Assicurazioni in Borsa

Generali, più business digitale e focus sull’efficienza operativa

La società punta su innovazione e digitalizzazione, confermando l’investimento di 1 miliardo nel 2019-2021. Il nodo delle assicurazioni sui viaggi: la compagnia sottolinea che la sua esposizione al comparto è limitata

di Vittorio Carlini

(Bloomberg)

6' min read

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Nel piano d’impresa al 2021 Assicurazioni Generali ha individuato alcune strategie chiave. In primis va ricordata la «Crescita profittevole». Ad essa si riconducono diversi focus: dal consolidamento del business in Europa all’espansione nei mercati assicurativi a maggiore potenziale fino allo sviluppo dell’asset management. Poi c’è «La gestione del capitale e l’ottimizzazione finanziaria». Infine:  l’ «Innovazione e trasformazione digitale». Sono tutti punti che la compagnia, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici finanziari, vuole continuare a perseguire con maggiorata disciplina.

La digitalizzazione
Ciò detto però, anche a fronte dell’attuale crisi economico-sanitaria, è utile approfondire alcuni aspetti, spesso trasversali all’intero agire della società, per meglio comprendere le strategie dello stesso gruppo.

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Tra questi c’è la digitalizzazione. Il processo, a ben vedere, è avviato da tempo. Sennonché l’esperienza del “lockdown” gli ha inevitabilmente impresso un’accelerazione. La trasformazione si dispiega a diversi livelli. Uno di essi è il rapporto con il cliente. Il gruppo prevede che, entro il 2020, il 50% degli utenti interagirà con la compagnia via web e l’obiettivo è aumentare la percentuale in oggetto.

Si va, quindi, verso la disintermediazione tra cliente ad azienda? La risposta è negativa. La compagnia persegue l’approccio definito “phygidal” (unione tra le parole, in inglese, “fisico” e “digitale”). Vale a dire:l’integrazione tra il canale online e quello fisico. Nel risparmio, come nelle assicurazioni, l’interazione con l’agente, o il consulente, in carne ed ossa resta essenziale. Di conseguenza è importante dare all’utente l’opzione della scelta. Di là da ciò, il digitale consente, da una parte, al cliente di svolgere una molteplicità di attività spesso 24 ore su 24; e, dall’altro, permette alla rete degli agenti di aumentare la produttività.

Innovazione e contratti
Ma non è solo il rapporto con gli utenti. Altro fronte, oltre a quello dell’operatività aziendale, dove l’innovazione tecnologica esplica i suoi effetti è quello delle coperture assicurative. Così, ad esempio, va ricordato il “pay how you drive” nell’Rc Auto. È un sistema diffuso da tempo: attraverso l’installazione della scatola nera nel veicolo, la compagnia assume diverse informazioni. Tra cui quelle sul comportamento alla guida dell’assicurato. Così facendo, la copertura assicurativa può essere modulata anche in funzione della modalità di conduzione dell’automobile.

Ebbene: è chiaro che la spinta della digitalizzazioni su questa tipologia di contratti (le scatole nere installate su veicoli di clienti di Generali sono circa 1,5 milioni) ne aumenta efficacia e duttilità. Si pensi, ad esempio, alla possibilità, tramite l’analisi di un flusso di dati, di valutare l’eventuale attitudine di un soggetto ad accelerare troppo in curva. La dinamica verrà segnalata all’interessato. Un contesto dove da un lato, in un’ottica predittiva, potrà prevenirsi finanche un incidente e quindi abbassare la stessa sinistralità; e dall’altro la polizza sarà ancora più adeguata, anche temporalmente, all’assicurato.

Insomma: si tratta di meccanismi importanti, i quali contribuiscono (anche) a migliorare la gestione tecnica. L’efficienza di quest’ultima, proprio nel Ramo Danni, è segnalata da Combined Ratio. Un’ indicatore che, se inferiore al 100%, segnala che la compagnia ha un margine positivo dalla gestione tecnica.

Ebbene: Generali, alla fine dello scorso anno, vantava un Combined Ratio del 92,6% in calo rispetto al 2018. L’indicatore, che il gruppo ricorda essere migliore rispetto a quelli dei competitor, a fine del primo trimestre del 2020, è ulteriormente diminuito all’89,5%. La dinamica, a ben vedere, ha molteplici motivazioni. E tuttavia, secondo diversi esperti, anche l’impegno sull’innovazione tecnologica aiuta a migliorare la gestione tecnica.

TRIMESTRI A CONFRONTO

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Efficienza operativa
Già, l’innovazione e la trasformazione digitale. Queste, oltre a sostenere l’obiettivo della crescita, sono tra le leve che aiutano a proseguire lo stesso pressing sulle efficienze operative. Il gruppo, a maggiore ragione in un periodo di crisi come l’attuale, punta sull’efficientamento della sua attività e la riduzione dei costi (l’obiettivo al 2021 è la diminuzione di 200 milioni delle spese generali relative al business assicurativo in Europa). Si tratta di una strategia che, da un lato, coinvolge le attività operative; e che, dall’altro, consente giocoforza di proseguire il miglioramento della marginalità tecnica. Il che è importante, soprattutto quando l’attività d’investimento deve fare i conti con tassi a zero e mercati erratici.

