Gas e petrolio, il sequestro di una nave riaccende il rischio geopolitico
I mercati avevano accantonato forse troppo prematuramente i rischi derivanti dalla guerra in Israele. Dopo l’assalto delle milizie sciite Houthi a una nave nel Mar Rosso i prezzi ora risalgono
di Sissi Bellomo
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Il rischio geopolitico torna a farsi sentire sui mercati energetici dopo il sequestro di una nave nel Mar Rosso da parte degli Houthi, milizie sciite basate nello Yemen del Nord, che si sono apertamente schierate con Hamas. I fatti risalgono a domenica 19 e non riguardano in modo diretto i combustibili, ma è su questo fronte che si è accesa – o per meglio dire si è riaccesa – una spia d’allarme.
Il gas in Europa ha iniziato la settimana con un balzo del 7% in avvio di seduta, che al Ttf ha spinto il prezzo a 47,6 euro per Megawattora, anche se in seguito il rialzo si è ridimensionato. Il petrolio, che fin da venerdì 17 aveva interrotto la discesa, sul timore di ulteriori tagli dell’Opec+, ha raggiunto quotazioni superiori a 82 dollari al barile nel caso del Brent e intorno a 78 dollari nel caso del Wti, in rialzo di oltre il 2%.
Quella dei mercati tutto sommato non è una reazione eccessiva. Ma è evidente che gli operatori iniziano a riconsiderare i rischi connessi alla guerra in Israele: rischi che forse avevano accantonato prematuramente, rassicurati dalla cautela dalle potenze mediorientali, a cominciare dall’Arabia Saudita, finora attente ad evitare un coinvolgimento diretto.
In realtà, anche senza un allargamento del conflitto, non è possibile escludere impatti sull’offerta di combustibili. E quanto è successo nel fine settimana dimostra che il rischio è tangibile.
La nave Galaxy Leader – assaltata e dirotttata nel Mar Rosso, con l’intero equipaggio di 25 persone a bordo – non trasportava petrolio né gas liquefatto: è una nave cargo, che si dirigeva verso l’India dopo aver consegnato automobili in Turchia. Ma l’area in cui è avvenuto il sequestro, i suoi autori e e gli obiettivi che hanno dichiarato non rassicurano.


