Lettera al Risparmiatore

Generalfinance punta ad espandersi all’estero. Più business digitale

Small Cap. L’istituto, attivo nel factoring, guarda ad alcuni Paesi europei
Focus sulla diversificazione della raccolta. I rischi della frenata economica

di Vittorio Carlini

5' min read

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Da una parte proseguire, unitamente alla crescita dell’ammmontare dei crediti commerciali in gestione, nella digitalizzazione del business. Dall’altra guardare oltreconfine per concretizzare l’espansione all’estero. Sono tra le priorità di Generalfinance a sostegno dell’attività.Già, l’attività. L’istituto, che in Borsa è una piccola capitalizzazione per cui il risparmiatore fai-da-te deve fare attenzione, è specializzato nel settore del factoring. In particolare la società, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, offre servizi finanziari e di gestione del credito su misura ad imprese le quali, da un lato, sono distressed (vale a dire contraddistinte da una tensione finanziaria che rende loro difficile ricorrere ai tradizionali canali di finanziamento); ma che, dall’altro, hanno un portafoglio di debitori performing.

SEMESTRI A CONFRONTO

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Lo sguardo all’estero

Ebbene: tra le priorità dell’istituto c’è per l’appunto la volontà di espandersi all’estero. La boutique finanziaria, al 30/6/2023, vanta - con riferimento alla nazionalità del debitore ceduto - il 76,8% dell’ammontare nominale dei crediti acquisiti riconducibile all’Italia. Il rimanente, invece, è attribuibile all’estero. Ciò detto, però, il dato segnala che Generalfinance è molto attiva con utenti orientati all’export. Rispetto, invece, alla sua stessa clientela (i creditori cedenti) la totalità è essenzialmente operativa nel mercato domestico.

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TURNOVER DEL FACTORING PER NAZIONALITÀ DEL DEBITORE CEDUTO

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In un simile contesto la volontà è modificare la situazione in oggetto. L’istituto, dopo avere valutato diversi Paesi, è pronto per compiere il primo passo. Presumibilmente, salvo modifiche della strategia sempre possibili, tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024. Lo sguardo è verso Stati quali Spagna, Francia, Svizzera o Portogallo. Sul tavolo c’è una duplice opzione: o crescere per linee interne, aprendo una filiale estera; oppure realizzare un’operazione straordinaria. In questo secondo caso l’attenzione dell’istituto va nei confronti di realtà delle giuste dimensioni (cioè più piccole di Generalfinance) e che siano già redditizie. In altre parole: sono esclusi i turnaround, che darebbero vita - in Stati stranieri e con un business già di per sé complesso - a condizioni difficili da gestire.

TURNOVER DEL FACTORING PER TIPOLOGIA DEL CEDENTE

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Il business digitale

Ma non è solo questione d’internazionalizzazione dell’attività. Altro focus è sull’ulteriore digitalizzazione del business. In generale, va ricordato, per l’istituto è prioritaria l’interlocuzione fisica con il cliente. Ciò detto, tuttavia, la spinta (non da oggi) sull’informatizzazione dell’azienda è essenziale. Così può ricordarsi la piattaforma proprietaria costituita da Generalweb (portale internet per il front end) e Tor (il sistema software sul back end). Si tratta di una soluzione che consente diverse attività. Qualche esempio? La clientela - che nella totalità sfrutta Generalweb - può richiede vari servizi: dagli affidamenti fino all’effettuare la consultazione della documentazione online. Non solo. La notifica della cessione del debitore (circa 19.000 unità) è realizzata al medesimo in automatico, via Posta elettronica certificata (Pec), e al momento stesso dell’operazione. Si tratta - indica l’istituto - di circa 150.000 invii annuali di Pec. Ancora: l’erogazione della somma dovuta da Generalfinance al cedente è realizzata, anch’essa in automatico, ad opera del sistema Tor che, tra le altre cose, interagisce con la tesoreria dell’istituto. Insomma: digitalizzazione ed informatizzazione dell’operatività sono essenziali nell’attività di Generalfinance. Tanto che la buotique finanziaria, nel triennio 2022-2024, ha previsto investimenti sull’evoluzione tecnologica per circa 3 milioni. Di questi, un milione è contabilizzato nell’esercizio in corso ed è indirizzato - oltre ad investimenti in big data, analytics o cyber security - sullo sviluppo delle stesse piattaforme proprietarie. Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore esprime una preoccupazione: il settore del factoring nel Belpaese, seppure piuttosto ampio e previsto in crescita sul 2023, è caratterizzato da una forte competizione. Il rischio è che la concorrenza limiti la strategia di espansione di Generalfinance. La buotique finanziaria non condivide il timore. L’istituto, rimarcando il proprio continuo andamento di crescita, sottolinea che il mercato potenziale dei crediti commerciali legati ad aziende distressed in Italia vale intorno a 40 miliardi. Di conseguenza, è l’indicazione, lo spazio per espandersi è ampio. Inoltre l’istituto rivendica l’elevata specializzazione nel settore in cui opera. Una condizione la quale, di fatto, implica che ad oggi non esistano reali concorrenti al suo business. A fronte di ciò, la società non vede particolari problemi sul fronte in oggetto.

