Sotto 35 euro/MWh al Ttf

Gas ai minimi dal 2021: ecco perché il prezzo ora scende (ma rischia di risalire)

Il valore del combustibile è sceso sotto 35 euro/Megawattora e i ribassi potrebbero proseguire nelle prossime settimane. È ancora presto però per abbassare la guardia

di Sissi Bellomo

Gas, ecco perché il prezzo continua a scendere

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Scorte di gas mai così alte alla fine dell’inverno, importazioni di Gnl a livelli record anche ad aprile e clima primaverile: con qualche acquazzone (che fa bene anche ai bacini idroelettrici), ma non più troppo freddo né così caldo – almeno per ora – da spingerci ad accendere l’aria condizionata. Ci sono ragioni da vendere dietro la continua discesa dei prezzi del combustibile, ormai più che dimezzati da inizio anno e sotto 35 euro per Megawattora al Ttf.

Siamo ai minimi da luglio 2021, un’epoca in cui la guerra in Ucraina e i tagli di Gazprom non erano ancora nel radar. Il conflitto sarebbe iniziato a febbraio dell’anno successivo e Mosca aveva appena cominciato a dare una prima stretta alle forniture di gas, astenendosi dall’offrire volumi extra rispetto a quelli contrattuali e mantenendo vuoti i suoi stoccaggi in suolo europeo.

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Con l’approssimarsi dell’autunno i prezzi sarebbero decollati, per poi infiammarsi sempre di più nei mesi successivi, segnati dall’invasione dell’Ucraina, dal braccio di ferro sui pagamenti in rubli, dallo stop – prima temporaneo e poi definitivo – dei flussi nel gasdotto Nord Stream. Nell’estate 2023 il culmine della crisi, con gli europei a contendersi gas a qualunque costo pur di non restare senza scorte e i prezzi che volavano fino a superare 340 euro per Megawattora, dieci volte i livelli attuali.

Non è trascorso nemmeno un anno da quel periodo, ma sui mercati energetici sembra trascorso un secolo. Imprese e cittadini europei hanno sofferto danni economici pesanti, l’inflazione è volata alle stelle e i governi hanno speso miliardi di euro di denaro pubblico per tamponare l’emergenza. Ma ci siamo comunque adattati alla nuova situazione in tempi rapidissimi e con un successo superiore ad ogni aspettativa, riducendo la quota di gas russo a meno del 10% delle importazioni e sostituendola con forniture di altra origine e altre fonti di energia, anche pulite, con un nuovo impulso al settore delle rinnovabili.

Il prezzo del gas potrebbe scendere ancora. Sarebbe auspicabile che lo facesse, visto che è ancora alto rispetto alla media dei dieci anni precedenti la crisi, che era intorno a 20 euro/MWh. Ed è in effetti possibile che i ribassi continuino, almeno per qualche settimana ancora, in modo da riallineare la domanda (oggi ancora debole) a un’offerta al moment otroppo abbondante. È così che funziona il mercato, ammesso che funzioni e purché non ci siano eventi imprevisti.

Scholz visita l'hub belga di gas naturale liquefatto a Zeebrugge

La situazione attuale è oggettivamente rassicurante, nel breve termine. Complice il pieno recupero di Freeport Lng – impianto responsabile di un quinto della capacità Usa, che era rimasto fermo per quasi un anno – ad aprile abbiamo di nuovo battuto ogni record di importazione di Gnl, arrivando nella UE-27 all’equivalente di 13,3 miliardi di metri cubi di gas secondo Bruegel.

Nel frattempo (almeno per il momento) i consumi non corrono, vista la stagione e visto il miracolo dell’inverno scorso: nella stagione del riscaldamento – soprattutto a causa delle temperature miti e delle bollette salate – l’Europa ha “risparmiato” ben 45 miliardi di metri cubi di gas, un record assoluto, fa notare Greg Molnàr, analista dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie). È anche per questo che il continente si è ritrovato a fine aprile con stoccaggi ancora pieni al 55%, un livello mai visto in precedenza, che si confronta con una media decennale del 33%.

Per tornare al 90% entro ottobre, come prescritto dalle regole Ue, basta iniettare nei depositi 35 miliardi di metri cubi: la metà dello sforzo compiuto l’anno scorso. Secondo molti studi, compreso uno recentissimo di Entso-g, l’organizzazione dei gestori europei delle reti gas, dovremmo centrare l’obiettivo anche nel caso in cui le forniture di Mosca cessassero del tutto. E strumenti come AggregateEU, la piattaforma per gli acquisti congiunti promossa da Bruxelles, dovrebbero aiutarci ad evitare un nuovo assalto alle scorte come quello dell’estate scorsa.

Il punto però è che ora rischiamo di rilassarci un po’ troppo. Le iniezioni di gas nei depositi stanno procedendo in modo piuttosto lento, nonostante la forte discesa dei prezzi e nonostante l’incentivo finanziario dato dal fatto che i futures indicano per il prossimo inverno un prezzo intorno a 55 euro/MWh, quasi il 60% più di oggi.

Gli stoccaggi Ue oggi sono al 62% secondo i dati Gie, sia pure con situazioni molto diverse da un Paese all’altro (l’Italia ad esempio è già al 68,2% e la Spagna – ricca di rigassificatori – è arrivata addirittura al 91,6%, cosa che presto costringerà le navi metaniere a fare marcia indietro).

Molti operatori sono evidentemente convinti che ci si possa permettere di rinviare gli acquisti di gas, perché il prezzo scenderà ancora. L’attesa tuttavia non è priva di rischi.

Se il Gnl arriva ancora copioso, l’Asia potrebbe tornare a farci concorrenza: le importazioni cinesi sono in ripresa del 18% quest’anno rispetto al 2022 (benché tuttora inferiori al 2021). Inoltre non bisogna sottovalutare possibili difficoltà di approvvigionamento nei mesi a venire, anche legati a una stagione di manutenzioni che si preannuncia pesante – avverte Wood Mackenzie – visto che gli impianti sono stati sfruttati al massimo e senza sosta nel periodo dell’emergenza gas in Europa.

A inizio maggio c’è già stato un calo delle forniture dalla Norvegia, per un guasto improvviso al terminal Hammerfest Lng e manutenzioni in diversi giacimenti. È inoltre iniziato un lungo periodo di lavori nel terminal libico di Mellitah, da cui parte il gasdotto Greenstream verso l’Italia: la previsione è che le forniture siano «fortemente ridotte e potenzialmente azzerate» tra il 29 aprile e il 25 maggio.

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