà dei volumi che acquistiamo non sono garantiti da contratti. E il conto è salato: in due anni e mezzo si stima che il Vecchio continente abbia speso più che nei dieci anni precedenti per rifornirsi di gas
di Sissi Bellomo
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Dai gasdotti alle navi metaniere. La crisi innescata dai tagli di Gazprom ha cambiato per sempre il mercato del gas, imponendo anche in Europa le importazioni di Gnl come prima forma di approvvigionamento del combustibile: una svolta epocale, che ci ha protetto dai ricatti di Mosca, ma che ci ha anche consegnato ad una fase prolungata di incertezza, con forniture strutturalmente più costose e aleatorie rispetto a quelle a cui eravamo abituati. Una situazione che non cambierà, almeno finché non stabilizzeremo le consegne attraverso nuovi contratti pluriennali, scelta che però non è facile da conciliare con gli obiettivi di decarbonizzazione.
A richiamare l’attenzione su un tema che rischia di diventare sempre più spinoso sono le cifre pubblicate dall’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), in un nuovo rapporto sulla sicurezza globale delle forniture di gas. Nel 2022 il Gnl ha soddisfatto il 35% della domanda di gas nella Ue, contro il 12% medio del decennio precedente: una quota «simile al contributo del gas russo via pipeline prima dell’invasione dell’Ucraina», evidenzia l’Aie, e che quasi certamente aumenterà.
La corsa a dotarci di nuovi rigassificatori infatti non si è ancora esaurita. In parallelo lo sviluppo dell’offerta di gas liquefatto sta accelerando e i grandi produttori, Stati Uniti e Qatar in testa, stanno facendo di tutto pur di riuscire a piazzare le proprie forniture, approfittando in Europa degli spazi lasciati liberi dalla Russia, che un tempo sembrava impossibile da scalzare.
L’anno scorso per la prima volta nella storia nel Vecchio continente è arrivato più Gnl che gas via tubo: 170 miliardi di metri cubi (+57%) contro 151 miliardi (-35%), secondo cifre dell’Energy Institute. Ma 62 miliardi di metri cubi – quasi la metà di quanto è arrivato dai gasdotti – erano stati comunque recapitati da Gazprom. E prima o poi sono destinati a sparire.
Conto da un trilione di dollari
Il ricorso al gas liquefatto è stato una scelta obbligata, dettata dall’emergenza. Nei periodi più acuti della crisi – quando il gas era arrivato a superare 340 euro per Megawattora al Ttf, oltre dieci volte i livelli attuali –l’Europa ha accolto a braccia aperte carichi di Gnl di qualsiasi provenienza, senza badare a spese. Acquisti affannosi, per accumulare scorte, che hanno contribuito a gonfiare il costo degli approvvigionamenti a livelli mai visti.