TURNOVER PER STATUS DELLA CONTROPARTE

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La frenata economica

Sennonché può, cambiando il terreno di analisi, richiamarsi un altro pericolo. La recente frenata economica dell’Italia, al di là che l’attività di Generalfinance sia anti-ciclica, rischia di creare ulteriori problemi ai debitori ceduti. Il che può indurre il peggioramento della qualità del portafoglio degli stessi debitori ceduti e, quindi, incidere negativamente sul business futuro dell’istituto. La società, invitando ad un’analisi più articolata, di nuovo non condivide la preoccupazione. Generalfinance, dapprima, ricorda che al 30/6/2023 il gross Npe ratio (cioè il rapporto lordo tra crediti non performing e prestiti alla clientela ndr) è dello 0,25%. Vale a dire un valore molto basso. Inoltre, prospetticamente, l’istituto indica che la sua principale attività, tra le altre cose anti-ciclica, è proprio quella di gestire situazioni distressed. In tal senso, viene spiegato, la boutique finanziaria - che acquista l’intero portafoglio del creditore cedente - ha le competenze per gestire gli eventuali problemi del debitore ceduto. Non solo. Generalfinance rivendica la diversificazione dell’attività. la società ricorda, ad esempio, che in media i debitori ceduti, per ogni cliente, sono circa cento. Inoltre i settori cui fanno parte gli stessi debitori sono differenti: dal manifatturiero al commercio fino ai trasporti e costruzioni. Infine l’istituto ricorda che l’85% del factoring è pro-solvendo. Cioè: l’eventuale inadempienza del debitore resta in capo al cedente. Di conseguenza Generalfinance afferma di non avere problemi sul fronte della qualità del credito e prevede per fine 2023, nonostante l’espansione del business, di mantenere il Gross Npe ratio sugli attuali valori.

La dinamica del turnover

Fin qui alcune suggestioni riguardo a internazionalizzazione, digitalizzazione e qualità del credito. L’istituto, però, punta anche ad aumentare il turnover. Alla fine del primo semestre del 2023 questo (inclusa l’operatività di anticipo crediti futuri) si è assestato a quota 1,140 miliardi (+22% sul 2022). L’obiettivo, per fine esercizio, è arrivare oltre 2,6 miliardi. Si tratta di un target, rispetto al quale, dovranno dare il loro contributo un mix di fattori. Dapprima c’è la dinamica inflazionistica. Questa fa salire il valore dei crediti commerciali e, quindi, dello stesso turnover. Poi c’è la volontà della boutique finanziaria di incrementare il business collegato al singolo cliente. Alla fine del 2021 la media del turnover per utente era di 6,5 milioni. Oggi vale 8-10 milioni e la finalità è di aumentare il dato. Ciò detto è evidente che l’incremento del business sia legato alla disponibilità finanziaria dell’istituto (in modo da realizzare le anticipazioni - tipiche nel factoring - di una parte del valore nominale del credito ceduto allo stesso cedente). In questo ambito la disponibilità dell’istituto, attualmente, è di circa un miliardo che, per metà, è impiegato dal gruppo. Si tratta di un fronte dove la società ha puntato sulla diversificazione delle fonti di raccolta. Così, tra le varie, può ricordarsi che la principale (intorno al mezzo miliardo) è costituita dalla cartolarizzazione. Poi (attualmente circa 185 milioni) c’è il re-factoring. Sul terzo gradino del podio, infine, si trovano le linee bancarie con 173 milioni. Al di là dei singoli numeri, il risparmiatore, proprio rispetto al funding, effettua un ragionamento. Il rialzo dei tassi implica l’aumento degli oneri passivi e del costo della raccolta. Una dinamica che può incidere sulla redditività aziendale. Generalfinance rigetta l’obiezione. Vero! Il costo medio del funding, è l’indicazione, è salito al 4,4% (30/6/2023) dal 2% medio nel 2022. E però, come di prassi nell’ambito del comparto, questo maggiore onere -ricorda l’istituto - è traslato sul cliente. Di conseguenza: da una parte, l’aumento dei tassi d’interesse è di fatto neutro rispetto a business e redditività; e dall’altra Generalfinance conferma la stima per fine 2023 di un utile netto reported oltre 16 milioni (erano stati 12,1 milioni i profitti netti rettificati nel 2022).

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