Già, i mercati erratici. Proprio rispetto ad essi il risparmiatore esprime una preoccupazione. Generali ha avviato dal 2017 la strategia di focalizzazione sull’asset management. Quest’ultimo fa parte del più ampio progetto di crescita definito, nelle sue parti essenziali, dal piano d’impresa al 2021. Un programma che, va ricordato, ha tra le priorità la diversificazione delle attività e delle geografie.

Ciò detto l’asset management, nel primo trimestre del 2020, ha visto la redditività netta, a parità di perimetro, aumentare del 20,5% rispetto all’anno precedente. Il risultato, quindi, è in rialzo.

LA STORIA DELLA REDDITIVITÀ

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Volatilità e listini
Ciononostante il dubbio è che la volatilità dei listini (azionari e non solo) induca la clientela retail, molto importante per Generali,a non comprare prodotti finanziari. Un atteggiamento che può impattare lo sviluppo della compagnia in quest’area. La società non condivide il timore. Il gruppo, dapprima sottolinea che, come mostrano le passate dinamiche in analoghe situazioni, si tratti di un atteggiamento legato al trend contingente. Sul lungo periodo la domanda di consulenza e gestione rimane in crescita.

La compagnia, poi, rimarca la sua diversificazione nella strategia d’investimento. È il caso ad esempio dei “real asset” che, oltre a garantire maggiori rendimenti, sono meno soggetti proprio all’erraticità dei mercati. Infine la società ricorda che un suo focus è sui prodotti ibridi. Soluzioni, cioè, dove la tradizionale componente assicurativa limita il rischio della volatilità.

Quella volatilità che fa storcere il naso al risparmiatore anche riguardo al portafoglio dei Titoli di Stato dove, al 31 dicembre scorso, i governativi italiani ammontavano a 62,8 miliardi. In realtà su questo tema, a fronte del mega-programma di acquisti della Bce, il possibile problema non è tanto legato alla dinamica delle quotazioni. Bensì al rischio di «downgrade» dell’Italia la quale, per Fitch e Moody’s, è sull’ultimo gradino dell’ «investment grade» mentre per S&P è due livelli sopra. L’eventualità, quindi, potrebbe impattare gli istituti finanziari e assicurativi italiani, compresa Generali.

Quest’ultima, che considera l’ipotesi meramente teorica, fa professione di tranquillità. In primis viene ricordato che, grazie ad una strategia avviata da tempo, i BTp sono essenzialmente allocati in contrapposizione alle polizze Vita in Italia. In questo modo l’equilibio tra gli attivi italiani e le passività sempre italiane permette di gestire al meglio eventuali problemi e di limitare l’impatto della volatilità. Inoltre la compagnia sottolinea di avere effettuato uno stress test in cui, da una parte, è stata prevista la perdita di una figura nel rating dei BTp; e, dall’altra, è stato ricreato il duro contesto della crisi 2008-2009 (in cui ci sono stati diversi fallimenti aziendali, ndr)per i corporate bond. In un simile scenario, viene spiegato, l’impatto sul Preliminary Solvency Ratio è di 15 punti base. Cioè una valore considerato limitato e gestibile.

LA DINAMICA DELLA SOLVECY

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Mercati e virus
Infine il Covid-19. Nei primi tre mesi del 2020 la pandemia si è fatta sentire soprattutto nella parte finale del quarter. La società, a ben vedere, ha riportato premi lordi stabili (+0,3%) e l’incremento dell’utile operativo (+7,6%). In calo (-84,8%), invece, la reddività netta soprattutto per le svalutazioni, in scia al crollo dei mercati, sugli investimenti. L’indicata riduzione di valore del primo trimestre, però, non ha effetti sui prezzi di carico degli stessi asset. Dovrà aspettarsi la semestrale per verificare il risultato reale.

Un dato che, a fronte della ripresa dei listini, è presumibile possa essere migliore. Ciò detto Generali prevede che l’impatto concreto del virus, a fine 2020, sull’utile operativo vada da una bassa a media tripla cifra. Indicazione che il mercato traduce nella forchetta tra 300 e 500 milioni. Più in generale, poi, la compagnia stima che il risultato operativo sia resiliente sull’intero esercizio, sebbene in probabile flessione sul 2019.

IL RISULTATO OPERATIVO

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E l’indebitamento? Su questo fronte prosegue la diminuzione del debito netto. A fine marzo scorso la contrazione, rispetto al 2018, è di 1,75 miliardi. Cioè a metà della forchetta del target al 2021.

La riduzione invece degli oneri passivi sul debito, rispetto al 2017, ha prospetticamente raggiunto circa 164 milioni. Un valore oltre l’obiettivo fissato dallo stesso business plan.

Domande & Risposte

Il settore dei viaggi è colpito con forza dalla crisi. La situazione pesa su Generali?
La società, consapevole della situazione, professa fiducia. La controllata nel settore, Europ Assistance, da un lato potrebbe chiudere il 2020 il leggera perdita; ma dall’altro, è l’indicazione, ha un incidenza sull’utile consolidato limitata. Peraltro il peso su Europ Assistance dei viaggi aerei, tra le attività più colpite, è minore a quello dei competitor. Una condizione, di nuovo, che consente a Generali di dire di poter gestire la situazione.

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